Poseidon: vent’anni di promesse sotto il mare. Il gasdotto fantasma di Otranto arriverà mai?
di Francesco Giannetta — novita.inonda.tv
C’è un’infrastruttura che da vent’anni galleggia tra le carte ministeriali, le agende europee e i sogni geopolitici di mezzo Mediterraneo. Si chiama Poseidon. Dovrebbe collegare i giacimenti di gas del Mediterraneo orientale con la costa di Otranto, passando per Cipro, Creta e la Grecia. Un tubo di oltre 1.900 chilometri. Capacità: fino a 12 miliardi di metri cubi di gas l’anno, espandibili a 20. Un investimento da 6-7 miliardi di euro.
In vent’anni non è stato posato un solo metro di tubo.
Come diceva Sandro Pertini: “I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.” Vale anche per i territori: non hanno bisogno di annunci, hanno bisogno di opere.
Come nasce Poseidon?
La storia inizia nel 2003, quando la Commissione Europea finanzia uno studio di fattibilità per un interconnettore tra la rete del gas greca e quella italiana. Nel novembre 2005, Italia e Grecia firmano un accordo intergovernativo. Nel 2007, il ministro Bersani sottoscrive un accordo trilaterale con Grecia e Turchia. Nel 2008 nasce la società IGI Poseidon SA, joint venture paritetica tra l’italiana Edison e la greca DEPA.
Il progetto entra nel Piano Energetico Ambientale della Regione Puglia. Viene presentato alla popolazione di Otranto. Legambiente lo appoggia. Il Comune lo accoglie, come dichiarerà anni dopo il sindaco Cariddi, ricordando che la comunità ha partecipato alle scelte fin dall’inizio.
Nel 2010 arriva la compatibilità ambientale del Ministero dell’Ambiente. Nel 2011 il decreto di autorizzazione unica del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel 2013, la Capitaneria di porto di Gallipoli firma la concessione demaniale quarantennale per l’area di approdo. Nello stesso anno, Bruxelles inserisce Poseidon nella prima lista dei Progetti di Interesse Comune (PCI), con accesso a finanziamenti e procedure semplificate.
Tutto pronto, dunque. Ma non parte nulla.
Il gas che non c’era
C’è un dettaglio che racconta molto della natura di questo progetto: le autorizzazioni sono state ottenute senza avere il gas da trasportare. La joint venture Edison-DEPA ha incassato tutti i permessi, ma solo nel 2018 è stato formalizzato l’accordo per attingere ai giacimenti del Bacino Levantino, tra Israele, Cipro ed Egitto.
Come osservava don Lorenzo Milani: “Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica.” Ma qui non si tratta di sortirne insieme: si tratta di un progetto che procede sulla carta mentre il territorio aspetta.
Nel 2017, il ministro Calenda firma una dichiarazione congiunta con Grecia, Cipro e Israele, ottiene il riconoscimento europeo di strategicità e 100 milioni di cofinanziamento UE. Nel gennaio 2020, ad Atene, i leader dei tre paesi firmano l’accordo intergovernativo per l’intero corridoio EastMed. Poi arriva la pandemia, il crollo dei prezzi degli idrocarburi, e tutto si ferma di nuovo.
Conte blocca, Cingolani proroga, la guerra rilancia
Il governo Conte segna una battuta d’arresto esplicita. Il premier dichiara a Bari di non essere disponibile a consentire l’approdo dell’infrastruttura a Otranto, raccogliendo l’appello di associazioni ambientaliste. Il PNIEC del 2021 declassa il progetto: “potrebbe non rappresentare una priorità”, scrive il piano nazionale, dato che il TAP esiste già e gli scenari di decarbonizzazione non richiedono nuove pipeline.
Eppure, il 26 marzo 2021, un decreto del Ministero della Transizione ecologica proroga i termini: avvio lavori entro il 1° ottobre 2023, fine lavori entro il 1° ottobre 2025. Il progetto sopravvive ancora una volta.
Poi, il 24 febbraio 2022, la Russia invade l’Ucraina. E tutto cambia. La necessità di diversificare le fonti di gas diventa un’urgenza esistenziale per l’Europa. Poseidon torna al centro della scena. Il governo Draghi dichiara che il progetto è in linea con la strategia di diversificazione e con l’idea di fare dell’Italia un hub europeo dell’energia. Gli Stati Uniti, che a gennaio 2022 avevano espresso riserve, riaprono la partita.
Un episodio racconta la confusione che regna attorno a quest’opera. A un convegno sull’energia a Bari, viene chiesto al presidente Emiliano se ostacolerà il nuovo gasdotto come fece con il TAP. La risposta: “Veramente io so che anche quello porta il gas russo”. Il ministro Cingolani, seduto accanto, deve suggerirgli sottovoce: “Israele, EastMed ha il gas di Israele.”
Gli ostacoli che non scompaiono
Nonostante l’impulso politico post-Ucraina, i lavori non sono mai partiti. Le ragioni si accumulano come strati geologici.
La fattibilità tecnica è estrema: condotte posate fino a 3.000 metri di profondità nel Mediterraneo, in zone sismiche e lungo aree classificate come Ecologically or Biologically Significant Areas.
La Turchia si oppone: il tracciato attraversa acque contese tra Ankara, Atene e Nicosia. Nel 2018-2020 la marina turca ha inviato navi da guerra contro imbarcazioni di esplorazione.
I produttori israeliani non sono convinti: i controllori del giacimento Leviathan, il più grande nelle acque israeliane, hanno dichiarato di preferire un terminal GNL galleggiante, ritenuto più fattibile dal punto di vista commerciale.
Sul sito di approdo a Otranto sono stati trovati rifiuti contenenti amianto, rendendo necessario un piano di caratterizzazione ambientale.
E poi c’è la questione climatica. Come ha calcolato Greenpeace, il gasdotto EastMed potrebbe generare 27,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente l’anno. Un’infrastruttura il cui tempo di payback (15-20 anni) coincide con le tempistiche europee per la neutralità climatica: costruirla per doverla smantellare.
Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, ammonisce: “Non basta conciliare, in un termine medio, la cura della natura con la rendita finanziaria. In questo contesto, il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo.”
2025-2026: Poseidon esce dalla lista europea. Però il progetto sopravvive
Ed eccoci all’ultimo atto — per ora. La sesta lista dei Progetti di Interesse Comune, approvata dal Parlamento europeo il 12 marzo 2025, riserva una sorpresa: il tratto EastMed (da Israele alla Grecia) resta dentro, grazie a una deroga dell’articolo 24 del regolamento europeo 2022/869, giustificata dal fatto che Cipro non è ancora connessa alla rete europea dei gasdotti.
Ma il tratto Poseidon — quei 210 chilometri tra la Grecia e Otranto che dovrebbero completare il collegamento e portare il gas in Italia — non c’è più. Ha perso lo status di PCI.
E le autorizzazioni italiane per il punto di approdo a Otranto? Scadute il 23 giugno 2023. Rifarle, secondo gli stessi osservatori del settore, sarà lungo e difficile.
Secondo i proponenti, la data di avvio dell’infrastruttura è slittata al 2029. La scheda PCI aggiornata a dicembre 2025 dalla Commissione Europea indica una data di commissioning a dicembre 2028 — ma si tratta di previsioni del promotore, non di certezze. Il progetto è stato ridisegnato come “hydrogen ready”: dovrebbe trasportare idrogeno puro dal 2036, ma “solo se le condizioni di mercato lo permetteranno.”
Il Salento e il suo destino energetico: subìto, mai governato
La Puglia è involontariamente strategica: sinapsi cruciale del sistema energetico internazionale, ma disinteressata a governare i processi. A 20 chilometri dal punto di approdo di Poseidon c’è già il TAP, che nel 2021 ha trasportato 7,2 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan. Lo stesso TAP il cui raddoppio è in programma.
Il Salento si ritrova al centro di una scacchiera geopolitica che va dall’Azerbaijan a Israele, dalla Russia alla Turchia, senza aver mai deciso consapevolmente di essere una piattaforma energetica. Le infrastrutture arrivano — o non arrivano — sulla base di decisioni prese altrove: a Roma, Bruxelles, Washington, Tel Aviv.
Vent’anni fa, quando concepimmo Salento Dinamico, ragionavamo di un territorio che governa il proprio sviluppo, che sceglie le proprie vocazioni, che negozia con le grandi infrastrutture da una posizione di consapevolezza. Il caso Poseidon racconta il contrario: un progetto imposto dall’alto, accolto dal basso per mancanza di alternative, e poi dimenticato per vent’anni in un cassetto ministeriale. Mentre il territorio aspetta.
Come scriveva Piero Calamandrei: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.” Lo stesso vale per la sovranità territoriale: ce ne accorgiamo solo quando qualcun altro ha già deciso per noi.
Fonti: Wikipedia (Interconnettore Grecia-Italia; Interconnettore Turchia-Grecia-Italia), IGI Poseidon SA (igi-poseidon.com), Comune di Otranto (Commissione consiliare gasdotto Poseidon), Il Nautilus 21/03/2013, Panorama 12/04/2022, Il Messaggero 29/03/2022, La Gazzetta del Mezzogiorno 01/04/2022, Quotidiano di Puglia 25/02/2022, Sky TG24 30/03/2022, Greenpeace Italia 2023, Altreconomia 26/05/2023, ECCO Climate 16/11/2022, Rinnovabili.it 17/03/2024, Valori.it 21/09/2025, Startmag 16/12/2023, Per il Clima Fuori dal Fossile 05/2025, Commissione Europea — Scheda PCI 15.2 aggiornamento 12/2025, LecceSette 2018, Geopop 12/10/2023, Edison.it (pagina EastMed-Poseidon).











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