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Nel DNA dell’ulivo si nasconde la risposta alla xylella. La scienza lo sa. La legge europea sta per permetterlo

da 30 Maggio 2026Agricoltura, Europa Strategica0 commenti

Le Nuove Tecniche Genomiche cambieranno l’agricoltura come CRISPR ha cambiato la medicina. L’UE ha appena approvato il regolamento. L’UniSalento è già dentro la ricerca. Ma il nodo dei brevetti rischia di consegnare la soluzione alle stesse multinazionali che controllano i semi

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«Il mio tempo verrà.» — Gregor Mendel, padre della genetica moderna, 1884


Il segreto che sta nella linfa

I ricercatori lo sanno da qualche anno. Studiando la linfa estratta da alberi sani di cultivar note per essere sensibili, resistenti e immuni alla xylella, gli scienziati hanno scoperto che la resistenza al batterio si trova nei meccanismi biochimici interni alla pianta stessa — nella composizione della linfa xilematica delle cultivar resistenti come il Leccino e la Favolosa, che mantengono un equilibrio batterico stabile, a differenza della Cellina di Nardò e dell’Ogliarola salentina, dove l’infezione causa un crollo della biodiversità microbica interna a vantaggio del batterio patogeno. europa

In altre parole: il codice della resistenza alla xylella esiste già, scritto nel DNA delle cultivar che sono sopravvissute. Il genoma del Leccino è stato completamente sequenziato. I ricercatori sanno dove guardare. Il problema è il tempo: con le tecniche di selezione tradizionale, trasferire quella resistenza in nuove varietà adatte all’olivicoltura salentina richiede decenni di incroci, selezioni e osservazioni sul campo.

Le Nuove Tecniche Genomiche potrebbero cambiare questa equazione. E il 21 aprile 2026 — trentasette giorni fa — il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il testo finale del regolamento che le regolamenta. Gregor Mendel, che studiava i piselli nel suo orto del convento moravo senza che nessuno lo ascoltasse, aveva ragione: il suo tempo è arrivato. Centoottanta anni dopo.

Cosa sono le NGT — e perché non sono gli OGM degli anni Novanta

Prima di tutto, una distinzione che il dibattito pubblico italiano fatica sistematicamente a fare. Le Nuove Tecniche Genomiche — in Italia chiamate anche Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) — non sono gli Organismi Geneticamente Modificati contro cui si sono mobilitate generazioni di ambientalisti negli anni Novanta.

La differenza è sostanziale. Le NGT sono tecnologie di ultima generazione che permettono di modificare il DNA di un organismo intervenendo su specifiche parti del genoma in modo rapido e preciso. La differenza principale rispetto agli OGM tradizionali è che questi ultimi spesso contengono geni provenienti da specie diverse, mentre una pianta sviluppata con le NGT può risultare geneticamente indistinguibile da una ottenuta per mutazione naturale o tramite incroci tradizionali. Europa Today

Detto in termini accessibili: con gli OGM classici si inserisce in una pianta del DNA proveniente da un’altra specie — un gene di batterio in una pianta di mais, per esempio. Con le NGT si modifica il DNA che la pianta già possiede, come se si accelerasse o si guidasse una mutazione che in natura potrebbe avvenire spontaneamente in migliaia di anni. La tecnica più nota è CRISPR-Cas9 — il sistema di editing genomico che ha vinto il Nobel per la Chimica nel 2020 assegnato a Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier.

Il regolamento europeo distingue due categorie. Le NGT di categoria 1 sono piante che potrebbero esistere in natura o essere prodotte mediante tecniche di selezione convenzionali — esentate dalle norme sugli OGM e con percorso normativo semplificato. Le NGT di categoria 2, con modifiche più complesse, rimangono soggette a procedure simili agli OGM, con obblighi di tracciabilità e monitoraggio, e gli stati membri possono limitarne la coltivazione sul proprio territorio. La Gazzetta del Mezzogiorno

La lunga strada del regolamento europeo

Il percorso di regolamentazione delle NGT è cominciato il 5 luglio 2023, quando la Commissione Europea ha presentato la sua proposta. Il Parlamento Europeo ha approvato il mandato negoziale nell’aprile 2024. Il 14 marzo 2025 il Consiglio ha concordato il proprio mandato, avviando il trilogo — il negoziato informale tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Il 4 dicembre 2025 è stato raggiunto l’accordo provvisorio. Il 21 aprile 2026, il Consiglio ha approvato il testo finale. Una volta ottenuta l’approvazione in assemblea plenaria del Parlamento Europeo, il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale UE, concedendo agli stati membri 24 mesi per adeguare le proprie normative nazionali. PortAdriaeco

Tre anni di negoziati. Un iter che ha attraversato le elezioni europee del 2024, il cambio di Commissione, le resistenze di diversi paesi. Il nodo più controverso non è stato la sicurezza alimentare — su cui la comunità scientifica è ampiamente concorde nel ritenere le NGT-1 equivalenti alle varietà convenzionali — ma la brevettabilità.

Il nodo dei brevetti: chi possiederà il DNA delle piante?

Le opposizioni di alcuni stati membri durante il negoziato hanno riguardato principalmente i problemi legati alla brevettabilità delle piante NGT. È il nodo politico più delicato, e vale la pena spiegarlo con precisione. Port

Negli articoli precedenti di questa rubrica abbiamo raccontato come quattro multinazionali controllino il 56% del mercato globale delle sementi. Queste stesse aziende — Bayer, Corteva, Syngenta, BASF — dispongono dei laboratori di biologia molecolare più avanzati al mondo e della capacità di sviluppare nuove varietà NGT in tempi brevissimi. Se le piante prodotte con NGT-1 fossero brevettabili liberamente, il rischio concreto è che le multinazionali brevettino le nuove varietà resistenti alla siccità, alla xylella, al cambiamento climatico, e le rivendano agli agricoltori che hanno custodito per secoli quelle stesse caratteristiche genetiche nel proprio territorio.

Non è un rischio ipotetico: è già accaduto con le varietà convenzionali. E per questo il voto di febbraio 2024 al Parlamento Europeo ha mostrato una spaccatura politica significativa — con la sinistra verde e il M5S contrari proprio su questo punto, mentre i gruppi di centrodestra votavano a favore della proposta. Il testo finale ha introdotto alcune limitazioni alla brevettabilità per le NGT-1, ma il dibattito non è chiuso.

La ricerca pugliese che non aspetta

Mentre i legislatori europei negoziavano, i ricercatori pugliesi lavoravano. E l’Università del Salento era già dentro questa storia.

Il progetto NOVIXGEN — avviato nel gennaio 2023 e coordinato dal CREA, con il coinvolgimento dell’Università degli Studi del Salento, dell’Università di Bari, dell’Università di Napoli Federico II, dell’Istituto di Genomica Applicata e di sette centri di ricerca — studia la resistenza genetica alla xylella nell’olivo e nella vite, con l’obiettivo di offrire agli operatori agricoli nuove varietà tolleranti da aggiungere alle sole quattro varietà attualmente autorizzate dalla Regione Puglia per i nuovi impianti in zona infetta.

Il progetto RIGENERA, avviato sempre nel 2023 e che si concluderà nel 2027, vede la partecipazione del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento insieme a CREA, CNR e altri partner, e si concentra sullo screening della biodiversità olivicola nei territori colpiti dalla xylella, sulla caratterizzazione dei meccanismi di resistenza e sul miglioramento delle tecniche di screening varietale.

Oggi in Puglia si gestiscono progetti europei sulla xylella di grande importanza. Tra le strategie di contrasto al batterio quella della resistenza genetica è sicuramente la più importante, quella su cui il MASAF nel 2023 ha emanato bandi specifici.

Con le tecniche tradizionali di selezione, sviluppare una nuova varietà resistente richiede quindici-vent’anni. Con le NGT — se il regolamento europeo permetterà di applicarle all’olivo in zona infetta — quei tempi potrebbero ridursi a cinque-sette anni. Non è una differenza tecnica: è la differenza tra una risposta alla xylella che arriva nel 2045 e una che arriva nel 2032.

Attualmente sono autorizzate per i nuovi impianti nelle zone infette solo quattro varietà: Leccino, FS-17 (Favolosa), Lecciana e Leccio del Corno. Quattro varietà per ricostruire un paesaggio olivicolo millenario fondato su una biodiversità di centinaia di cultivar. Il rischio non è solo agricolo: è paesaggistico, culturale, identitario. Le NGT non risolveranno questo problema da sole — ma potrebbero moltiplicare le opzioni disponibili in tempi compatibili con la realtà dell’emergenza.

Il dilemma della sovranità genomica

Qui si apre la domanda più difficile. Le NGT sono uno strumento: il risultato dipende da chi le usa, per quali obiettivi e con quale modello di proprietà intellettuale.

Se le nuove varietà di ulivo resistenti alla xylella vengono sviluppate dalla ricerca pubblica pugliese — CREA, UniSalento, CNR, Università di Bari — e messe a disposizione degli olivicoltori attraverso canali pubblici o cooperativi, le NGT sono uno strumento di sovranità territoriale. Se invece vengono sviluppate dalle multinazionali delle sementi e brevettate, diventano l’ennesimo meccanismo di dipendenza.

La differenza non è nella tecnologia. È nelle scelte politiche che accompagnano la tecnologia: chi finanzia la ricerca, chi possiede i risultati, come vengono distribuiti.

La Regione Puglia, il governo italiano e l’Unione Europea hanno tutti gli strumenti per fare la scelta giusta: finanziare la ricerca pubblica sulle varietà resistenti, garantire che i brevetti non blocchino l’accesso degli agricoltori alle innovazioni sviluppate con fondi pubblici, costruire reti di breeding cooperativo che mantengano la biodiversità invece di ridurla ulteriormente a quattro varietà autorizzate.

È una scelta che si fa adesso, mentre il regolamento si implementa. Non dopo.

Salento Dinamico e il codice che aspettava

Mendel lo scoprì nel suo orto del convento. Lo pubblicò nel 1865 in una rivista di Brno che nessuno lesse. Morì nel 1884 senza sapere che aveva cambiato la biologia. Il suo tempo venne nel 1900, quando tre botanici riscoprirono indipendentemente le sue leggi.

Il genoma dell’ulivo salentino custodisce codici che aspettano da millenni di essere letti, compresi, messi al servizio della sopravvivenza di un ecosistema. La scienza sa già dove guardare. La tecnologia esiste. Il regolamento europeo è appena stato approvato.

Salento Dinamico ha sempre creduto che il futuro si costruisce con gli strumenti del presente, senza paura della conoscenza e senza ingenuità sui rapporti di potere che la conoscenza genera. Le NGT non sono una bacchetta magica — sono uno strumento. La domanda è se la Puglia sarà il territorio che le usa per ricostruire i propri oliveti, o quello che aspetta che qualcun altro lo faccia al posto suo, brevettandone i risultati.


Fonti: Agrifoglio/Il Foglio — Consiglio UE approva NGT, aprile 2026; Eunews — Via libera quadro UE NGT, dicembre 2025; Renewable Matter — NGT trilogo, aprile 2025; Consiglio UE — Mandato negoziale NGT, marzo 2025; Consiglio UE — Accordo provvisorio NGT, dicembre 2025; FISV — Regolamentazione NGT, dicembre 2024; La Gazzetta del Mezzogiorno — Resistenza xylella nella linfa, gennaio 2024; CREA Futuro — Progetto NOVIXGEN; Olivo e Olio — Xylella tre progetti ricerca, gennaio 2026; Olivo e Olio — Varietà resistenti olivicoltura salentina, gennaio 2026; Il Manifesto — NGT primo sì PE, febbraio 2024


Innovazione Genognomica 2026

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