A Lecce una masseria del Cinquecento abbandonata per decenni è tornata a vivere come casa della comunità. È esattamente questo che Salento Dinamico immagina da sempre: si può fare?
Dietro la stazione di Lecce, nel quartiere Ferrovia, dentro il Parco delle Cave, c’è Masseria Tagliatelle: un complesso storico del XVI secolo, rimasto chiuso per decenni, che custodisce il Ninfeo delle Fate. Oggi, grazie al progetto “Stazione Ninfeo”, è un ostello sociale, uno spazio di coworking, un punto ristoro gestito da giovani, un luogo di cultura, formazione e inclusione. Non è un’astrazione: è la dimostrazione concreta che recuperare e dare nuova vita alle strutture abbandonate della nostra storia è possibile. Ed è esattamente la strada che Salento Dinamico indica da oltre vent’anni.
di Francesco Giannetta. Giugno 2026
“Cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, 1972
Una masseria del Cinquecento, il Ninfeo delle Fate, e decenni di silenzio
Cominciamo dal luogo, perché è un luogo che merita di essere conosciuto da tutti i salentini, e che invece in pochi conoscono. Dietro la stazione ferroviaria di Lecce, nel quartiere Ferrovia, all’interno del grande Parco delle Cave di Marco Vito, sorge un complesso storico chiamato Masseria Tagliatelle. È un edificio del XVI secolo, una delle antiche ville suburbane costruite nei secoli scorsi nell’agro della città, e custodisce al suo interno un tesoro poco noto: il Ninfeo delle Fate, un ipogeo termale di grande valore monumentale, scavato nella roccia, una di quelle meraviglie nascoste di cui il Salento è pieno e che troppo spesso restano invisibili persino a chi vive a pochi passi. Tutto intorno, il Parco delle Cave conserva le “tagghiate”, i caratteristici solchi lasciati nella pietra dal taglio dei blocchi di tufo, la pietra leccese con cui sono costruite le nostre chiese e i nostri palazzi.
Per decenni, questo complesso monumentale è rimasto sostanzialmente chiuso, inattivo, aperto solo occasionalmente. Un patrimonio di tutti, di proprietà comunale, lasciato però ai margini, in quella condizione di abbandono silenzioso che conosciamo bene perché accomuna centinaia di beni storici in tutto il Mezzogiorno: masserie, palazzi, conventi, frantoi ipogei, stazioni dismesse, edifici che raccontano la nostra storia e che il tempo, l’incuria e la mancanza di risorse condannano lentamente al degrado. È la geografia dolorosa dell’abbandono, quella che chiunque percorra le strade interne del Salento conosce: la bellezza che si sgretola, la memoria che si perde, il potenziale che resta inespresso. Per Masseria Tagliatelle, però, le cose sono andate diversamente. E vale la pena raccontare come, perché è una storia che indica una strada.
“Stazione Ninfeo”: come un bene abbandonato è tornato alla comunità
Il cambio di rotta è arrivato da un metodo preciso, che merita di essere spiegato perché è replicabile. Nel 2020 il Comune di Lecce e la Fondazione Con il Sud hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, dal quale è nato un bando pubblico congiunto per affidare la gestione e la valorizzazione di Masseria Tagliatelle e del Ninfeo delle Fate. Non una vendita, non una privatizzazione: l’affidamento per dieci anni di un bene che resta di proprietà comunale, a un raggruppamento di associazioni, imprese e istituzioni a guida del Terzo Settore, sostenuto da un contributo straordinario di 500 mila euro della Fondazione. Il progetto vincitore si chiama “Stazione Ninfeo”, è guidato da Tdf Mediterranea con una folta rete di partner radicati nel territorio leccese, e dopo un lungo lavoro di restauro e di costruzione di un modello di gestione stabile, ha riportato la masseria a nuova vita: ha riaperto le porte al pubblico il 2 ottobre 2023.
Cosa è oggi Masseria Tagliatelle è presto detto, e fa impressione leggere l’elenco di tutto ciò che accade dentro un edificio che fino a poco tempo fa era vuoto. Al primo piano c’è un ostello sociale con sedici posti letto. C’è una sala coworking, aperta dal lunedì al venerdì, dove studenti, giovani professionisti, liberi professionisti possono lavorare e studiare. C’è un’area bar e punto ristoro, gestita da un’impresa sociale con il coinvolgimento di un istituto alberghiero, dove lavorano giovani del territorio. C’è una programmazione artistica continua: rassegne letterarie, musicali, teatrali, iniziative cinematografiche. Ci sono residenze artistiche, summer school, scuole di formazione. Ci sono percorsi tematici rivolti agli istituti scolastici leccesi sui temi della legalità, dello sviluppo sostenibile, dell’uguaglianza. Ci sono laboratori per i cittadini sull’accessibilità e l’inclusività, una portineria di quartiere per il rione Ferrovia, sportelli di supporto alla disabilità, percorsi multimediali e in braille per le persone ipovedenti. Il progetto stima di coinvolgere tremila giovani under 35, dieci istituti scolastici della provincia, trecento persone con disabilità. Un edificio vuoto è diventato, letteralmente, un pezzo di città viva.
Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud, ha sintetizzato il senso di questa operazione con parole che vale la pena riportare: la collaborazione fra pubblico e privato sociale “non solo è auspicabile, e deve essere applicata come previsto dal nuovo codice del Terzo settore e dagli obiettivi del PNRR, ma funziona”. Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha parlato di “un bene monumentale di straordinaria bellezza, finora aperto solo occasionalmente”, che trova “una nuova funzione e una nuova anima, fortemente votata all’innovazione sociale”. Sono affermazioni che, al di là delle appartenenze, descrivono con esattezza ciò che è accaduto: un bene comune restituito alla sua comunità, non come museo da contemplare, ma come spazio vivo da abitare.
La bellezza come attivatore sociale: un modello replicabile in tutto il Salento
C’è un’espressione, usata a proposito di Masseria Tagliatelle, che merita di essere sottolineata: in questo luogo “la bellezza si fa attivatore sociale e costituisce essa stessa il bene comune”. È un concetto potente, e profondamente salentino. Noi viviamo immersi nella bellezza: nelle pietre, nelle masserie, nei centri storici, negli ipogei, nelle chiese barocche, nei muretti a secco, negli ulivi monumentali. Ma la bellezza, da sola, non basta. Una masseria del Cinquecento può restare per decenni un rudere chiuso, e in quel caso la sua bellezza non genera nulla: non lavoro, non cultura, non comunità, non sviluppo. Oppure quella stessa bellezza può diventare il motore di una rigenerazione, il luogo attorno al quale si costruiscono relazioni, occasioni di lavoro per i giovani, servizi per i fragili, occasioni di crescita per un intero quartiere. La differenza fra le due cose non la fa la bellezza in sé: la fa la capacità di immaginare, progettare e gestire.
Ed è qui che il caso di Tagliatelle smette di essere una bella notizia locale e diventa un modello. Perché la formula che ha funzionato a Lecce, la collaborazione fra Comune proprietario, fondazione che finanzia, e raggruppamento del Terzo Settore che progetta e gestisce, è replicabile ovunque. In quanti comuni del Salento esistono masserie, palazzi storici, frantoi, ex conventi, edifici pubblici dismessi che giacciono nell’abbandono, mentre i giovani di quegli stessi comuni non hanno uno spazio dove ritrovarsi, una sala dove studiare, un luogo dove avviare un’attività culturale o sociale? Quante “Tagliatelle” dormienti aspettano, in tutto il Mezzogiorno, qualcuno che sappia immaginarne il futuro? Il punto non è la mancanza di patrimonio: di patrimonio ne abbiamo in abbondanza. Il punto è la capacità di trasformare quel patrimonio in vita, in comunità, in sviluppo. E questa capacità non cade dal cielo: si costruisce con una visione, con il metodo della collaborazione fra pubblico e privato sociale, e con la determinazione, come è stato detto a proposito di Tagliatelle, di “pensare in grande nonostante i pronostici e i pregiudizi sul Sud”.
Salento Dinamico: dare vita alle strutture abbandonate della nostra storia non è un sogno, è un metodo
Quando, già negli anni dal 2000 al 2005 e poi in forma più strutturata dal 2009, ho cominciato a elaborare Salento Dinamico, una delle idee centrali, forse la più cara, è sempre stata esattamente questa: il Salento non ha bisogno di inventarsi dal nulla, ha bisogno di dare nuova vita a ciò che già possiede. Recuperare e restituire alla comunità le strutture abbandonate della nostra storia e della nostra tradizione, le masserie, i palazzi, i frantoi, gli edifici dimenticati, trasformandoli in luoghi vivi di cultura, lavoro, innovazione sociale, accoglienza. Non per nostalgia, ma per una convinzione concreta: il patrimonio storico del Salento non è un peso da conservare, è un capitale da attivare. Ogni edificio recuperato e riportato a una funzione sociale è lavoro per i giovani che lo gestiscono, è un servizio per la comunità che lo abita, è un pezzo di territorio che smette di spopolarsi e ricomincia a vivere.
Masseria Tagliatelle è la dimostrazione vivente che questa visione non è un sogno astratto, ma un metodo che funziona, qui, adesso, nel cuore del Salento. Mette insieme quasi tutte le dimensioni costitutive di Salento Dinamico: l’innovazione sociale e culturale, perché crea un modello di gestione nuovo; la dignità del lavoro, perché dà occupazione vera a giovani del territorio; l’inclusione, perché mette al centro le persone con disabilità e i fragili; la legalità, perché forma gli studenti su legalità e cittadinanza; l’ambiente, perché valorizza un parco e un patrimonio naturale e storico; e la coesione di una comunità, perché restituisce a un intero quartiere un luogo dove ritrovarsi. È Salento Dinamico che prende forma in pietra leccese e tufo, senza bisogno di chiamarlo così.
Il modello di Tagliatelle dovrebbe diventare una strategia diffusa, sistematica, sostenuta con convinzione dalle istituzioni a ogni livello. La Regione Puglia, che negli ultimi anni ha investito molto sulla rigenerazione urbana e sui beni comuni, ha gli strumenti per farlo, e va sollecitata a moltiplicare queste esperienze, mappando i beni pubblici abbandonati comune per comune e accompagnando i territori, soprattutto i piccoli comuni delle aree interne che hanno meno forza progettuale, nella costruzione di partenariati con il Terzo Settore. Le risorse europee, dai fondi strutturali a ciò che resterà dopo il PNRR, dovrebbero essere orientate con decisione verso questo tipo di interventi, che hanno un ritorno sociale ed economico altissimo rispetto al capitale investito. E le comunità locali, le associazioni, i giovani, dovrebbero sentirsi protagonisti di questa possibilità, e non semplici spettatori.
Italo Calvino, nella pagina conclusiva delle Città invisibili, scriveva che di fronte all’inferno delle città la sola via d’uscita è “cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. È esattamente ciò che è accaduto a Masseria Tagliatelle: qualcuno ha riconosciuto, in un edificio abbandonato, qualcosa che non era inferno, una bellezza dormiente, una possibilità di comunità, e ha deciso di farla durare, di darle spazio. Il Salento è pieno di luoghi così, che aspettano solo di essere riconosciuti e fatti durare. Salento Dinamico è, in fondo, questo: l’impegno a riconoscerli tutti, uno per uno, e a ridare loro vita. Tagliatelle dimostra che si può. Ora si tratta solo di volerlo, in ogni angolo della nostra terra.
Fonti: Comune di Lecce, “Apre Masseria Tagliatelle nel Parco delle Cave con il progetto Stazione Ninfeo”, 27 settembre 2023; Fondazione Con il Sud, “Stazione Ninfeo, il progetto per valorizzare Masseria Tagliatelle” e “Masseria Tagliatelle torna alla comunità”, 2022-2024; Vita.it, “Lecce, riapre Masseria Tagliatelle: luogo di comunità e inclusione”, 27 ottobre 2023; Artribune, “Da Masseria Tagliatelle a Stazione Ninfeo: progetto a Lecce”, 2022; Exibart, “Masseria Tagliatelle: un nuovo presidio culturale a Lecce”, gennaio 2024; LeccePrima, “Disegnato il futuro di Masseria Tagliatelle: sarà ostello sociale gestito da giovani”, giugno 2022; dichiarazioni di Carlo Salvemini, Sindaco di Lecce, e di Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione Con il Sud; sito ufficiale del progetto, www.masseriatagliatelle.it; Italo Calvino, “Le città invisibili”, Einaudi, Torino, 1972.












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