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Una scoperta dell’Università del Salento può rendere l’energia pulita più economica. Ed è una questione di sovranità europea

da 4 Giugno 2026Europa Strategica, Scienza0 commenti

Un brevetto ENEA-UniSalento elimina i metalli preziosi dalle tecnologie dell’idrogeno. Sembra un dettaglio tecnico. È invece il cuore della partita sull’autonomia strategica del continente

di Francesco Giannetta, Giugno 2026


«Niente nella vita va temuto, deve essere soltanto compreso.» Marie Curie


Una notizia da Lecce, di oggi

Oggi, dall’Università del Salento, è arrivata una di quelle notizie che meritano molto più spazio di quello che riceveranno. Un gruppo di ricercatori di ENEA e dell’Ateneo leccese ha depositato un brevetto per un nuovo materiale destinato alle tecnologie dell’energia pulita. Tra gli inventori e co-titolari c’è il professor Claudio Mele, del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, con una quota del 10 per cento riconosciuta all’Università del Salento.

Detta così, sembra una notizia per addetti ai lavori: un brevetto, un materiale, una sigla tecnica. In realtà tocca uno dei nodi più strategici della partita europea sull’autonomia tecnologica, quella partita che questa rubrica racconta da mesi. E lo tocca da un’angolazione che raramente associamo al Salento: non quella di chi subisce le scelte tecnologiche altrui, ma quella di chi le produce.

Cosa hanno inventato, spiegato semplice

Il materiale brevettato è un elettrocatalizzatore bifunzionale. Proviamo a tradurlo. Un catalizzatore è una sostanza che facilita una reazione chimica senza consumarsi. “Bifunzionale” significa che ne facilita due, non una sola: nello specifico, le due reazioni dell’ossigeno (la riduzione e l’evoluzione) che stanno alla base di tre tecnologie decisive per la transizione energetica. Le celle a combustibile, che producono elettricità dall’idrogeno emettendo solo acqua. Gli elettrolizzatori, che fanno il percorso inverso e producono idrogeno dall’acqua. E le batterie metallo-aria, una delle frontiere più promettenti dell’accumulo energetico.

Il problema che questa scoperta risolve è tutt’altro che teorico. Oggi questi dispositivi funzionano grazie a catalizzatori a base di platino o di altri metalli nobili: materiali scarsi, costosissimi, concentrati in pochissimi paesi al mondo. È uno dei motivi per cui le tecnologie dell’idrogeno faticano a diffondersi su larga scala: costano troppo, in buona parte a causa di quei metalli.

Il materiale messo a punto a Lecce risolve il problema alla radice, perché è completamente privo di metalli preziosi. Al loro posto utilizza una struttura di nanofibre polimeriche, prodotte con una tecnica di elettrofilatura chiamata elettrospinning, all’interno delle quali sono distribuite particelle attive a base di carbonio, azoto e ossidi di metalli di transizione. Tutti materiali abbondanti, comuni, economici. E come ha spiegato il professor Mele, la struttura porosa e leggera svolge contemporaneamente due ruoli: quello del catalizzatore e quello dello strato che permette ai gas di muoversi verso i siti di reazione. Un solo materiale al posto di due, depositabile direttamente sull’elettrodo, con meno perdite di energia e una struttura più semplice.

In una frase: fa di più, con meno, e senza dipendere da ciò che non abbiamo.

Perché i metalli preziosi sono una questione geopolitica

Chi ha seguito questa rubrica riconoscerà immediatamente il punto. Abbiamo dedicato un articolo alle terre rare e ai materiali critici, raccontando come l’Europa dipenda quasi totalmente da paesi terzi (la Cina in testa) per i materiali su cui si fonda l’intera transizione tecnologica. Il platino e i metalli nobili usati nei catalizzatori appartengono alla stessa famiglia di vulnerabilità: l’Unione Europea non li produce in quantità significative, deve importarli, e la loro disponibilità dipende da equilibri geopolitici che non controlla.

Ogni volta che una tecnologia strategica può funzionare senza un materiale critico importato, l’Europa guadagna un pezzo di autonomia. Non è un guadagno astratto: è esattamente ciò che il Critical Raw Materials Act europeo si propone di ottenere, riducendo la dipendenza dalle importazioni attraverso il riciclo, la diversificazione e, appunto, la sostituzione dei materiali critici con alternative più accessibili.

Una scoperta che elimina il platino dalle celle a combustibile e dagli elettrolizzatori non è quindi soltanto un risparmio economico. È un mattone di sovranità tecnologica. E quel mattone, oggi, porta la firma di un laboratorio salentino.

Il valore di un brevetto pubblico

C’è un secondo aspetto che merita attenzione, ed è la natura pubblica di questa ricerca. Il brevetto è di ENEA e dell’Università del Salento, due enti pubblici. È stato finanziato nell’ambito del Piano Operativo “Ricerca e sviluppo sull’idrogeno”, attraverso i fondi del PNRR, in accordo tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ed ENEA. Soldi pubblici, ricerca pubblica, proprietà intellettuale pubblica.

Marie Curie, che dedicò la vita allo studio degli elementi e vinse due premi Nobel, prese una decisione che all’epoca sorprese molti: rifiutò di brevettare il processo di isolamento del radio. Riteneva che la scienza dovesse appartenere a tutti, che i frutti della ricerca non andassero recintati a vantaggio di pochi. Era un’altra epoca, e oggi il brevetto è uno strumento legittimo e spesso necessario per portare una scoperta dal laboratorio al mercato. Ma il principio che muoveva Curie resta attuale: chi controlla la conoscenza, controlla il futuro.

Negli articoli su questa rubrica dedicati alle sementi e alle nuove tecniche genomiche abbiamo visto il rovescio della medaglia: il rischio che l’innovazione, anche quando nasce da bisogni collettivi, finisca brevettata e controllata da poche multinazionali. Un brevetto in mano a enti pubblici italiani è l’esatto opposto di quella dinamica. È un patrimonio della collettività, che può essere valorizzato mantenendo il controllo sulla sua destinazione. A patto di saperlo fare.

Il punto dove l’Europa di solito perde

Ed è qui che si gioca la partita più difficile. La ricerca è a un livello di maturità tecnologica ancora iniziale (i campioni sono stati prodotti in laboratorio), e i prossimi passi riguardano lo sviluppo su scala medio-alta e l’automazione del processo produttivo. È il passaggio dalla provetta alla fabbrica. Ed è esattamente il punto in cui l’Europa, storicamente, perde.

Lo abbiamo raccontato parlando del quantum computing e dell’intelligenza artificiale: l’Europa produce ricerca di altissimo livello, forma scienziati eccellenti, deposita brevetti pregevoli, e poi lascia che siano altri (gli Stati Uniti, sempre più la Cina) a trasformare quelle scoperte in prodotti, industrie, posti di lavoro e profitti. È il paradosso del continente che inventa e non capitalizza. Lo stesso meccanismo che alimenta la fuga dei cervelli di cui questa rubrica si è occupata: i talenti partono perché altrove trovano chi trasforma le loro idee in realtà.

Un brevetto salentino sull’energia pulita rischia lo stesso destino, se non viene accompagnato da una strategia di industrializzazione che lo trattenga sul territorio. La ricerca è il primo passo. Senza il secondo, resta una pubblicazione scientifica e una citazione in qualche convegno internazionale, mentre il valore economico viene raccolto altrove.

Quello che la Regione Puglia dovrebbe vedere

C’è una sinergia che la Puglia ha tra le mani e che dovrebbe riconoscere subito. In un articolo recente di questa rubrica abbiamo raccontato la Puglia Green Hydrogen Valley: gli impianti di Brindisi, Taranto e Cerignola che produrranno idrogeno verde con 370 milioni di finanziamento europeo. Quegli impianti funzionano con elettrolizzatori. E gli elettrolizzatori, oggi, costano cari proprio a causa dei catalizzatori a base di metalli preziosi.

Il brevetto dell’Università del Salento serve esattamente a rendere quegli elettrolizzatori più economici. La ricerca salentina, in altre parole, può alimentare la filiera dell’idrogeno pugliese. C’è una catena del valore potenziale interamente regionale: la ricerca a Lecce, la produzione di idrogeno a Brindisi e Taranto, l’università che forma i tecnici, le imprese che industrializzano. È raro che un territorio abbia tutti i pezzi di una filiera tecnologica strategica così vicini tra loro.

La Regione Puglia dovrebbe trattare questo brevetto non come una notizia di cronaca universitaria, ma come un asset strategico da proteggere e sviluppare. Significa sostenere il passaggio dalla scala di laboratorio a quella industriale con strumenti regionali e fondi europei. Significa connettere il gruppo di ricerca del professor Mele con le imprese del territorio e con i progetti sull’idrogeno già finanziati. Significa, ancora una volta, costruire le condizioni perché il valore generato qui resti qui, invece di emigrare verso chi sa industrializzare più in fretta.

Salento Dinamico e l’ingegno come risorsa

Marie Curie aveva ragione: ciò che non si comprende, si teme. E un territorio che non comprende il valore di ciò che produce finisce per regalarlo. Il Salento ha un’università che deposita brevetti su tecnologie che il mondo intero (Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del Sud, Cina, come indicano gli stessi ricercatori tra i mercati di interesse) sta cercando. Non è un dettaglio. È una possibilità.

Salento Dinamico ha sempre sostenuto che il futuro di questa terra non si costruisce solo sulle sue bellezze naturali, ma sulla sua capacità di produrre conoscenza e di trattenerne il valore. La scoperta di oggi è la prova che la conoscenza, qui, si produce già. La domanda, come sempre, è se sapremo fare il passo successivo: trasformare l’ingegno in industria, la ricerca in lavoro, il brevetto in futuro. La materia, per dirla con Curie, è tutta da comprendere. E poi da non lasciar andare.


Fonti: LeccePrima, 4 giugno 2026; Corriere Salentino, 4 giugno 2026; comunicato Università del Salento e ENEA sul brevetto dell’elettrocatalizzatore bifunzionale; Piano Operativo “Ricerca e sviluppo sull’idrogeno” (POR H2), PNRR Missione 2 Componente 2 Investimento 3.5; Commissione Europea, Critical Raw Materials Act


Energia Pulita 2026

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