Cinque miliardi e trecento milioni recuperati al fisco in settantacinque giorni incrociando POS e scontrini. Cosa ci dice davvero questo successo?
L’Agenzia delle Entrate ha annunciato oggi i primi dati del nuovo sistema: 115 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso periodo del 2025, 5,3 miliardi di euro di base imponibile emersa. È il completamento di una filiera tecnologica iniziata quasi dieci anni fa con la fatturazione elettronica. È, in piccolo, il “metodo Falcone” applicato al fisco. Ed è la dimostrazione concreta di cosa significhi, davvero, “legalità economica”.
di Francesco Giannetta — Maggio 2026
“Non c’è ingiustizia più grande che far parti uguali tra disuguali.” — Don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa, Scuola di Barbiana, 1967
Cinque miliardi e trecento milioni: cosa significa davvero il dato di oggi
Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate, oggi ha portato alla Camera, in occasione dei cinquant’anni di Sogei, un numero che merita di essere letto con attenzione: dall’entrata a regime dell’obbligo di collegamento tra POS e registratori di cassa, lo scorso 20 aprile, fino al 15 maggio 2026, sono stati emessi in Italia 115 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La base imponibile emersa è stimata in 5,3 miliardi di euro. Tradotto in linguaggio più semplice: in poco meno di un mese di applicazione effettiva del nuovo sistema, una quantità enorme di denaro che prima viaggiava in modo invisibile è diventata tracciabile, dichiarata, tassabile. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha aggiunto, nel medesimo contesto, un dato di sistema ancora più imponente: “101 miliardi” complessivamente recuperati dal contrasto all’evasione fiscale dal 2023 a oggi.
Il meccanismo è semplice e potente. Da gennaio 2026, in attuazione della Legge di Bilancio 2025 e di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dell’ottobre scorso, gli esercenti italiani — circa 1,6 milioni di registratori telematici interessati — sono obbligati a collegare i propri terminali POS ai propri registratori di cassa, attraverso un servizio web gestito da Sogei, il partner tecnologico del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Da quel momento ogni pagamento elettronico viene confrontato automaticamente con lo scontrino emesso: se manca, o se l’importo è inferiore al pagamento ricevuto, il sistema lo segnala. In caso di incongruenza, la prima risposta del Fisco è una “lettera di compliance” — un invito bonario alla regolarizzazione. Se non si risponde entro sessanta giorni, scatta la cosiddetta “liquidazione sprint”, con una sanzione del 120% sull’imposta iscritta a ruolo. È un sistema concepito non per punire, ma per indurre alla trasparenza: e i numeri di oggi dimostrano che, almeno in questa fase, sta funzionando.
Il “metodo Falcone” applicato al fisco: come funziona, e perché funziona
Pochi giorni fa, su queste pagine, in occasione del trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci, abbiamo ricordato la lezione operativa più importante lasciataci da Giovanni Falcone: la mafia non si combatte solo arrestando le persone, ma seguendo il denaro. Falcone fu il primo, in Italia, a usare in modo sistematico le indagini bancarie e patrimoniali per ricostruire i flussi finanziari di Cosa Nostra, ponendo le basi del Maxiprocesso di Palermo del 1986-87 e dell’intera architettura giuridica successiva, dalla legge Rognoni-La Torre alla confisca dei beni. Follow the money — segui il denaro — è diventata, da allora, una formula universale, applicata in tutto il mondo non solo contro le mafie ma in ogni indagine seria che riguardi la finanza illecita.
Quello che oggi sta accadendo nel rapporto fra POS, scontrini e Agenzia delle Entrate è, in scala più piccola e su un terreno diverso, esattamente la stessa logica. Non si manda più un finanziere in ogni esercizio commerciale d’Italia a verificare uno per uno gli scontrini: si incrociano automaticamente i flussi di denaro elettronico con i documenti fiscali, e si lascia che siano i dati a parlare. È un cambiamento culturale prima ancora che tecnico: si passa da un fisco basato sull’ispezione casuale a un fisco basato sull’analisi sistematica. È un’evoluzione che richiede infrastrutture digitali serie — proprio quelle che Sogei, in cinquant’anni di lavoro silenzioso e poco raccontato, ha costruito tassello dopo tassello per lo Stato italiano — e che, una volta a regime, rende l’evasione minuta e diffusa progressivamente più difficile, più rischiosa, più costosa. È un metodo che funziona perché toglie all’evasore quella che è sempre stata la sua arma migliore: l’invisibilità.
Una filiera lunga quasi dieci anni: come ci siamo arrivati
Il risultato di oggi, riconosciuto come merito dal governo in carica e dall’Agenzia delle Entrate, non nasce dal nulla. È il completamento di una filiera di interventi normativi e tecnologici che ha attraversato governi di colore diverso ed è stata costruita pezzo dopo pezzo nell’arco di quasi un decennio. Vale la pena ricordarla con onestà, perché racconta come funzionano — quando funzionano — le politiche pubbliche serie: per cumulo, non per spot.
Nel 2018 fu introdotto in Italia l’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le transazioni B2B, un cambiamento storico che ha reso tracciabile in tempo reale ogni operazione commerciale tra imprese. Nel 2019 quella misura entrò pienamente a regime e cominciò a produrre i suoi effetti. Nel 2020, in piena pandemia, vennero potenziati la fatturazione elettronica B2C, il cashback e la lotteria degli scontrini: strumenti volti a incentivare il consumatore stesso a chiedere lo scontrino, trasformandolo in un alleato del Fisco. Negli anni successivi, il sistema degli scontrini elettronici telematici è diventato obbligatorio per tutti gli esercenti. La Manovra 2025 ha aggiunto l’ultimo, fondamentale tassello: il collegamento obbligatorio fra POS e registratori telematici, che oggi produce i suoi primi risultati misurabili. È stato un percorso lungo, talvolta accidentato, contestato politicamente in ognuno dei suoi passaggi — basti ricordare le polemiche, nel 2022, attorno alla proposta di alzare la soglia minima per l’obbligo di accettare il POS, poi accantonata sotto la pressione della Commissione Europea. Ma è stato un percorso coerente, costruito da governi di diversa maggioranza, ciascuno dei quali ha aggiunto la propria pietra a un edificio comune.
È giusto riconoscere a chi governa oggi il merito di aver completato la filiera. Ed è altrettanto giusto ricordare che le fondamenta di questa filiera sono state poste da scelte molto contestate del passato: la fatturazione elettronica fu introdotta da un governo Pd, la lotteria degli scontrini da un governo M5S-Pd, il sistema di base di Sogei è il risultato di cinquant’anni di lavoro continuativo dello Stato italiano. Le grandi politiche pubbliche, quando funzionano, sono quasi sempre il frutto di una continuità che attraversa le maggioranze. Riconoscerlo non significa togliere meriti a nessuno: significa restituire ai cittadini un’idea più vera di come si costruisce davvero il bene comune.
Il vero sommerso: non sono i piccoli scontrini, sono le frodi sistemiche
C’è un punto, però, su cui bisogna essere intellettualmente onesti. I 5,3 miliardi emersi grazie all’incrocio POS-scontrini sono una cifra importante, e nessuno deve sottovalutarli. Ma per avere una giusta dimensione del problema, conviene confrontarli con un dato che riguarda un altro versante dell’evasione. Pochi giorni fa, su queste pagine, abbiamo raccontato l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere e della Guardia di Finanza di Caserta sul cosiddetto “re delle pompe bianche”: una sola rete societaria, attiva nel settore dei carburanti, che in tre anni — fra il 2018 e il 2021 — avrebbe immesso sul mercato seicento milioni di litri di carburante evadendo da sola centotredici milioni di euro di IVA, attraverso il meccanismo della cosiddetta “frode carosello”. Centotredici milioni evasi da un solo soggetto economico, con l’ombra del clan dei Casalesi alle spalle.
Il confronto è eloquente. L’incrocio POS-scontrini consente di recuperare il sommerso diffuso, fatto di pagamenti elettronici senza scontrino, di importi parzialmente dichiarati, di tutte quelle piccole irregolarità che, sommate, producono numeri importanti. Ma il sommerso sistemico — quello delle grandi frodi IVA, dei meccanismi di carosello internazionale, dell’infiltrazione mafiosa nelle filiere economiche legali — non si combatte con POS e scontrini: si combatte con l’altra metà del “metodo Falcone”, quella che riguarda le indagini patrimoniali, le interdittive antimafia, la cooperazione internazionale fra autorità fiscali, le confische, il riuso dei beni confiscati. Le due cose non sono alternative: sono complementari. Un Paese serio fa entrambe. Celebrare il successo dell’una senza ricordare l’urgenza dell’altra significherebbe accontentarsi del traguardo più facile e perdere di vista quello più importante.
Salento Dinamico: ogni euro recuperato è un servizio in più al Sud
C’è un’ultima cosa che merita di essere detta, e che riguarda da vicino il Mezzogiorno. Quando un Paese recupera cinque miliardi di euro di base imponibile sommersa, quel denaro non resta in qualche conto astratto: diventa, prima o poi, servizio pubblico. Diventa scuole tenute aperte, ospedali finanziati, infrastrutture costruite, trasporti potenziati, ricerca finanziata. E poiché il Sud Italia è la parte del Paese più dipendente dal servizio pubblico — perché il privato vi è strutturalmente meno presente, e perché il reddito disponibile delle famiglie è più basso — ogni euro recuperato all’evasione è, in proporzione, un beneficio più grande per il Mezzogiorno che per il resto d’Italia. Un fisco efficiente non è un nemico del Sud: è il suo principale alleato.
Don Lorenzo Milani, nella Lettera a una professoressa del 1967, scriveva una frase che dovrebbe essere stampata in ogni circolare dell’Agenzia delle Entrate: “Non c’è ingiustizia più grande che far parti uguali tra disuguali”. L’evasione fiscale produce esattamente questa ingiustizia. Chi evade scarica i costi dei servizi pubblici sulle spalle di chi paga: del lavoratore dipendente, del pensionato, del piccolo professionista, dell’impresa onesta. In Italia, dove la pressione fiscale formale è alta proprio perché compensa una parte di evasione, ridurre l’evasione vuol dire creare le condizioni — politiche e contabili — per ridurre legittimamente le tasse a chi le paga sempre. È la logica più semplice del mondo: chi sta in regola merita di pagare meno, perché chi non lo è stato comincia finalmente a pagare il suo.
Quando, già negli anni dal 2000 al 2005 e poi in forma più strutturata dal 2009, ho cominciato a pensare Salento Dinamico, la legalità economica era — come ho ricordato più volte in questi giorni — una delle dimensioni fondanti di quella visione, accanto a innovazione, energia, ambiente, mobilità e agricoltura. Non per moralismo, ma per realismo: lo sviluppo del Sud Italia non si fa solo coi fondi di coesione e con le belle parole nei convegni. Si fa anche, e forse soprattutto, ripulendo i mercati, rendendo la concorrenza leale, premiando chi paga le tasse rispetto a chi le evade. Cinque miliardi e trecento milioni recuperati in due mesi e mezzo sono una buona notizia per tutti noi. Sono soprattutto una buona notizia per quel commerciante onesto di Otranto, di Lecce, di Foggia, che da anni si vede schiacciato dalla concorrenza sleale di chi non emette lo scontrino e applica prezzi inferiori. È una buona notizia per il piccolo artigiano del Salento che paga regolarmente le tasse. È una buona notizia per chi crede — come dovremmo credere tutti, di destra o di sinistra che si sia — che il fondamento di ogni comunità civile sia rispettare le stesse regole insieme.
Fonti: Agenzia delle Entrate — dichiarazioni del direttore Vincenzo Carbone all’evento per i cinquant’anni di Sogei alla Camera dei deputati, 28 maggio 2026; ANSA, “Con la cassa collegata al Pos boom di scontrini, emersi 5,3 miliardi”, 28 maggio 2026; ANSA, “L’Agenzia delle Entrate fornisce i dati, emersi 5,3 miliardi”, 28 maggio 2026; Il Sole 24 Ore, “Fisco, con l’abbinamento Pos e scontrini emersi 5,3 miliardi”, di Giovanni Parente e Gianni Trovati, 28 maggio 2026; dichiarazioni del Viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo; Legge 30 dicembre 2024 n. 207 (Legge di Bilancio 2025), articolo 1 commi 74-77; Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 424470/2025 del 31 ottobre 2025; storia della fatturazione elettronica in Italia: Decreto Legislativo 5 agosto 2015 n. 127 e successive modifiche; lotteria degli scontrini, Legge 27 dicembre 2019 n. 160 (Legge di Bilancio 2020); Sogei S.p.A., società del Ministero dell’Economia e delle Finanze; Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e Guardia di Finanza di Caserta, inchiesta sulla frode nel settore dei carburanti, maggio 2026; Don Lorenzo Milani, “Lettera a una professoressa”, Scuola di Barbiana, Libreria Editrice Fiorentina, 1967.















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