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Chi controllerà i soldi digitali che useremo? L’Europa ha due anni per decidere

da 3 Giugno 2026Economia, Europa Strategica0 commenti

La BCE accelera sull’euro digitale. Gli Stati Uniti hanno trasformato le stablecoin in dollari in un’arma geopolitica. In gioco non c’è la comodità dei pagamenti, ma la sovranità monetaria europea

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«Il denaro non è che una pretesa nei confronti della società: riposa sulla fiducia nel potere che lo garantisce.» — Georg Simmel, Filosofia del denaro, 1900


Una frase detta a Seoul, due giorni fa

Il primo giugno 2026, a Seoul, davanti alla conferenza internazionale della Bank of Korea, Isabel Schnabel — membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea — ha pronunciato una frase che merita attenzione. L’euro digitale, ha detto, è un passaggio indispensabile per preservare la sovranità europea in una fase di tensioni geopolitiche, pagamenti sempre più mobili e stablecoin dominate dal dollaro. Leggo

Sovranità. Non comodità, non efficienza, non modernizzazione dei pagamenti. Sovranità. È la parola chiave per capire perché un tema apparentemente tecnico — la moneta digitale di banca centrale — sia diventato uno dei campi di battaglia strategici tra Stati Uniti ed Europa nel 2026.

Georg Simmel lo aveva intuito più di un secolo fa: il denaro non è un oggetto, è una relazione di fiducia. Riposa sulla fiducia nel potere che lo garantisce. La domanda dell’euro digitale è esattamente questa: chi garantirà i soldi digitali che useremo ogni giorno? Una banca centrale europea, sotto controllo pubblico e democratico? O emittenti privati americani le cui riserve finanziano il debito degli Stati Uniti?

Cos’è davvero l’euro digitale

Partiamo dalle basi. L’euro digitale sarebbe una valuta digitale emessa e controllata dalla BCE — una forma digitale di contante, che consentirebbe ai cittadini di accedere alla moneta di banca centrale in forma digitale, affiancando le banconote e le monete. Come il contante, sarebbe accessibile, liberamente utilizzabile per effettuare o ricevere pagamenti, e avrebbe corso legale. Wikipedia

La differenza rispetto ai soldi che già usiamo con bancomat e carte è sottile ma fondamentale. Quando paghi con la carta, stai usando moneta bancaria privata — un credito che hai verso la tua banca commerciale. L’euro digitale, invece, sarebbe moneta di banca centrale: l’equivalente elettronico esatto di una banconota, garantito direttamente dalla BCE, senza il rischio di insolvenza di un intermediario privato.

I tempi sono ormai definiti. La fase di preparazione si è svolta da novembre 2023 a ottobre 2025. Nell’ottobre 2025 il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di passare alla fase successiva. Se i legislatori dell’UE adotteranno la normativa nel corso del 2026, l’euro digitale potrà essere emesso nel 2029. Il progetto pilota dovrebbe iniziare nella seconda metà del 2027. L’ipotesi è quella di fissare un massimo di tremila euro che ogni persona potrà detenere nel proprio portafoglio digitale — un limite pensato per evitare che i cittadini svuotino i conti bancari trasferendo tutto sull’euro digitale, destabilizzando il sistema creditizio. Radio Radicale + 2

Perché proprio adesso: l’arma americana delle stablecoin

L’accelerazione europea non nasce dal nulla. Nasce come risposta a una mossa americana precisa e potente. Il 18 luglio 2025, Donald Trump ha firmato il GENIUS Act, una legge che mira a trasformare gli Stati Uniti nella capitale mondiale delle stablecoin — le criptovalute ancorate al valore di una moneta reale, in questo caso il dollaro. eccoclimate

Per capire perché questa legge è geopoliticamente esplosiva, bisogna guardare al suo meccanismo interno. Il GENIUS Act impone che ogni emittente autorizzato mantenga riserve 1:1, coperte esclusivamente da dollari o da titoli di Stato americani con scadenza inferiore ai 93 giorni. Tether, da sola, ha dichiarato nel primo trimestre 2025 riserve in Treasury per quasi 120 miliardi di dollari. L’intero settore delle stablecoin sta assorbendo una quota stimata dell’80% delle proprie riserve in titoli sovrani USA, per un totale già superiore ai 200 miliardi di dollari. AltoGain

Il risultato è geniale nella sua brutalità strategica. Standard Chartered prevede che il mercato raggiunga i 2.000 miliardi entro il 2028: a quel punto, i detentori di stablecoin potrebbero diventare il secondo acquirente netto di debito americano dopo la Federal Reserve stessa. Ogni dollaro immobilizzato in una stablecoin è, in ultima istanza, domanda strutturale di debito sovrano americano. AltoGain

Tradotto: ogni volta che qualcuno nel mondo — un brasiliano, un nigeriano, un europeo — usa una stablecoin in dollari per pagare o risparmiare, sta indirettamente finanziando il debito pubblico americano e rafforzando il dominio globale del dollaro. Il Parlamento europeo ha provocatoriamente etichettato questo approccio come “criptomercantilismo”. Wikipedia

I tre rischi della dollarizzazione digitale

Gli analisti europei hanno identificato con precisione i pericoli che il predominio delle stablecoin in dollari comporta per l’Europa. Il primo è per la stabilità finanziaria: gli emittenti sono soggetti a corse agli sportelli mentre il sistema bancario tradizionale rischia la disintermediazione. Il secondo: le stablecoin in dollari, se adottate in massa, possono portare a una “dollarizzazione digitale” dell’area euro, creando rischi di cambio per famiglie e imprese europee e restringendo la possibilità di trasmettere la politica monetaria europea. Il terzo: l’ampia circolazione di stablecoin in dollari limiterebbe la sovranità monetaria dei paesi terzi partner commerciali dell’UE, riducendo il ruolo internazionale dell’euro. Analisi Difesa

Il secondo rischio è il più insidioso. Se milioni di europei iniziassero a usare stablecoin in dollari per i pagamenti quotidiani — perché più comode, più diffuse, integrate nelle piattaforme tecnologiche americane che già dominano le nostre vite digitali — la BCE perderebbe progressivamente la capacità di governare la politica monetaria dell’area euro. Quando alzi o abbassi i tassi per controllare l’inflazione, lo fai sulla tua moneta. Se i cittadini usano un’altra moneta, la tua leva si indebolisce.

Il dilemma europeo: l’euro digitale basta?

Qui però bisogna essere onesti, perché è il punto su cui il dibattito europeo è più diviso. L’euro digitale è la risposta giusta, ma rischia di essere una risposta parziale e tardiva.

L’euro digitale sarà inizialmente limitato a transazioni fino a 3.000 euro, quindi utile solo al dettaglio. Senza un vero mercato di eurobond a sostegno, l’Europa rischia di rimanere indietro in questa corsa tecnologica e geopolitica. Le economiste Annalisa Rosselli e Annamaria Simonazzi lo hanno sintetizzato con una frase netta: l’Europa non può continuare a dormire. eccoclimate

C’è poi il fronte parallelo delle stablecoin in euro. Il regolamento europeo MiCAR consente di emettere stablecoin ancorate all’euro, e le autorità europee cercano di costruire un impianto coerente che includa sia l’euro digitale sia asset ancorati alla valuta unica. L’obiettivo è rafforzare la sovranità digitale europea, promuovendo l’uso dell’euro anche negli scambi on-chain, nei pagamenti transfrontalieri e nei progetti di tokenizzazione. Ma il ritardo accumulato è significativo: mentre l’America ha già una legge operativa dal luglio 2025, l’Europa avrà l’euro digitale, forse, nel 2029. WikipediaBanca Generali

Il nodo che riguarda ognuno di noi: la privacy

C’è un aspetto dell’euro digitale che tocca direttamente la libertà di ogni cittadino, ed è il più delicato di tutti: la privacy.

Il contante ha una caratteristica che diamo per scontata: è anonimo. Quando paghi un caffè con una banconota, nessuno registra quella transazione, nessuno sa cosa hai comprato, dove e quando. È una forma di libertà che la digitalizzazione dei pagamenti ha progressivamente eroso — ogni pagamento con carta lascia una traccia, costruisce un profilo, alimenta i database delle società di pagamento.

La BCE sostiene che l’euro digitale preserverà la privacy dei cittadini, con una soluzione offline che garantirebbe un livello di riservatezza simile a quello del contante per i piccoli pagamenti di prossimità. Le organizzazioni per i diritti digitali rimangono caute: una moneta digitale emessa dallo Stato è, potenzialmente, lo strumento di sorveglianza finanziaria più potente mai concepito. La differenza tra uno strumento di libertà e uno di controllo sta interamente nel modo in cui viene progettato — nelle garanzie tecniche e giuridiche che vengono inserite, o non inserite, nell’architettura del sistema.

È lo stesso tema che abbiamo affrontato parlando del GDPR in questa rubrica: l’Europa ha la possibilità di costruire un’infrastruttura digitale che tutela i diritti invece di eroderli. Ma è una possibilità, non una garanzia automatica. Dipende dalle scelte che si fanno adesso, mentre il regolamento si scrive.

Cosa cambia per le PMI e i cittadini del Salento

Questo discorso, apparentemente lontano, tocca concretamente il tessuto economico salentino in almeno tre modi.

Il primo sono le commissioni di pagamento. Oggi, ogni volta che un turista paga con carta in un ristorante di Otranto, in un lido di Gallipoli, in un negozio di Lecce, una percentuale di quella transazione finisce ai circuiti internazionali — Visa, Mastercard — che sono americani. Per le piccole attività commerciali e turistiche, queste commissioni rappresentano un costo significativo e una dipendenza da infrastrutture estere. L’euro digitale è progettato per essere gratuito nei pagamenti base tra cittadini e per ridurre drasticamente i costi di transazione per i commercianti.

Il secondo è l’inclusione finanziaria. Nelle aree interne del Salento, tra la popolazione anziana, tra chi non ha accesso facile ai servizi bancari, l’euro digitale come equivalente del contante — accessibile a chiunque, anche senza un conto bancario tradizionale — potrebbe garantire un accesso ai pagamenti digitali che oggi non è universale.

Il terzo è la sovranità stessa. Un territorio che dipende dal turismo internazionale ha tutto l’interesse a che i pagamenti avvengano su infrastrutture europee, governate da regole europee, invece che su circuiti privati esteri che possono cambiare condizioni, commissioni e politiche secondo logiche che nulla hanno a che fare con gli interessi del Mezzogiorno.

Quello che la Regione Puglia può fare

Non spetta a una Regione decidere sull’euro digitale — è materia di BCE e Unione Europea. Ma spetta a una Regione preparare il proprio tessuto economico e sociale ad affrontare questa transizione nel modo migliore.

Significa investire in educazione finanziaria digitale, soprattutto per le fasce più anziane e per le aree interne, perché nessuno resti escluso dalla transizione. Significa supportare le PMI — i piccoli commercianti, gli operatori turistici, gli artigiani — nell’adozione dei nuovi strumenti di pagamento, riducendo i costi e aumentando la consapevolezza. Significa partecipare al dibattito europeo facendo valere le specificità dei territori meridionali, dove l’inclusione finanziaria e i costi di transazione hanno un peso sproporzionato rispetto alle aree più ricche del continente.

L’euro digitale arriverà, forse, nel 2029. I tre anni che ci separano da quella data non sono tempo di attesa: sono tempo di preparazione.

Salento Dinamico e la moneta del futuro

Simmel aveva ragione: il denaro è fiducia nel potere che lo garantisce. La domanda che l’Europa si pone in questi mesi — chi garantirà la moneta digitale del futuro — non è una questione tecnica per economisti. È una questione di democrazia, di sovranità, di libertà.

Salento Dinamico ha sempre creduto che la sovranità di un territorio si costruisca anche attraverso il controllo degli strumenti che usa ogni giorno — l’energia, i dati, e ora anche il denaro. Un’Europa che governa la propria moneta digitale è un’Europa più libera. Un Mezzogiorno consapevole di cosa è in gioco è un Mezzogiorno che non subisce le transizioni, ma le attraversa con cognizione di causa.

I soldi digitali del futuro stanno per essere progettati. La domanda non è se li useremo — lo faremo. La domanda è chi li controllerà. E quella domanda, per una volta, possiamo ancora contribuire a rispondere.


Fonti: BCE — Decisioni del Consiglio direttivo, 4 maggio 2026; BCE — Euro digitale e Progressi sull’euro digitale, ottobre 2025; Sbircialanotizia — Schnabel Seoul euro digitale, 1 giugno 2026; LaPresse — BCE fase di sviluppo euro digitale, ottobre 2025; FIPE — Euro digitale progetto pilota 2027, aprile 2026; Vietato Parlare — GENIUS Act e egemonia monetaria, maggio 2026; Startmag — Euro digitale e stablecoin, luglio 2025; Sbilanciamoci — Stablecoin e supremazia del dollaro, novembre 2025; Diritto al Digitale — GENIUS Act e MiCAR, settembre 2025; Agenda Digitale — Stablecoin in euro 2026, gennaio 2026; IRPA — Osservatorio stablecoin, febbraio 2026; Regolamento UE 2023/1114 (MiCAR)


Euro Digitale 2026

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