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A Maglie il sindaco uscente vince con il 31% e quasi duemila voti in meno di sei anni fa. Cosa racconta, davvero, il voto del Salento?

da 27 Maggio 2026Politica0 commenti

Ernesto Toma resta sindaco di Maglie, ma con un risultato che nel 2020 sarebbe stato impensabile: dal 50,3% al 31,19%, quasi millottocento voti persi. Lo ha salvato non la propria forza, ma la divisione degli avversari in tre liste. È il ritratto di un Salento in cui le vecchie roccaforti tengono per inerzia più che per consenso — e in cui il “campo largo” è competitivo solo quando resta unito.

di Francesco Giannetta — Maggio 2026

“La Costituzione è un pezzo di carta: lasciatela cadere e non si muoverà più. Perché si muova, bisogna ogni giorno rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la propria responsabilità.” — Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione, Milano, 1955

Maglie, 25 maggio: una vittoria che pesa come una mezza sconfitta

Cominciamo dai numeri, perché in politica i numeri dicono quasi sempre più delle dichiarazioni. A Maglie, alle elezioni comunali del 24-25 maggio 2026, ha vinto il sindaco uscente Ernesto Toma con il 31,19% dei voti, pari a 2.212 preferenze. È il suo terzo mandato. Eppure, dietro questa vittoria, c’è un dato che merita di essere letto con attenzione: nel 2020 lo stesso Toma aveva conquistato il Comune al primo turno con il 50,3% e oltre 4.500 voti. In sei anni ha dunque perso quasi venti punti percentuali e circa millottocento voti. Ha vinto, certo — e in democrazia chi prende un voto in più governa, è la regola, e va rispettata. Ma ha vinto raccogliendo poco più di metà dei consensi che aveva sei anni prima. È una vittoria che, guardata da vicino, somiglia molto a un campanello d’allarme.

A contendergli la carica fino all’ultima scheda è stata Sara De Pascalis, consigliera comunale uscente, candidata della lista “Maje Noscià” e sostenuta dal cosiddetto “campo largo” del centrosinistra e dei civici: si è fermata a circa novanta voti dal sindaco. Novanta voti, in un comune di poche migliaia di elettori, sono un margine sottilissimo. Più staccate, ma con un peso decisivo sull’esito finale, le altre due candidature: Marcella Marzano, con la lista “È Ora Maglie”, terza con il 20,85% e 1.807 voti; e Antonio Fitto, con la lista “Insieme”, quarto con il 18,60% e 1.612 voti. Quattro poli, nessuno dei quali vicino alla maggioranza assoluta. Una città che, dopo aver scelto per anni con nettezza, si è divisa quasi in quattro parti uguali.

Perché ha vinto Toma: non la forza propria, ma la divisione altrui

La chiave di lettura di questo risultato non sta nel vincitore, ma nella geografia dei sui avversari. Nel 2020 la sfida era stata sostanzialmente a due, e Toma aveva vinto raccogliendo da solo la maggioranza assoluta. Nel 2026 lo scenario si è frammentato: quattro candidati, quattro liste, un consenso disperso. E la frammentazione più significativa è avvenuta proprio nel campo che, sei anni fa, era saldamente con il sindaco. La candidatura di Antonio Fitto — ex sindaco di Maglie, zio di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea — è nata da una rottura interna esplicita con Toma: una scissione dichiarata, maturata mesi prima del voto, che ha portato un pezzo del centrodestra cittadino a correre per conto proprio con l’appoggio della Lega. Un dato cristallizza plasticamente la spaccatura: mentre lo zio Antonio correva contro il sindaco uscente, il fratello del Commissario europeo, Felice Fitto, era candidato consigliere nella lista dello stesso Toma, dove è stato eletto. Una stessa famiglia, schierata su fronti opposti della stessa contesa comunale.

È questo il punto che rende il voto di Maglie interessante ben oltre i confini del comune salentino. Per la prima volta da molti anni, quella che era una roccaforte solida si è mostrata fragile, attraversata da fratture interne, capace di tenere solo grazie alla divisione degli avversari. Se i voti di Antonio Fitto e quelli di Toma fossero confluiti su un unico candidato — come accadeva nelle tornate precedenti — il risultato sarebbe stato un’altra affermazione netta. E se, all’opposto, l’intera area alternativa si fosse coagulata su un unico nome invece di disperdersi tra “campo largo” e altre liste civiche, l’esito avrebbe potuto ribaltarsi. Maglie, in sostanza, racconta una verità che vale per molte amministrazioni del Sud: le vecchie egemonie non vengono più confermate dall’entusiasmo, ma sopravvivono per inerzia, e soprattutto grazie all’incapacità degli sfidanti di unirsi. Vincono perché gli altri si dividono, non perché convincono.

Il quadro salentino: dove il “campo largo” tiene, e dove si rompe

Allargando lo sguardo dal singolo comune all’intero Salento e alla Puglia, il voto del 24-25 maggio conferma e arricchisce questa lettura. Nei comuni della provincia di Lecce e dell’intera regione, il centrosinistra a trazione progressista ha conquistato o confermato un numero significativo di amministrazioni — da Martano a Porto Cesareo, da Castro a Presicce, fino a numerosi centri del barese e del foggiano. Dove le forze alternative al centrodestra si sono presentate unite, hanno spesso vinto o sono andate vicine alla vittoria. Dove si sono divise, hanno regalato la partita agli avversari. Maglie è il caso di scuola della seconda ipotesi: un campo alternativo competitivo ma diviso tra la candidatura del campo largo e quella di Marzano, e un centrodestra a sua volta spaccato, in una contesa a quattro che ha finito per premiare l’inerzia.

C’è poi un caso che vale la pena citare, perché illumina la questione dal lato opposto. A Trani, dove pure il centrosinistra è risultato avanti e si appresta al ballottaggio, il “campo largo” non si è realizzato: il Movimento 5 Stelle ha scelto di correre da solo, separatamente dal candidato sostenuto dal Partito Democratico. È la dimostrazione che l’unità delle forze alternative non è un automatismo né uno slogan: è una costruzione politica difficile, che riesce in alcuni territori e fallisce in altri, a seconda delle culture locali, delle storie personali, delle diffidenze reciproche. E che, quando fallisce, ha un prezzo elettorale immediato e misurabile. Il tema, allora, non è ideologico ma squisitamente pratico: le coalizioni non si vincono nei comunicati nazionali, si costruiscono — o si perdono — comune per comune, nelle settimane prima del voto, attorno a candidati e programmi capaci di tenere insieme mondi diversi.

Affluenza alta a Maglie, in calo altrove: il paradosso della partecipazione

Un ultimo dato merita di essere registrato, perché si lega a una questione più generale che riguarda l’intero Paese. A Maglie l’affluenza è stata alta — oltre il settanta per cento già nel pomeriggio della domenica — segno di una comunità che, almeno in questa contesa, ha sentito il voto come una cosa che la riguardava da vicino. È un dato in controtendenza rispetto al quadro nazionale, dove l’affluenza alle comunali è scesa al 60% complessivo, cinque punti in meno della tornata precedente, con un astensionismo particolarmente marcato nel Mezzogiorno. La differenza non è casuale: si vota di più dove la competizione è vera, dove l’esito è incerto, dove i cittadini percepiscono che la loro scelta può davvero cambiare qualcosa. A Maglie la partita era apertissima — lo dimostrano i novanta voti di scarto — e questo ha mobilitato l’elettorato.

È una lezione che vale per tutti coloro che si occupano di politica, a ogni livello. La partecipazione non si rianima con gli appelli al dovere civico, ma rendendo le elezioni reali: offrendo alternative credibili, contendibili, capaci di accendere l’interesse di chi altrimenti resterebbe a casa. Dove il risultato è scontato in partenza, l’elettore si disaffeziona e diserta le urne; dove la sfida è autentica, torna a partecipare. Il caso di Maglie, con la sua altissima affluenza e il suo testa a testa, è la prova che il Sud non è affatto rassegnato per natura: si rassegna quando gli si presenta una politica già decisa, e si rimette in moto quando percepisce che la sua voce conta.

Salento Dinamico: leggere i fenomeni per costruire alternative

Negli ultimi mesi, su queste pagine, ho seguito da vicino la campagna elettorale di alcuni comuni del Salento, Maglie compresa, con un’attenzione che non era tifo per uno schieramento, ma interesse per un fenomeno: la lenta erosione di egemonie che parevano inossidabili, e la difficoltà speculare delle forze alternative di trasformare quell’erosione in vittoria. Il voto del 24-25 maggio mi pare confermare in pieno questa lettura. Le vecchie roccaforti del Salento non sono più i fortini di un tempo: perdono voti, si frammentano, vincono col fiato corto. Ma le forze che potrebbero raccoglierne l’eredità non hanno ancora imparato la lezione più semplice e più difficile della politica: che si vince solo restando uniti, e che la divisione è il più grande regalo che si possa fare all’avversario.

Quando, già negli anni dal 2000 al 2005 e poi in forma più strutturata dal 2009, ho cominciato a pensare Salento Dinamico, una delle convinzioni di fondo era che lo sviluppo di questo territorio non sarebbe mai venuto dal ricambio di una persona al posto di un’altra ai vertici di un comune, ma da un cambio di metodo: dalla capacità di costruire visioni condivise, programmi di lungo periodo, coalizioni larghe attorno a obiettivi concreti — l’innovazione, l’energia, l’ambiente, la mobilità, l’agricoltura, la legalità — più che attorno a sigle e a appartenenze. Il voto di Maglie, letto con lucidità e senza tifoserie, dice esattamente questo: che il Salento è pronto al cambiamento, lo cerca, ci arriva vicinissimo — ma che il cambiamento non si compie finché chi lo vuole non smette di dividersi. È un’analisi, non una recriminazione. Ed è, insieme, la condizione necessaria di qualsiasi progetto serio per il futuro di questo territorio: capire i fenomeni prima di pretendere di guidarli.


Fonti: Ministero dell’Interno — Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, risultati ufficiali delle elezioni amministrative del 24-25 maggio 2026, piattaforma Eligendo; Il Gallo, “Maglie 2020-2026, il voto cambia volto”, 26 maggio 2026; Corriere Salentino, “Maglie, il sindaco Toma vince per la terza volta: la roccaforte di Raffaele Fitto resiste”, 26 maggio 2026; LeccePrima, “Maglie sceglie ancora la continuità: vittoria sofferta per Ernesto Toma”, 26 maggio 2026; Antenna Sud, “Elezioni comunali nel Salento: i risultati dei ventuno comuni al voto”, 26 maggio 2026; Quotidiano di Puglia, “Comunali, il centrosinistra è avanti: conquista 26 Comuni”, 26 maggio 2026; La Gazzetta del Mezzogiorno, “Amministrative 2026 in Puglia, ecco tutti i sindaci eletti”, 26 maggio 2026; dati di affluenza comparati 2020-2026, fonti locali salentine; Piero Calamandrei, “Discorso sulla Costituzione”, Milano, 26 gennaio 1955.


Maglie Comunali 2026

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