18 miliardi per la casa in Europa: quanti ne restano al Sud Italia?
L’Europa mobilita risorse storiche per il diritto all’abitare. In Puglia 200mila famiglie aspettano ancora una risposta.
di Francesco Giannetta — Aprile 2026
“La casa è un diritto fondamentale e un bene comune. Negarlo significa negare dignità a una persona.” — Papa Francesco, Udienza Generale, ottobre 2019
I numeri grandi e il silenzio piccolo
18,1 miliardi di euro mobilitati attraverso NextGenerationEU e il Recovery and Resilience Facility per interventi sull’housing in 17 Stati membri dell’Unione Europea. Altri 3,3 miliardi redirigiti verso progetti per la casa attraverso la revisione della politica di coesione, in 15 paesi e 84 programmi. Sono cifre che fanno impressione. Cifre che meritano di essere lette con attenzione — non per negarle, ma per chiedersi dove atterrano davvero.
Perché i numeri europei sono aggregati. Sommano realtà molto diverse tra loro: Austria e Campania, Paesi Bassi e Calabria, Svezia e Puglia. Quando si annunciano miliardi “mobilitati per housing in Europa”, la domanda che resta senza risposta è: quanto di tutto questo ha cambiato qualcosa nel Mezzogiorno? E se non lo ha cambiato, perché?
Cosa è successo in Italia
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza aveva destinato alla Missione 5 — quella dedicata all’inclusione, alla rigenerazione urbana e all’housing sociale — una dotazione originaria di 11,2 miliardi di euro. Dopo la revisione del Piano, approvata dall’Unione Europea nell’8 dicembre 2023, quella cifra è scesa a 8,3 miliardi. Quasi 3 miliardi in meno.
I tagli hanno colpito in modo chirurgico proprio le misure più utili ai territori fragili: i progetti di rigenerazione urbana sono passati da 3,3 a 2,0 miliardi; i Piani Urbani Integrati hanno perso 1,59 miliardi; il numero di progetti nelle 14 Città metropolitane è stato ridotto del 50%. Il programma Housing First — quello rivolto alle persone in condizioni di grave deprivazione materiale — è stato ridisegnato: da un’accoglienza dignitosa per 25.000 persone si è passati a un alloggio temporaneo reale per soli 3.000, con gli altri 22.000 dirottati su semplice accoglienza notturna limitata.
Lo stesso governo, nelle relazioni al Parlamento, ha ammesso “criticità attuative che mettevano a repentaglio il conseguimento dei target”. Del PINQuA — il Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare, 2,8 miliardi per riqualificare il patrimonio edilizio pubblico — oltre un terzo dei progetti è già in ritardo, e l’80% di quei ritardi si concentra nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori: le pratiche, le gare, le autorizzazioni. Il cantiere, spesso, non è ancora iniziato.
Il Mezzogiorno: i fondi ci sono, le case mancano
In Puglia, secondo i dati di Fillea Cgil aggiornati al dicembre 2025, ci sono 200.000 famiglie in condizione di emergenza abitativa. 290.000 pugliesi non riescono a pagare le bollette. Gli sfratti eseguiti nel 2024 sono aumentati rispetto all’anno precedente: 789 esecuzioni, con 4.858 nuove richieste. La causa più frequente? I proprietari sfrattano per convertire l’immobile in locazione turistica breve o B&B — un mercato che in Puglia, e nel Salento in particolare, vale centinaia di migliaia di annunci stagionali.
Il Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari denuncia da anni che la Regione Puglia non investe un solo euro del proprio bilancio ordinario per l’edilizia residenziale pubblica. Il Governo nazionale non finanzia il fondo integrativo affitti da anni. Legge di Bilancio 2026: il Piano Casa Italia, annunciato come svolta epocale nell’autunno 2023, ha ricevuto una dotazione di 970 milioni — su un fabbisogno che costruttori, sindacati e urbanisti stimano in cifre dieci volte superiori.
Il paradosso del territorio venduto
C’è un dato che riassume tutto. Nel Salento, secondo le principali piattaforme di locazione, circolano oltre 80.000 annunci di case vacanza stagionali. Il mercato immobiliare di queste zone — Gallipoli, Otranto, Pescoluse, tutto il litorale jonico e adriatico — è stato trasformato dalla rendita turistica. Lo stesso immobile che potrebbe rispondere al bisogno abitativo di chi ci vive e ci lavora tutto l’anno viene sottratto al mercato della locazione stabile e messo sul mercato della locazione stagionale.
Questa trasformazione non è un fatto naturale: è il risultato dell’assenza di una politica pubblica capace di regolare, calmierare, indirizzare. In altri paesi europei — Barcellona, Amsterdam, Lisbona — si discute da anni di strumenti per frenare l’impatto del turismo di massa sul diritto all’abitare. In Italia, e nel Mezzogiorno in particolare, quella discussione non è ancora cominciata davvero.
Cosa si può fare: tre proposte concrete
Non basta denunciare. Servono strumenti. Tre direzioni che la politica potrebbe percorrere.
Prima. La quota del 40% dei fondi PNRR destinata al Mezzogiorno — prevista per legge — deve essere monitorata in modo trasparente, progetto per progetto, comune per comune. Non su carta, ma nei cantieri aperti. L’Osservatorio Civico PNRR ha già strumenti per farlo: servono risorse e volontà politica per renderlo sistematico.
Seconda. L’housing sociale — edilizia pubblica, alloggi calmierati, recupero del patrimonio esistente — deve smettere di essere una misura residuale. Il modello che funziona non è la costruzione in greenfield: è il recupero dell’esistente, con contratti di locazione garantiti, con cooperative e soggetti del terzo settore come operatori. È possibile, è economico, è già previsto dalla normativa. Manca la regia pubblica.
Terza. Sul fronte della locazione turistica breve, è necessario avviare un confronto serio tra Comuni, Regioni e Governo per definire strumenti di regolazione che proteggano il mercato residenziale stabile nei territori ad alta pressione turistica. Non per bloccare il turismo — che è una risorsa — ma per evitare che l’economia del weekend svuoti i territori di chi ci abita tutto l’anno.
Il filo che tiene tutto insieme
Il Salento Dinamico, il progetto di sviluppo territoriale integrato che chi scrive ha cominciato a costruire vent’anni fa, ragionava già allora di abitare sostenibile, di valorizzazione del patrimonio esistente, di turismo che non espelle i residenti ma li include. Non era una visione utopica: era — ed è — una lettura di ciò che il territorio può diventare se si lavora sulle filiere, sulle regole, sulla governance. I 18 miliardi di Fitto annunciati a Bruxelles dicono che l’Europa ha capito che il diritto alla casa è una priorità. La domanda è se quella priorità arriva davvero, con la stessa forza, nei comuni del basso Salento, nelle periferie di Taranto, nelle case di chi aspetta da anni una risposta da una graduatoria di edilizia pubblica. La risposta, oggi, non c’è ancora.
Fonti: Presidenza del Consiglio dei Ministri — Struttura di Missione PNRR (Relazione al Parlamento, IV edizione), Camera dei Deputati — temi.camera.it (Urbanistica e rigenerazione urbana, aggiornamento ottobre 2025), Openpolis — Rigenerazione Urbana (elaborazione dati OpenPNRR/Italia Domani, aprile 2024), Il Bo Live UniPD — Osservatorio Civico PNRR Veneto (analisi tagli M5C2, dicembre 2023), ANCE — Audizione parlamentare sull’edilizia residenziale pubblica (aprile 2025), Fillea Cgil Puglia — Rapporto emergenza abitativa (dicembre 2025), La Gazzetta del Mezzogiorno (ottobre 2024 — sfratti Puglia), Quotidiano di Puglia (dicembre 2025 — 200mila famiglie in emergenza), SUNIA Puglia — dichiarazioni segretario Nicola Zambetti, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti — comunicato PINQuA (ottobre 2021), Hometo go.it — dati annunci case vacanza Salento (2026), DL 19/2024 (Decreto PNRR quater), Decisione Consiglio ECOFIN 8 dicembre 2023 (revisione PNRR).













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