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Cinquant’anni di DOC Salice Salentino: il Salento che resiste sa anche come rinascere?

da 11 Aprile 2026Agricoltura, Cultura, Politica0 commenti

“Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente.” — Indro Montanelli


C’è una data che il Salento del vino custodisce come una pietra miliare: l’8 april 1976. Quel giorno, con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, il vino di Salice Salentino ottenne la DOC — la Denominazione di Origine Controllata — primo riconoscimento ufficiale di un’identità che le vigne di quella terra stavano costruendo da secoli, a dispetto di tutto.

Cinquant’anni dopo, l’8 aprile 2026, quella pietra è diventata un monumento. E il Salento ha scelto di celebrarla non con nostalgia, ma con uno sguardo aperto sul futuro.


Una storia che comincia da un decreto

Il disciplinare firmato mezzo secolo fa non era solo un atto amministrativo. Era il riconoscimento che un territorio aveva qualcosa da dire al mondo — e che quella voce meritava tutela. Meritava regole. Meritava una comunità che la custodisse nel tempo.

La DOC Salice Salentino è nata da una sinergia rara: viticoltori, cooperative, imprenditori e istituzioni che, anziché competere, hanno scelto di costruire insieme. Un consorzio di tutela. Una filiera condivisa. Un marchio collettivo che oggi vale molto più della somma delle sue parti.

Nelle sale del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce, dove il 8 aprile si è celebrato il cinquantesimo anniversario, quella storia è tornata in vita. Istituzioni, produttori, giornalisti — tutti seduti attorno allo stesso tavolo, come cinquant’anni fa. Una continuità che in questo territorio non è scontata.


Quando la Xylella colpisce, il vino tiene

C’è un’ombra lunga che si allunga su tutto il Salento degli ultimi anni: la Xylella fastidiosa. Un batterio che ha cambiato per sempre il paesaggio di questa terra, uccidendo milioni di ulivi, devastando un’economia, sgretolando un’identità visiva che era parte del DNA del territorio.

Leo Piccinno, presidente del DAJS — Distretto Agroalimentare Jonico Salentino — lo ha detto con chiarezza durante la celebrazione: non si sono disseccati soltanto gli ulivi. Si è smarrita un’identità.

Eppure il vino tiene. La DOC Salice Salentino tiene. Cinquant’anni di filiera condivisa hanno costruito una resistenza che non dipende dalle stagioni né dai parassiti, ma dalla coesione di una comunità che sa chi è e sa cosa vuole difendere.

È per questo che il presidente del DAJS ha lanciato una sfida ambiziosa: fare del 2026 non solo l’anno del cinquantesimo del Salice, ma il primo anno della ripartenza del Salento post-Xylella. Il vino come ambasciatore. Le eccellenze come leva. La qualità come risposta alla perdita.

Non è retorica. È una strategia.


“Radici Virtuose”: quando le istituzioni fanno sistema

Il programma che fa da cornice alle celebrazioni si chiama “Radici Virtuose” — un nome che dice già tutto. È un programma di rigenerazione economica, sociale e ambientale post-Xylella, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, promosso dai Consorzi di tutela dell’IGP Olio di Puglia e delle DOP Primitivo di Manduria, Salice Salentino e Brindisi.

Dietro c’è una rete: il Comune di Salice Salentino, il Consorzio di Tutela Vini DOP, il GAL Terra d’Arneo, il Distretto Agroalimentare Jonico Salentino. Soggetti diversi, con mandati diversi, che hanno scelto di convergere su un obiettivo comune: far tornare il Salento a essere un territorio che attrae, che produce, che racconta.

Cosimo Durante, presidente del GAL Terra d’Arneo, lo ha descritto come un “lavoro corale” — e la parola è quella giusta. Perché quando si celebrano cinquant’anni di DOC non si celebra un’azienda, né un sindaco, né un consorzio. Si celebra la capacità di fare squadra nel tempo. Una capacità che non è mai banale, e che in molti contesti del Sud faticosamente si costruisce.


Un calendario che guarda lontano

Le celebrazioni non si esauriscono in un pomeriggio. Il calendario 2026 è articolato e ambizioso:

il 12 aprile, la DOC Salice Salentino è stata protagonista al Vinitaly di Verona, nella sala istituzionale del Padiglione Puglia, con un fuori salone presso Palazzo Verità Poeta e un premio speciale dedicato al cinquantesimo. Il 15 maggio, un convegno di respiro nazionale ospitato dal Comune di Salice Salentino porterà il tema al centro del dibattito sulle eccellenze del Mezzogiorno. In estate, showcooking e banchi d’assaggio diffusi nel centro cittadino. Una mostra fotografica con immagini dell’archivio Giuseppe Palumbo, allestita nelle cantine socie. Una mostra archeologica sul vino nell’antichità, “Dioniso Ebbro”, presso il Convento Madonna della Visitazione. E in settembre, la presentazione di un libro sulla storia del Consorzio e di un docufilm firmato da Edoardo Winspeare — uno dei narratori più importanti che questa terra abbia mai avuto.

Non è solo una celebrazione. È un investimento identitario.


Il territorio che si conosce non si lascia consumare

C’è una lezione che il Salice Salentino DOC consegna a tutto il territorio, dopo cinquant’anni. Non è una lezione enologica. È una lezione di governance comunitaria.

Un territorio che conosce il proprio valore, che lo ha scritto in un disciplinare, che lo ha difeso con un consorzio, che lo ha promosso con una filiera condivisa — quel territorio non si lascia consumare dalla prima crisi. Resiste. Si adatta. Riparte.

La domanda che questo anniversario pone, inevitabilmente, è più grande del vino: quante altre eccellenze del Salento potrebbero fare lo stesso percorso, se sostenute con la stessa visione integrata? Quante filiere aspettano ancora di essere costruite? Quante identità territoriali attendono ancora di essere riconosciute, tutelate, promosse?

Chi lavora da anni su questi temi — dalla mobilità alle infrastrutture culturali, dal turismo sostenibile allo sviluppo rurale — sa bene che la risposta non è mai nelle risorse. Le risorse ci sono, quasi sempre. La risposta è nella capacità di costruire una visione condivisa e di tenerla in piedi nel tempo. Come si è fatto con il Salice Salentino. Come si può fare, con lo stesso metodo, con molto altro ancora.

Il Salento sa come si fa. Lo ha dimostrato cinquant’anni fa. Lo sta dimostrando ancora.


Il progetto Salento Dinamico (salentodinamico.it), elaborato tra il 2000 e il 2009, aveva identificato proprio nello sviluppo integrato delle filiere agro-culturali-turistiche una delle leve principali per la valorizzazione del territorio salentino. Le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della DOC Salice Salentino, con il programma “Radici Virtuose” e la rete di soggetti che lo sostiene, ne confermano, decenni dopo, la direzione.

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