La Puglia produce otto gigawatt di rinnovabili. Cosa aspetta davvero il territorio?
Numeri da prima della classe, paesaggi da difendere, e una ricerca leccese che inventa il fotovoltaico del futuro. La transizione è già qui — basta saperla leggere.
di Francesco Giannetta — novita.inonda.tv
In un articolo di qualche giorno fa, dedicato al gasdotto Poseidon di Otranto, abbiamo scritto che “il territorio aspetta”. Vale la pena chiarirlo: il territorio non aspetta un gasdotto. Aspetta una transizione che lo riconosca come soggetto, non come terminale di approdo. Aspetta di scegliere le proprie vocazioni, come scrivevamo vent’anni fa quando concepimmo Salento Dinamico. E quando si parla di energia, le vocazioni sono già scritte nei numeri — basta avere il coraggio di leggerli.
“La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi di un tempo, che ora appaiono sommersi di spazzatura.” Così Papa Francesco apriva la Laudato si’, ricordandoci che la cura della casa comune non è un’aggiunta facoltativa alla politica: ne è il fondamento. E la cura del paesaggio — quello degli ulivi secolari, dei muretti a secco, della costa adriatica e ionica — è parte integrante di quella cura.
I numeri della Puglia rinnovabile
Il 22 aprile 2026, nella sede di Confindustria a Bari, è stato presentato il Renewable Energy Report 2026 del Politecnico di Milano, con il contributo del Politecnico di Bari, del Tecnopolo Mediterraneo per lo sviluppo sostenibile e dell’Università di Palermo. ✅ La Puglia è la prima regione italiana per capacità installata da fonti rinnovabili, con circa 8 GW, pari al 14% del totale nazionale. Seguono Sicilia e Lombardia.
L’Italia complessivamente è arrivata a fine 2025 a 57 GW tra fotovoltaico (43 GW) ed eolico (14 GW). La Puglia ha già raggiunto il 78% del target fotovoltaico al 2030 previsto dal PNIEC. L’eolico nazionale è in difficoltà strutturale: nel 2025 sono stati installati in tutta Italia appena 562 MW, di cui il 95% concentrato tra Puglia, Basilicata e Campania. Il PNIEC chiede 131 GW totali al 2030; lo scenario “Business As Usual” ne stima 78. Mancano all’appello circa 30 GW.
Dove si fa la transizione, in Italia, lo dice la geografia. Il Sud regge da solo, ma non basta. E qui il dibattito si fa serio: come si producono i prossimi gigawatt senza scaricare sul paesaggio del Mezzogiorno il prezzo della transizione di un Paese intero?
Il paesaggio non è negoziabile
Sul Canale d’Otranto, sui pianori salentini, sulle marine che disegnano l’identità di questo territorio da tremila anni, un parco eolico visibile dalla costa non è una transizione: è una nuova imposizione. È esattamente lo stesso meccanismo del TAP a Melendugno, del Poseidon mai realizzato, dei rigassificatori in agenda, delle grandi infrastrutture decise altrove e calate sul territorio.
Il Salento non è contrario alla transizione. È contrario al modello che usa il Sud come deposito infrastrutturale del Nord. La differenza tra una vocazione energetica scelta e un’imposizione subita passa proprio dalla qualità delle tecnologie che si propongono. E qui c’è una buona notizia: le tecnologie esistono. Sono pulite, sono non impattanti, sono già qui.
La frontiera invisibile: fotovoltaico trasparente, nanofili, energia marina
A Lecce, all’Istituto di Nanotecnologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Nanotec) e al Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio de Giorgi” dell’Università del Salento, si sta scrivendo una pagina della transizione energetica europea. ✅ Nel maggio 2024 la rivista internazionale ACS Energy Letters ha pubblicato uno studio firmato dal team di Marco Mazzeo — docente di fisica sperimentale UniSalento e ricercatore Cnr-Nanotec — e dalla prima autrice Antonella Lorusso, che dimostra come le celle solari semitrasparenti a perovskite possano raggiungere prestazioni senza precedenti grazie a elettrodi multistrato che eliminano la riflessione della luce. La ricerca è stata condotta in collaborazione con l’Università Jaume I di Castellón (Sofia Masi), l’Università Statale di Campinas, il Politecnico di Bari, l’Università di Messina, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e la Jilin University in Cina.
Cosa significa, in parole semplici? Significa che i vetri delle finestre, delle vetrate degli uffici, delle serre, delle pensiline, possono diventare pannelli fotovoltaici trasparenti. Non più impianti a terra che occupano ettari di campagna, non più pale che bucano l’orizzonte: superfici già esistenti che producono energia rimanendo invisibili. La ricerca leccese è tra le più avanzate al mondo su questa frontiera.
E non è la sola. ✅ All’Istituto per la Microelettronica e Microsistemi del CNR di Lecce (Cnr-Imm), il Laboratorio di Crescita Epitassiale diretto da Paola Prete sviluppa, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, celle solari basate su nanofili semiconduttori ad alte prestazioni capaci — secondo le stime dei ricercatori — di abbattere i costi fino a cento volte rispetto agli attuali standard. È uno dei pochi laboratori al mondo che lavora su questa tecnologia di punta.
C’è poi l’energia del mare. ✅ Nel 2023 Eni ha installato a largo di Pantelleria il dispositivo ISWEC, capace di produrre fino a 260 kW dal moto ondoso. Nello stretto di Messina opera dal 2001 la turbina Kobold. Nel porto di Civitavecchia funzionano gli impianti WAVESAX e REWEC. Secondo il progetto OceanSET 2020, l’Italia è seconda in Europa per finanziamenti pubblici alla blue energy, dopo il Regno Unito. In Scozia, nel Pentland Firth, quattro turbine sottomarine del progetto MeyGen producono dal 2017 elettricità per circa 7.000 abitazioni — invisibili, sul fondale, alimentate dalla forza delle correnti. Una di queste turbine ha superato i sei anni e mezzo di operatività continua senza guasti.
Il Mediterraneo non ha le maree dell’Atlantico, ma ha siti specifici — il Canale d’Otranto è uno di questi, in determinati tratti — dove le correnti costanti possono essere sfruttate da turbine sottomarine ad asse orizzontale, non visibili dalla superficie, non impattanti sul paesaggio, prevedibili e affidabili. La ricerca italiana, dal Politecnico di Torino al CNR di Messina, lavora su queste applicazioni da anni.
Le Comunità Energetiche: il bando riaperto oggi
Mentre scriviamo, sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 28 aprile 2026 è stata pubblicata la riapertura dei termini dell’Avviso pubblico per la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Le candidature potranno essere presentate dalle ore 12:00 di oggi fino al 30 giugno 2026. ✅ La dotazione iniziale è di 2,5 milioni di euro, a valere sul PR Puglia FESR-FSE+ 2021-2027 — Asse Prioritario II “Economia Verde” — Azione 2.3.
Al termine delle prime valutazioni, sono state ritenute idonee 9 proposte progettuali. La riapertura risponde all’interesse manifestato dal territorio. Il successivo Avviso, sempre dell’Azione 2.3, prevede contributi a fondo perduto fino a 800.000 euro per intervento per la realizzazione degli impianti.
Le CER sono il modello di democrazia energetica: un sistema decentralizzato in cui famiglie, condomìni, cooperative, scuole, ospedali e Comuni producono, condividono e consumano energia rinnovabile su base locale. Non grandi centrali, non grandi gasdotti, non grandi impianti calati dall’alto: piccole reti diffuse, che usano i tetti già esistenti, le pensiline dei parcheggi, gli edifici pubblici. È esattamente il modello che — domani — il fotovoltaico trasparente del Cnr-Nanotec di Lecce potrà spingere su una scala oggi inimmaginabile.
Il filone futurista: la fusione che cresce a Frascati
E qui entra il futuro di lungo periodo. Mentre il dibattito politico nazionale si concentra sul nucleare di terza generazione e sui Small Modular Reactors (SMR) — il ddl delega Pichetto Fratin è oggi in sede referente alla Camera, con l’obiettivo di chiudere l’iter entro l’estate 2026 — l’Italia ha già una grande partita europea sul tavolo, e si chiama fusione nucleare.
Al Centro Ricerche ENEA di Frascati è in costruzione il DTT (Divertor Tokamak Test), il reattore sperimentale 100% italiano che rappresenta uno dei tasselli più avanzati della roadmap europea sulla fusione, parallelo al progetto internazionale ITER e al programma EUROfusion. ✅ L’investimento complessivo supera i 600 milioni di euro, con un impatto economico-occupazionale stimato in 2 miliardi. Le opere civili partiranno nel secondo semestre del 2026, l’operatività completa è prevista per il 2032. A febbraio 2026, il primo dei 16 generatori di onde elettromagnetiche (Gyrotron) ha superato con successo i test allo Swiss Plasma Centre di Losanna. Il consorzio DTT include ENEA, Eni, INFN, CNR e numerose università italiane.
La fusione non è la risposta al fabbisogno energetico dei prossimi quindici anni: i prototipi commerciali non arriveranno prima del 2050. Ma è la risposta strategica di lungo periodo che ridefinirà la sovranità energetica europea. Il Mezzogiorno, che produce energia rinnovabile in surplus e che ospita laboratori di frontiera come quelli leccesi, può essere il laboratorio naturale di un mix energetico futuro che ha le rinnovabili diffuse come spina dorsale, le tecnologie non impattanti come standard, e la fusione come orizzonte.
Il referendum, la democrazia, l’atomo
Sul nucleare di fissione di nuova generazione il dibattito è legittimo, ma deve fare i conti con due voti popolari del passato: il referendum del 1987, dopo Chernobyl, e quello del 2011, dopo Fukushima. In entrambe le occasioni gli italiani hanno respinto il nucleare. Il PNIEC oggi ipotizza 8-16 GW di capacità nucleare al 2050, con una copertura potenziale dell’11-22% della domanda elettrica.
Ma riaprire il nucleare in Italia non può essere materia di sole leggi delega e decreti attuativi. È materia di democrazia. Se il Paese deve cambiare idea su una scelta sancita due volte dal voto popolare, lo deve fare passando di nuovo dal voto popolare. Non c’è altra strada legittima. E nel frattempo, la corsa che decide il decennio in corso continua a stare sulle rinnovabili diffuse, sugli accumuli, sulla rete intelligente, sulle tecnologie d’avanguardia che il Salento sta già sviluppando nei propri laboratori.
Cosa aspetta, allora, il Salento?
Non un gasdotto. Non un cantiere fossile da sei miliardi che entrerà in funzione — se mai entrerà — quando l’Europa avrà già abbattuto la propria domanda di gas. E non aspetta neppure un parco eolico imposto sul Canale d’Otranto, o pale che cambino l’orizzonte dei paesi della costa. Aspetta che la transizione sia all’altezza del territorio che la deve accogliere.
Aspetta che le CER nascano non sulla carta ma nei paesi, nei condomìni, nei capannoni industriali. Aspetta che il fotovoltaico trasparente del Cnr-Nanotec diventi industria, non solo pubblicazione scientifica. Aspetta che le turbine sottomarine vengano testate dove le correnti del Canale d’Otranto lo consentono, sul fondale, invisibili dalla costa. Aspetta che gli accumuli smettano di essere il collo di bottiglia. Aspetta che le aree previste dalla legge regionale — porti, retro-porti, vasche di irrigazione, infrastrutture idriche, edifici pubblici — diventino superfici produttive senza consumo di nuovo suolo.
E aspetta — questo sì — di partecipare alla grande corsa europea della ricerca. Perché il Mezzogiorno è già laboratorio naturale della transizione italiana: irraggiamento, vento, mare, spazio, e adesso anche una filiera tecnologica salentina di livello mondiale. Università del Salento, Cnr-Nanotec, Cnr-Imm: a Lecce, ogni giorno, si fa la transizione che a Roma si discute.
“La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile.” Lo scriveva Alex Langer trent’anni fa, e resta la formula politica più precisa che abbiamo. Una transizione desiderabile è quella che non chiede al territorio di rinunciare alla propria bellezza per produrre energia. È quella che mette la scienza a servizio del paesaggio, non contro. È quella che fa del Salento — terra di ulivi, di mare, di muretti a secco, e oggi anche di nanotecnologie — il modello di un Mezzogiorno che la transizione la guida, non la subisce.
Vent’anni fa, con Salento Dinamico, ragionavamo esattamente di questo: un territorio che governa il proprio sviluppo, che sceglie le proprie vocazioni, che negozia con il mondo da una posizione di consapevolezza. Oggi gli strumenti ci sono — il PR FESR-FSE+ 2021-2027, le CER, il Testo Unico Rinnovabili, la ricerca di frontiera. Tocca a chi governa il territorio usarli. Il Poseidon non arriverà. Le pale sul Canale non devono arrivare. Il futuro arriva da un’altra parte: dai vetri delle finestre, dai fondali del mare, dalle comunità che decidono, dai laboratori dell’Università del Salento, da Frascati. Il territorio non aspetta più. Il territorio è già pronto.
Fonti: Politecnico di Milano — Renewable Energy Report 2026 (Energy & Strategy School of Management); Politecnico di Bari — Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile; Università di Palermo — Centro Sostenibilità e Transizione Ecologica; ANSA 22/04/2026; Confindustria Bari — Tavola rotonda “Transizione Energetica in Puglia” 22/04/2026; Pugliapress 25/04/2026; Borderline24 25/04/2026; Quotidiano del Sud 22/04/2026; Italpress 22/04/2026; ESG360 23/04/2026; BibLus — “Aree idonee in Puglia” 04/2026; Regione Puglia — DDL n. 31 del 10/03/2026; Regione Puglia — Sezione Transizione Energetica, Avviso CER PR FESR-FSE+ 2021-2027 Azione 2.3; BURP del 28/04/2026; ilikepuglia 27/04/2026; ACS Energy Letters — Lorusso, Mazzeo et al., “Engineering transparent electrodes for semitransparent perovskite solar cells”, maggio 2024; CNR — Comunicato stampa 06/05/2024; Università del Salento — Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio de Giorgi”; Cnr-Nanotec Lecce; Cnr-Imm Lecce — Laboratorio di Crescita Epitassiale (dir. Paola Prete); Sky Nature — “Le nanotecnologie per le energie rinnovabili”; Agenda Digitale — “Energia marina: tecnologie e prototipi in Italia” 22/05/2024; Eni — ISWEC Pantelleria 2023; OceanSET 2020 (progetto europeo); MeyGen / SAE Renewables (Pentland Firth); Qualenergia 10/07/2025; ENEA — “DTT, primo Gyrotron supera i test” 17/02/2026; Fusion for Energy (F4E); Swiss Plasma Centre EPFL Lausanne; PMI.it 04/2026 — “Ddl nucleare Pichetto”; Sbircia la Notizia 14/04/2026; Meteoweb 10/03/2026; D.Lgs. 190/2024 (Testo Unico Rinnovabili); PNIEC 2024; Direttiva 2018/2001/UE; D.Lgs. 199/2021; Papa Francesco — Enciclica “Laudato si'” (2015); Alex Langer — “Tentativo di decalogo per la conversione ecologica” (1994).











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