La sabbia pubblica che diventa privata: cosa sta succedendo a Lido Pizzo?
Due parlamentari della Lega, uno stabilimento balneare da 1,6 milioni in area protetta, e tonnellate di sabbia spostate dalla spiaggia di tutti. Chi ha autorizzato, chi controlla, e chi ne risponde?
di Francesco Giannetta — Aprile 2026
Il 24 marzo scorso, Francesco Salvatore Chetta — guida ambientale escursionistica AIGAE — pubblica un post sui social con una serie di fotografie. Da un lato, un tratto di spiaggia libera dentro il Parco Naturale Regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, a Gallipoli, completamente spianato da mezzi meccanici. Le dune danneggiate alla base. Il profilo naturale invernale dell’arenile cancellato. Dall’altro lato, cumuli di sabbia ammassati davanti a uno stabilimento balneare privato. La sabbia di tutti, trasferita dove serve a qualcuno.
Lo stabilimento si chiama Lido Pizzo. Quel nome dice già qualcosa a chi conosce il Salento: per decenni è stato il lido dei vip, il ritrovo estivo di Romano Prodi, la “Capalbio del Sud” come la chiamavano i giornali nazionali. Ma dall’estate 2025 i proprietari sono cambiati. Il 33% delle quote è stato acquisito dal senatore della Lega Roberto Marti — coordinatore regionale del partito in Puglia — attraverso una società controllata con la moglie. Nella compagine è entrata anche Soluzioni Turistiche, la società della famiglia del deputato leghista Salvatore “Toti” Di Mattina, già presidente regionale CNA Balneari Puglia. Due parlamentari della Repubblica, titolari di uno stabilimento balneare, dentro un parco naturale regionale.
Costo dell’operazione: oltre un milione e seicentomila euro.
Le ruspe nel parco
I fatti, per come emergono dalla stampa locale e dalla documentazione acquisita dai Carabinieri Forestali, sono questi. Le attività di movimentazione sul tratto di costa in concessione al Lido Pizzo sono iniziate il 9 marzo 2026 con lo spostamento della posidonia oceanica — la pianta marina che protegge le spiagge dall’erosione e il cui ruolo ecologico è riconosciuto dalla normativa ambientale. Nei giorni successivi, mezzi meccanici hanno operato anche sulla sabbia dell’arenile, spostando materiale da un tratto di spiaggia libera verso l’area in concessione allo stabilimento.
Il tutto all’interno di un’area protetta: il Parco Naturale Regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo.
La denuncia social di Chetta descrive la scena con parole che non lasciano margini di ambiguità: la spiaggia pubblica “completamente spianata”, “evidenti danni alla base della duna”, la sabbia riportata “nelle immediate vicinanze della struttura del lido privato”. E poi l’osservazione che chiunque abbia camminato su quelle spiagge d’inverno può confermare: “La natura utilizzata, sfruttata, manipolata per scopi privati ed economici, a danno dell’ecosistema costiero e ai danni del bene pubblico.”
Chi indaga e chi chiede conto
I Carabinieri Forestali di Gallipoli si sono mossi subito. Sopralluoghi, acquisizione di documenti dagli uffici comunali, fotografie per verificare lo stato dei luoghi. Una prima informativa è stata depositata alla Procura della Repubblica di Lecce il 1° aprile. La Procura ha aperto un fascicolo. Se ne attendono altre informative a stretto giro.
Il nodo è tecnico ma politicamente esplosivo: se gli accertamenti dovessero limitarsi a irregolarità sulla pulizia della spiaggia, si tratterebbe di illeciti amministrativi. Se la Procura dovesse contestare danni al sistema dunale e all’ecosistema costiero causati dalla movimentazione della sabbia, si configurerebbe un reato.
Sul piano parlamentare, il deputato M5S Leonardo Donno — coordinatore regionale del Movimento in Puglia — ha depositato un’interrogazione ai ministeri dell’Ambiente e della Protezione Civile e Politiche del Mare. Le domande sono precise: esistono autorizzazioni per i lavori eseguiti? Di chi sono le responsabilità? La procedura è stata conforme alla legge o rappresenta un illecito con conseguenze ambientali?
La deputata Di Mattina ha rivendicato la regolarità di tutte le autorizzazioni. Il senatore Marti ha parlato di “strumentalizzazione politica” e si è detto “sereno e tranquillo”.
Il conflitto che nessuno nomina
Mettiamo in fila i fatti — senza aggettivi, senza interpretazioni.
Roberto Marti è senatore della Repubblica e coordinatore regionale della Lega in Puglia. Presidente della 7ª Commissione permanente del Senato (Cultura, Istruzione e Sport). Salvatore Di Mattina è deputato della Repubblica, imprenditore balneare di professione, già presidente CNA Balneari Puglia, consigliere di amministrazione delle Ferrovie Appulo Lucane.
Il partito di entrambi — la Lega di Matteo Salvini — è quello che da anni conduce la battaglia politica più ostinata contro la direttiva Bolkestein, la norma europea che dal 2006 impone all’Italia di mettere a gara le concessioni demaniali marittime. Salvini ha promesso ai balneari di cancellare la Bolkestein. Ha portato in Parlamento europeo Massimo Casanova, proprietario del Papeete. Ha prorogato le concessioni anno dopo anno. Ha presentato un “bando tipo” con criteri premiali che favoriscono i concessionari uscenti. E ha provato a inserire indennizzi che la Commissione europea ha bocciato nel luglio 2025, definendoli incompatibili con la normativa comunitaria.
In questo quadro, due parlamentari dello stesso partito acquistano per 1,6 milioni di euro quote di uno stabilimento balneare le cui concessioni — per legge — dovranno essere messe a gara entro settembre 2027.
La domanda è inevitabile: chi scrive le regole sulle concessioni balneari in Italia e chi ne beneficia sono le stesse persone?
La sabbia, la legge e il territorio
C’è un aspetto di questa storia che va oltre il singolo episodio e che riguarda un modello. La spiaggia — in Italia — è un bene del demanio pubblico. Non è di chi la gestisce. Non è di chi ci mette gli ombrelloni. È di tutti. La sabbia che si accumula d’inverno, le dune che si formano con la posidonia, il profilo naturale dell’arenile: sono il risultato di processi ecologici che proteggono la costa. Spostarli con le ruspe per preparare la stagione di un lido privato — dentro un parco naturale — non è manutenzione. È appropriazione.
E qui il cerchio si chiude con tutto quello che questa serie sta raccontando da settimane. I fondi pubblici del PNRR e del Fondo Sviluppo e Coesione finanziano — tra le altre cose — interventi di contrasto all’erosione costiera, tutela del sistema dunale, ripristino ambientale delle spiagge pugliesi. Soldi pubblici che servono a riparare danni che, in troppi casi, sono stati causati da una gestione privatistica del demanio.
La costa salentina perde metri di spiaggia ogni anno. Lo sanno i residenti, lo dicono i dati regionali, lo confermano le immagini satellitari. E mentre si spendono milioni per contrastare l’erosione, qualcuno sposta sabbia da un tratto pubblico a uno privato con le ruspe. In un parco naturale. A marzo, quando nessuno guarda.
Maglie, Gallipoli e la rete
Un ultimo dato. Roberto Marti ha un percorso politico che attraversa tutte le stagioni del centrodestra pugliese. Consigliere comunale a Lecce con Forza Italia, assessore all’Urbanistica, consigliere regionale, deputato nelle liste del PdL. Poi il passaggio a Direzione Italia con Raffaele Fitto, di cui era tesoriere del gruppo parlamentare. Poi la rottura con Fitto nel 2017 e l’approdo nella Lega. Rieletto senatore nel 2018 e nel 2022, sempre con il Carroccio.
Nel 2025 si è candidato anche alle regionali pugliesi, senza risultare eletto.
A Maglie — il comune di Raffaele Fitto, quello del processo Toma con 25 imputati e il Comune che ha rinunciato a costituirsi parte civile — alle prossime amministrative del 24 maggio 2026 il candidato Antonio Fitto (zio dell’ex ministro e vicepresidente della Commissione europea) riceverà il sostegno di una parte di Forza Italia e della Lega. La Lega di Marti.
A Gallipoli si vota lo stesso giorno. E il Lido Pizzo — con la sua sabbia spostata — è a pochi chilometri da quelle urne.
La domanda
Un senatore della Repubblica e un deputato — dello stesso partito che ha fatto delle concessioni balneari la propria bandiera politica — comprano un lido in area protetta. Poche settimane dopo, ruspe movimentano sabbia da una spiaggia pubblica verso il loro stabilimento. I Carabinieri Forestali indagano. La Procura apre un fascicolo. L’interrogazione parlamentare è depositata.
La domanda non è se ci sono le autorizzazioni — a quella risponderanno i magistrati.
La domanda è più grande: può un parlamentare della Repubblica essere contemporaneamente legislatore sulle concessioni balneari, imprenditore balneare in prima persona, e coordinatore regionale del partito che detta la linea politica sulla gestione delle coste? E chi, nel frattempo, tutela il bene pubblico?

Fonti: Corriere Salentino (1/04/2026, 28/03/2026), LeccePrima (28/03/2026), Quotidiano di Puglia (25/03/2026, 14/08/2025), Il Corriere del Giorno (2/04/2026), Editoriale Domani (12/08/2025), Il Gallo, Buonasera24, La Nuova Sardegna (25/03/2026), MilanoFinanza (14/02/2026), Pagella Politica, Wikipedia.
[Precedenti: Art. 1 — PNRR: i numeri dicono che funziona. I territori dicono un’altra cosa? | Art. 2 — Salento scollegato: il diritto alla mobilità che non esiste | Art. 3 — 183 milioni per la costa: il Salento sa dove stanno andando? | Art. 4 — 7 miliardi di fondi europei cambiano destinazione: il Mezzogiorno sa cosa sta perdendo?]





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