Maglie al voto: quattro candidati, quante alternative reali?
Quarant’anni dello stesso sistema politico, un sindaco sotto processo che si ricandida, e un Comune che rinuncia a costituirsi parte civile nel suo stesso procedimento. Chi rappresenta la continuità e chi la discontinuità?
di Francesco Giannetta — Aprile 2026
Il 24 e 25 maggio Maglie va al voto. Quattro candidati si contendono la fascia tricolore: Ernesto Toma, sindaco uscente; Antonio Fitto, ex sindaco; Marcella Marzano, consigliera; Sara De Pascalis, avvocata e consigliera comunale uscente. Quattro nomi, quattro liste. Ma quante sono davvero le proposte alternative tra loro?
Per rispondere serve guardare non solo i programmi, ma la cronologia. E la cronologia, a Maglie, racconta una storia lunga quarant’anni.
Come scriveva don Lorenzo Milani: “La politica è uscire insieme dai problemi.” Ma cosa succede quando chi dovrebbe risolvere i problemi è parte del meccanismo che li genera?
Una città, una famiglia
Maglie — circa 14.000 abitanti, sud Salento, provincia di Lecce, la stessa città natale di Aldo Moro — è governata dalla stessa filiera politica dalla metà degli anni Ottanta. Il punto di origine è Salvatore Fitto, sindaco e poi presidente della Regione Puglia, scomparso nel 1988. L’eredità politica si divide in due rami: il fratello Antonio rimane in municipio, il figlio Raffaele sale prima in Regione, poi al Parlamento, poi al governo, e oggi è Vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla coesione.
Antonio Fitto è stato sindaco di Maglie per tre mandati tra gli anni Novanta e il 2015. Dopo di lui, la guida della città passa a Ernesto Toma — definito da più fonti giornalistiche come fedelissimo della linea fittiana. Nel 2020 Toma viene rieletto. Due rami della stessa famiglia, due sindaci in successione, quarant’anni di continuità sotto sigle diverse: DC, CDU, Forza Italia, Fratelli d’Italia.
Il cortocircuito giudiziario
A gennaio 2025 la Procura di Lecce chiede il rinvio a giudizio per 25 persone nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di Finanza su un sistema di appalti pilotati nei comuni di Maglie, Ruffano e Sanarica. Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione a delinquere, corruzione anche elettorale, falso, turbativa d’asta, frode in pubbliche forniture, e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche — inclusi fondi PNRR.
L’inchiesta nasce nel 2019 dalla denuncia di una funzionaria del Comune di Maglie che segnala irregolarità nell’appalto per la gestione dei parcheggi. Da lì, intercettando tecnici e imprenditori, la Procura ricostruisce quello che definisce un “sistema perfettamente collaudato” che avvolge gli appalti pubblici fin dalla fase della loro ideazione.
Il 13 marzo 2025 scattano le misure cautelari: Toma e il vicesindaco Marco Sticchi finiscono ai domiciliari. Il Tribunale del Riesame conferma la misura. Dopo circa cento giorni, il gip revoca i domiciliari e li sostituisce con l’obbligo di firma. Toma e Sticchi ottengono il via libera dalla Prefettura per tornare alle loro cariche istituzionali.
L’udienza preliminare si tiene il 16 gennaio 2026 davanti al gup Marcello Rizzo. In 24 su 25 imputati non chiedono riti alternativi. Solo uno chiede il patteggiamento a un anno e un mese di reclusione. Il giudice ammette la costituzione di parte civile dei Comuni di Ruffano e Sanarica. Il Comune di Maglie, pur essendo indicato come parte offesa nel procedimento, rinuncia a questa possibilità.
L’udienza prosegue il 17 aprile e il 5 maggio con le arringhe difensive. Il processo — se ci sarà il rinvio a giudizio — arriverà a pieno regime in campagna elettorale.
La domanda è semplice: perché un ente locale che la stessa magistratura individua come danneggiato da un sistema di appalti illeciti sceglie di non tutelare i propri interessi in sede processuale? Chi ha deciso, e in quale sede istituzionale?
La frattura che non è una frattura
Nel frattempo, il centrodestra magliese si divide — apparentemente. Antonio Fitto, escluso dalla giunta negli ultimi anni, si ricandida sindaco con la lista “Insieme”, in aperta rottura con Toma. La Lega del senatore Roberto Marti lo sponsorizza. Nella sua lista compaiono l’ex vicesindaca Franca Giannotti e Gigi Macagnano — lo stesso Macagnano che per anni è stato segretario di Raffaele Fitto durante la sua presidenza della Regione Puglia, poi trasferitosi a Otranto.
Ernesto Toma, dal canto suo, corre per il terzo mandato sostenuto da Fratelli d’Italia. Nella sua lista compare Felice Fitto, fratello di Raffaele.
La spaccatura è stata ufficializzata il 4 aprile al tavolo regionale del centrodestra pugliese — presieduto, tra gli altri, proprio dal senatore Marti come segretario regionale della Lega — che ha confermato il quadro: Fratelli d’Italia con Toma, Lega e parte di Forza Italia con Antonio Fitto.
Il quadro è questo: i due rami della famiglia Fitto, che si contendono da anni anche un’eredità patrimoniale — una causa per falsità in atto testamentario che vede Antonio e suo figlio Felice indagati su querela dello stesso Raffaele —, si ritrovano candidati l’uno contro l’altro nella stessa competizione elettorale. L’ex segretario di Raffaele milita con Antonio. Il fratello di Raffaele milita con Toma. E l’avvocato che difende Toma nel procedimento penale — Luciano Ancora — è lo stesso che ha difeso Raffaele nei suoi procedimenti giudiziari e che ha lavorato come consigliere giuridico al suo ministero, con un incarico da 150.000 euro.
E tra gli avvocati difensori degli imputati nello stesso procedimento compare anche Corrado Sammarruco — lo stesso che nel 2012 fu candidato sindaco a Otranto con il sostegno diretto di Raffaele Fitto e dell’allora presidente della Provincia Antonio Gabellone. I nomi che ruotano intorno a questa rete sono sempre gli stessi, da un comune all’altro, da un’aula di tribunale all’altra.
È una frattura politica o una riorganizzazione interna dello stesso sistema?
La terza via che viene dalla stessa strada
Marcella Marzano, eletta inizialmente con Maje Noscia e transitata poi su una lista autonoma (“È Ora Maglie”), si presenta come alternativa alla giunta uscente. La sua candidatura è sostenuta da Andrea Caroppo, deputato di Forza Italia — lo stesso partito nel quale Raffaele Fitto ha militato per anni prima di passare a Fratelli d’Italia. Marzano offre un profilo diverso per toni e metodo, ma il suo baricentro politico resta dentro il perimetro del centrodestra. Tre candidature su quattro provengono dallo stesso bacino.
L’unica discontinuità
Sara De Pascalis, 46 anni, avvocata, consigliera comunale uscente di Maje Noscia, è l’unica candidata la cui storia politica non passa attraverso la filiera che ha governato Maglie negli ultimi quattro decenni.
Nel primo confronto pubblico tra i candidati, il 26 marzo alla sala dell’Addolorata, De Pascalis ha posto la questione in termini netti: è paradossale che due figure che si sono avvicendate alla guida della città per oltre vent’anni propongano oggi le stesse soluzioni per gli stessi problemi. Ha presentato la sua proposta a partire dalla “mappa di comunità” — uno strumento di ascolto strutturato attraverso il quale i cittadini rappresentano il territorio, i suoi bisogni, le sue risorse — e ha fondato la candidatura su cinque cardini: tempi certi, comunicazione trasparente, squadra scelta per competenze, rendicontazione puntuale.
Il Movimento 5 Stelle ha confermato il sostegno alla sua candidatura il 27 marzo, con una nota del coordinatore provinciale Iunio Valerio Romano: “In un momento decisivo per il futuro di Maglie, è necessario rompere con le logiche del passato e costruire un’alternativa concreta fondata su trasparenza, legalità e partecipazione.” Una presa di posizione che definisce il perimetro del campo largo — M5S, PD, associazionismo civico — e che completa l’alternativa politica alla maggioranza uscente.
La questione aperta: l’ospedale del sud Salento
Tra i temi emersi dal confronto pubblico, uno è destinato a pesare più degli altri: l’ospedale del sud Salento, una struttura da circa 350 posti letto pensata per servire un bacino di circa 200.000 abitanti. Tutti i candidati ne riconoscono la centralità. La frattura è sul ruolo del Comune: Toma richiama i limiti delle competenze comunali, gli altri tre ritengono che servisse una spinta politica più decisa. La domanda resta aperta: Maglie è il centro di riferimento per il sud Salento. Se il suo sindaco non riesce a incidere sulla principale infrastruttura sanitaria del territorio, che funzione ha la politica locale?
Il senso di questa elezione
Maglie il 24 maggio non sceglie solo un sindaco. Sceglie se un sistema politico che si riproduce da quarant’anni — con le stesse famiglie, gli stessi avvocati, gli stessi segretari che ruotano tra una lista e l’altra — debba continuare, oppure se esista lo spazio per una discontinuità reale.
Tre candidati su quattro appartengono, per biografia e rete di relazioni, alla stessa filiera. La quarta no. Il voto dirà se la frattura nel centrodestra è un’apertura o un riciclaggio, e se i cittadini considerano ancora accettabile che il proprio Comune rinunci a costituirsi parte civile in un procedimento che lo riguarda direttamente.
Papa Francesco ha ricordato che “la corruzione è il tarlo della vocazione politica.” A Maglie, il 24 maggio, i cittadini hanno l’occasione di decidere se quel tarlo debba continuare a scavare o se sia arrivato il momento di cambiare il legno.
I numeri, i nomi e le date sono pubblici. Le risposte spettano agli elettori.
Fonti: LeccePrima (13/03/2026, 25/12/2025, 26/03/2026, 27/03/2026), Gazzetta del Mezzogiorno (28/01/2025, 31/01/2025, 4/02/2025, 31/03/2025, 16/11/2025, 19/06/2025), Il Gallo (13/03/2025, 16/11/2025, 02/2026, 03/2026, 26/03/2026), LecceNews24 (16/01/2026), Quotidiano di Puglia (30/01/2025), Corriere Salentino (26/02/2026, 28/03/2026), La Mescolanza (4/04/2026), Giornale di Puglia (24/12/2025), Antenna Sud (24/12/2025), Il Fatto Quotidiano (2/03/2026), BariToday (17/06/2022), Il Foglio (09/2024), Presidenza del Consiglio — Amministrazione Trasparente, LeccePrima archivio 2012 (Sammarruco candidato Otranto), LeccePrima (17/10/2019, causa testamentaria Fitto), Wikipedia, Spazio Aperto Salento, blog “Lu stozzu de carta”.











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