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25 Aprile a Otranto: quale libertà, per chi?

da 24 Aprile 2026Cultura0 commenti

Ottantuno anni dopo la Liberazione, una città simbolo della Terra d’Otranto interroga i propri diritti costituzionali di associazione, parola e partecipazione civica — e le zone d’ombra che ancora li comprimono

di Francesco Giannetta — Aprile 2026

«La Costituzione è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta. In questo senso la Resistenza continua.» — Sandro Pertini

Domani l’Italia celebra il 25 Aprile. Ottantuno anni fa, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava l’insurrezione generale e segnava la fine del regime fascista e dell’occupazione nazista. Da quel momento comincia il cammino che porterà alla Repubblica, al referendum del 2 giugno 1946, all’Assemblea Costituente e infine alla Costituzione del 1948.

La Costituzione italiana è nata dalla Resistenza. Ma come ricordava Pertini — partigiano, presidente della Repubblica, coscienza morale di tre generazioni di italiani — la Carta è solo un punto di partenza. Il rischio che i suoi articoli diventino “lettera morta, inchiostro sulla carta” dipende da noi, cittadini chiamati ogni giorno a renderli esigibili. In questo senso la Resistenza continua: continua nei territori, negli spazi pubblici, nelle richieste di accesso negate, nelle PEC senza risposta. Continua, cioè, ovunque un diritto costituzionale stia smettendo di essere un diritto per diventare un privilegio.

Otranto, città simbolo della Terra d’Otranto, è uno di quei territori. La Terra d’Otranto — oggi divisa tra le province di Lecce, Brindisi e Taranto — ha dato al Paese centinaia di partigiani, patrioti e combattenti della Guerra di Liberazione. Lo documenta, con rigore storico, il lavoro pluridecennale di Pati Luceri, il cui ultimo volume — Partigiani e Patrioti nella Resistenza. Combattenti nella Guerra di Liberazione (Giorgiani Editore) — raccoglie 2.135 schede biografiche, di cui 1.258 partigiani, 244 patrioti e 412 combattenti della Guerra di Liberazione. Il libro è stato presentato al Convitto Palmieri di Lecce il 15 aprile scorso, alla presenza del presidente della Provincia Fabio Tarantino, e il 18 aprile a Squinzano al Museo dell’Olio e del Vino, con la partecipazione del sindaco, dell’Assessore alla Cultura e della Presidente di Arci Lecce Solidarietà Anna Caputo.

Non a Otranto. E questo non è un dettaglio.


Articolo 18: un diritto sulla carta

L’articolo 18 della Costituzione recita: «I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge.» Non c’è discrezionalità amministrativa. Non c’è clausola di gradimento. Non c’è lista che un’amministrazione comunale possa stilare per decidere quali associazioni meritino spazio pubblico e quali no.

Eppure, a Otranto, succede. Da anni.

Chi scrive è presidente di VOLOALTO APS, associazione affiliata ARCI, regolarmente iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Negli anni VOLOALTO ha promosso progetti di cittadinanza attiva, formazione giovanile e innovazione digitale. Ha realizzato, tra gli altri, il progetto Social Neet (in partenariato con il Comune di Otranto stesso) e il progetto Social Producer. Ha scritto, bussato alle porte, dialogato.

I fatti, in ordine cronologico, sono questi:

  • Numerose PEC inviate al Comune di Otranto per richiedere una sede associativa — diritto di cui godono, in qualunque comune italiano, le associazioni regolarmente costituite — sono rimaste senza risposta. Non un rigetto motivato: silenzio amministrativo.
  • È stata promossa una petizione per ottenere uno spazio civico, che ha raccolto oltre 75 firme di cittadini otrantini. Anche questa è rimasta senza riscontro ufficiale.
  • Nel 2025, pochi giorni prima della data fissata, la presentazione di un libro presso la Community Library comunale è stata annullata dall’amministrazione con una motivazione che a VOLOALTO APS è apparsa non sufficientemente fondata, anche alla luce della mancata offerta di una data alternativa.
  • Il progetto Social Neet, pur realizzato in partenariato con il Comune, non ha mai avuto una sede operativa stabile. Si è svolto in modalità itinerante, con conseguente aggravio organizzativo per volontari e beneficiari.
  • Il progetto Social Producer, nato e progettato per Otranto, non ha trovato alcuna disponibilità di spazio comunale. È stato dirottato nel Comune di Botrugno, che lo ha accolto senza riserve.
  • Per anni VOLOALTO APS ha organizzato a Otranto un evento per la Giornata della Terra, contribuendo a radicare sul territorio una ricorrenza civica di respiro internazionale. Ha inoltre progettato e sviluppato laboratori multimediali rivolti alla cittadinanza e ai giovani del territorio. Oggi queste stesse attività — Giornata della Terra e laboratori multimediali — vengono realizzate da altre associazioni che beneficiano senza problemi di sedi e spazi pubblici comunali.
  • Nel 2026, di fronte all’intenzione di presentare a Otranto alcuni libri — tra cui proprio Partigiani e Patrioti nella Resistenza di Pati Luceri — VOLOALTO non si è nemmeno più rivolta al Comune, ma ha chiesto disponibilità a attività private: bar, locali, spazi commerciali. La risposta, nella maggior parte dei casi, è stata un cortese diniego, nonostante vicinanza di idee dichiarata a parole.

Nel frattempo, altre associazioni operanti sul territorio comunale risultano regolarmente presenti in iniziative pubbliche e interlocutori dell’ente locale senza difficoltà apparenti. Su questo non c’è nulla da eccepire in sé: ogni associazione ha diritto ai propri spazi e alla propria legittima attività. Il problema è l’asimmetria sistematica — e, a ben vedere, qualcosa di più preciso dell’asimmetria.

Non è solo una questione di esclusione: è una questione di espropriazione. Le idee, gli eventi, le ricorrenze civiche proposte da chi opera fuori dal circuito ristretto non vengono semplicemente respinte. Nel tempo, vengono riprodotte — spesso con dotazione di spazi comunali e visibilità istituzionale che a chi le aveva proposte era stata negata — da altre associazioni, interne al circuito amministrativo. Il tema sopravvive; il soggetto che lo aveva pensato no. Il bene pubblico (uno spazio, un evento, una ricorrenza) continua a esistere, ma l’accesso è mediato. Chi chiede di accedere senza intermediazione non riceve nulla. Chi è dentro il circuito riceve, talvolta persino amplificato.

È la forma contemporanea, salottiera e amministrativa, di una logica feudale: non il feudalesimo delle spade e dei castelli, ma quello delle concessioni e dei favori. Il signore medievale distribuiva terre in cambio di lealtà; la versione post-moderna distribuisce spazi, bandi, visibilità in cambio di allineamento. Nella letteratura politologica e sociologica sul terzo settore questo fenomeno ha un nome tecnico: sostituzione istituzionale della società civile autonoma, progressivamente rimpiazzata da una società civile “autorizzata” — formalmente libera, sostanzialmente in posizione ancillare rispetto al potere locale.

L’effetto sulla qualità democratica di un territorio è devastante. I cittadini continuano a vedere eventi, conferenze, iniziative. Apparentemente, il pluralismo c’è. In realtà, lo spazio pubblico si è svuotato: rimane il contenitore, manca il conflitto democratico fertile — quello che la Costituzione protegge agli articoli 18, 21 e 49, e che è l’ossigeno di ogni comunità viva. Se il privilegio è la negazione del diritto, l’espropriazione delle iniziative civiche è la negazione del pluralismo stesso.


Il paradosso di un libro sulla Resistenza

A un mese dall’uscita del volume di Pati Luceri — un’opera che restituisce memoria a centinaia di salentini che diedero la vita per la libertà di tutti, spesso dimenticati negli archivi — VOLOALTO APS intendeva presentarlo a Otranto, nel cuore di quella Terra d’Otranto che il libro celebra. Non lo farà in uno spazio comunale, perché lo spazio comunale, per VOLOALTO, a Otranto non esiste. Non lo farà nemmeno con facilità nei locali privati di quelli che per primi avevano dichiarato “condivisione di idee”, perché al momento della prenotazione le disponibilità sono magicamente svanite.

C’è qualcosa di profondamente amaro in questo paradosso. Un libro sulla Resistenza — cioè sulla scelta di opporsi quando l’arbitrio di pochi calpesta i diritti di tutti — che non trova casa proprio a Otranto, la città degli ottocentotredici Martiri, simbolo internazionale di una comunità che nel millequattrocentottanta scelse di morire piuttosto che abiurare la propria libertà di coscienza.

Gli ottocentotredici Martiri di Otranto rifiutarono l’imposizione ottomana. I partigiani di Terra d’Otranto rifiutarono l’imposizione nazifascista. Oggi, a Otranto, l’imposizione ha altri volti, meno plateali: è il silenzio amministrativo, la porta che non si apre, la data che salta, il locale che ha già un altro impegno, la PEC che non riceve risposta. Non ci sono fucili. Ci sono cortesie ambigue. Ma l’effetto, sul piano dei diritti sostanziali, è analogo: la libertà di associazione è compressa, la libertà di parola è filtrata, la partecipazione civica è selettiva.


NO KINGS: la piazza italiana, l’orizzonte europeo

Il ventotto marzo duemilaventisei, a Roma, oltre settecento associazioni — tra cui ARCI nazionale, a cui VOLOALTO APS è affiliata — hanno partecipato alla manifestazione NO KINGS, in sincronia con mobilitazioni analoghe negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Il corteo è partito da Piazza della Repubblica per concludersi a San Giovanni. Lo slogan: “Contro i re e le loro guerre”. La piattaforma: ripristino pieno dei diritti costituzionali, opposizione alle derive autoritarie, investimenti in welfare e cooperazione contro la spirale del riarmo. Dal palco conclusivo, Raffaella Bolini di ARCI nazionale ha annunciato la prossima tappa: una grande manifestazione europea a Bruxelles, giugno duemilaventisei.

NO KINGS non è uno slogan contro una persona. È l’affermazione che il potere, nelle democrazie costituzionali, non spetta a nessun re — né con la corona, né con la giacca e cravatta, né con la fascia tricolore al braccio. Spetta al popolo sovrano attraverso forme, limiti e bilanciamenti fissati dalla Costituzione. Dove quei bilanciamenti saltano, dove un’amministrazione decide chi ha diritto di parola e chi no, dove l’ostilità ambientale si estende perfino agli spazi privati attraverso dinamiche diffuse di reciproche convenienze e allineamenti impliciti, lì emerge un fenomeno che i filosofi politici conoscono bene: la degenerazione oligarchica della democrazia.

Non è necessario evocare il regime per descriverlo. Basta osservare il meccanismo: un gruppo ristretto di famiglie e sodalizi locali controlla informalmente l’accesso alle risorse pubbliche — spazi, contributi, visibilità, partenariati — seleziona gli interlocutori in base alla fedeltà anziché al merito, marginalizza chi non si allinea. È la definizione di “captura del potere locale” che la letteratura scientifica sul meridionalismo — da Rocco Sciarrone a Isaia Sales — documenta da decenni, e che oggi le relazioni semestrali della DIA e i rapporti GRECO del Consiglio d’Europa riconoscono come rischio strutturale del tessuto amministrativo italiano, non solo meridionale.


Il dovere dell’articolo 3

La Costituzione non si limita all’articolo 18. All’articolo 3, comma 2, recita: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

È il comma più rivoluzionario della nostra Carta. Non si limita a proclamare l’uguaglianza formale: impone allo Stato — e quindi a ogni suo ramo, inclusi i comuni — di rimuovere attivamente gli ostacoli che limitano nei fatti la partecipazione di alcuni cittadini alla vita della comunità.

Un’amministrazione comunale che, per anni, risponde col silenzio a PEC regolarmente inviate; che ignora petizioni con decine di firme; che annulla eventi culturali senza rilasciare date alternative; che in partenariato con un’associazione non le garantisce condizioni operative minime; che lascia che progetti pensati per il proprio territorio siano costretti a migrare altrove; che redistribuisce idee e iniziative di alcune associazioni ad altre meglio allineate — quella amministrazione non sta rimuovendo ostacoli. Li sta costruendo.


Otranto come laboratorio nazionale

Non è un caso isolato. È un modello. E serve nominarlo per quello che è, perché il 25 Aprile non si celebra con i discorsi di circostanza: si celebra rendendo vivi i principi per cui i partigiani sono morti.

Quando si svuota il 25 Aprile della sua sostanza — il diritto di tutti alla libertà e alla partecipazione — diventa più facile accettare che, nella realtà quotidiana dei territori, quel diritto valga solo per alcuni. Otranto non è un’eccezione: è un laboratorio. Se in una città simbolo — Bandiera Arancione, meta turistica internazionale, sede di eventi culturali di rilievo nazionale — un’associazione regolarmente costituita e affiliata alla più grande rete di promozione sociale italiana può essere sistematicamente esclusa dallo spazio pubblico e vedere le proprie idee civiche realizzate da altri senza che ciò susciti reazione istituzionale, significa che il perimetro della democrazia sostanziale si è già ristretto. E se si è ristretto qui, può ristringersi ovunque.


Il filo di Salento Dinamico

Quando nel duemilanove formalizzammo il progetto di Salento Dinamico — sulla scorta di discussioni iniziate tra il duemila e il duemilacinque — la visione era chiara: un territorio capace di trasformarsi in polo di innovazione, cultura e cittadinanza attiva, dove le energie civiche non fossero soffocate ma amplificate. Una visione che, negli anni, ha trovato conferme in scelte politiche europee e nazionali: dalla Strategia Nazionale Aree Interne al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, dalla programmazione FESR duemilaventuno-duemilaventisette alla Strategia di Specializzazione Intelligente della Regione Puglia.

Ma Salento Dinamico non era — e non è — solo infrastrutture, digitale, economia. Era, ed è, una tesi sulla qualità democratica del territorio. Un territorio dinamico è un territorio in cui le associazioni possono operare, presentare libri, realizzare progetti, occupare spazi pubblici in modo paritario; in cui una PEC ottiene risposta, una petizione innesca un procedimento, una presentazione annullata viene ricalendarizzata, una Giornata della Terra rimane del soggetto che l’ha proposta per primo. Dove accade il contrario, nessuna infrastruttura, nessun finanziamento, nessuna politica di coesione potrà mai restituire al territorio la sua possibilità di futuro.


Prendere il Sindaco in parola

Proprio mentre questo articolo veniva preparato per la pubblicazione, dal Palazzo di Città di Otranto è uscito il manifesto istituzionale per le celebrazioni del 25 Aprile duemilaventisei. A firma del Sindaco, senatore Francesco Bruni, il testo richiama una pagina di Leo Valiani — partigiano, giornalista, senatore a vita — pubblicata sul Corriere della Sera del 25 aprile millenovecentonovantaquattro. Il passaggio scelto dal Sindaco parla di “concordia per il mantenimento dei valori di libertà e giustizia, dei diritti democratici che spettano al governo e alle opposizioni politiche e a tutte le forze sociali e culturali”, di “richiamo alla difesa e al consolidamento delle libertà democratiche”, e afferma che la loro durevolezza è possibile “soltanto in un clima di reciproca tolleranza”. Il manifesto si chiude con un invito collettivo: “A questi principi fondamentali tutti dobbiamo ispirare il nostro impegno civico per attualizzare i valori della Liberazione!”

È un manifesto che, preso sul serio, è il migliore alleato possibile di questo articolo.

Perché i principi enunciati dal Sindaco sono esattamente quelli di cui VOLOALTO APS — e, con ogni probabilità, non solo VOLOALTO — chiede l’applicazione concreta da anni. Le libertà democratiche vanno difese e consolidate: bene, allora l’articolo 18 della Costituzione deve valere anche per VOLOALTO. La reciproca tolleranza è la condizione di durevolezza di quelle libertà: bene, allora il silenzio amministrativo su una PEC, l’annullamento di una presentazione senza data alternativa, il rifiuto di una sede associativa non sono reciproca tolleranza. I diritti democratici, scrive il Sindaco citando Valiani, spettano a tutte le forze sociali e culturali: bene, allora spettano anche alle forze sociali e culturali che a Otranto non sono oggi allineate al circuito amministrativo.

La coincidenza tra il manifesto del Sindaco e questo articolo è, per noi, un’occasione. Prendiamo il Sindaco Bruni in parola. Gli chiediamo, pubblicamente e con il rispetto istituzionale che la sua carica merita, di attualizzare i valori della Liberazione che lui stesso ha richiamato, trasformando la proclamazione del ventiquattro aprile in atti amministrativi verificabili nei giorni a venire: una risposta formale alle PEC di VOLOALTO APS rimaste inevase; l’apertura di un procedimento istruttorio sulla petizione con le settantacinque firme; la disponibilità di una sede associativa alla nostra, come a ogni altra associazione otrantina che ne faccia richiesta nei termini di legge; la ricalendarizzazione, in uno spazio comunale, della presentazione del libro di Pati Luceri Partigiani e Patrioti nella Resistenza, perché un’opera che restituisce memoria ai combattenti di Terra d’Otranto deve poter trovare casa, nel 25 Aprile di ottantuno anni dopo, nella città-simbolo della Terra d’Otranto.

Se i principi del manifesto sono veri — e noi crediamo che debbano esserlo — questi atti sono la loro traduzione minima, immediata, dovuta. Se non dovessero arrivare, il manifesto rimarrà una dichiarazione di intenti, e i principi di Valiani citati dal Sindaco resteranno, per usare ancora le parole di Pertini, “lettera morta, inchiostro sulla carta”.

Ma noi scegliamo di essere ottimisti. Scegliamo di credere che il manifesto del ventiquattro aprile duemilaventisei non sia un rituale istituzionale, ma l’inizio di un riallineamento tra le parole della politica e i fatti dell’amministrazione. E che, proprio nel giorno della Liberazione, Otranto sappia mostrare al Paese come una città simbolo si libera davvero: aprendo le sue porte.


Il 25 Aprile è adesso

Domani, venticinque aprile duemilaventisei, a Otranto si celebrerà la Festa della Liberazione. Ci saranno, com’è giusto, i riti istituzionali, le corone, gli inni. E ci sarà — ce ne sarà bisogno — anche una riflessione più scomoda: una città si libera davvero quando i diritti costituzionali sono esigibili da tutti, non quando sono distribuiti per cortesia a chi si allinea.

A Pati Luceri, al suo lavoro paziente di archivista della memoria, a tutti i partigiani e patrioti di Terra d’Otranto dobbiamo la libertà che oggi respiriamo. E a Pertini dobbiamo il monito più lucido: la Costituzione è un buon documento, ma tocca a noi impedire che i suoi articoli diventino “inchiostro sulla carta”. In questo senso la Resistenza continua.

A Otranto, continua adesso. Riconoscerlo pubblicamente, nel giorno della Liberazione, è l’atto di resistenza civile più semplice e più urgente che un giornalista, un presidente di associazione, un cittadino possa compiere.

Ora e sempre Resistenza.


Fonti: Costituzione della Repubblica Italiana (artt. 3, 18, 21, 49); P. Luceri, “Partigiani e Patrioti nella Resistenza. Combattenti nella Guerra di Liberazione”, Giorgiani Editore 2026; Provincia di Lecce, comunicato stampa 15 aprile 2026; tgnordsalento.it, “Squinzano ricorda i suoi partigiani”, 18 aprile 2026; Comune di Otranto, manifesto istituzionale per le celebrazioni del 25 Aprile 2026, a firma del Sindaco Sen. Francesco Bruni, pubblicato il 24 aprile 2026; L. Valiani, editoriale su “Corriere della Sera” del 25 aprile 1994; Il Post, “Che cos’è la manifestazione ‘No Kings’ a Roma”, 28 marzo 2026; Il Manifesto, “Sabato il corteo No Kings: ‘Ora rilanciamo la lotta per la libertà'”, 24 marzo 2026; Collettiva, “No Kings Together, 27 e 28 marzo a Roma concerto e corteo”, febbraio 2026; ARCI Roma, “Festa mobile dal fiume al mare. Arci Roma a congresso”, aprile 2026; Umbria24, “Da Arci Perugia oltre 100 soci alla manifestazione ‘No Kings’ a Roma”, marzo 2026; S. Pertini, dichiarazioni pubbliche e messaggi di fine anno agli Italiani (1978-1985); VOLOALTO APS, atti sociali e documentazione progetti Social Neet, Social Producer e Giornata della Terra; Registro Unico Nazionale del Terzo Settore; Rete Salento Dinamico (salentodinamico.it); R. Sciarrone, “Mafie del Nord”, Donzelli; I. Sales, “Storia dell’Italia mafiosa”, Rubbettino; DIA, Relazione semestrale 2025; GRECO, Fifth Evaluation Round Report on Italy, Council of Europe.

25 Aprile 2026

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