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Il suolo impiega mille anni a formarsi. Bastano decenni per distruggerlo

da 18 Maggio 2026Ambiente, Europa Strategica0 commenti

Vent’anni di tentativi falliti, poi a ottobre 2025 l’Europa ha approvato la sua prima legge sul suolo. Il Salento — con la xylella — è già il laboratorio di ciò che succede quando nessuno protegge la terra che ci nutre

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta e governa.» — San Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature, 1224


La risorsa più lenta del mondo

Per formare due o tre centimetri di suolo fertile, la natura impiega circa mille anni. Mille anni di erosione rocciosa, decomposizione organica, attività microbica, cicli di gelo e disgelo, radici che penetrano e muoiono, animali che scavano e fertilizzano. Un processo geologico di pazienza assoluta, accumulato in strati sottili che reggono il 95% del cibo che l’umanità produce.

Per distruggerlo bastano decenni. A volte meno.

Oltre il 60% dei suoli europei non è in buone condizioni. In Italia il 17,4% della superficie nazionale risulta in stato di degrado, secondo i dati più aggiornati dell’ISPRA calcolati utilizzando i principali indicatori ONU di settore. E il report ISPRA 2025 certifica che l’Italia perde 2,7 metri quadri di suolo al secondo — per impermeabilizzazione, cementificazione, abbandono, erosione. Una emorragia silenziosa che nessun telegiornale trasmette perché il suolo non ha il sangue rosso delle emergenze visibili. Media ENEA + 2

La xylella: quando la desertificazione ha un nome e un volto

Nel Salento la desertificazione non è un concetto astratto. Ha un nome preciso: Xylella fastidiosa, il batterio arrivato dall’America centrale che dal 2013 ha trasformato uno dei paesaggi olivicoli più antichi d’Europa in un cimitero di alberi secchi.

Gli olivi salentini non sono colture agricole ordinarie. Sono organismi pluricentenari — alcuni millenari — che hanno costruito il paesaggio, l’identità culturale, l’economia e la dieta di un intero territorio. Sono la memoria biologica del Salento. Quando muoiono, non si sostituiscono in una stagione: si perde qualcosa che ha richiesto secoli.

Le stime delle perdite variano, ma il quadro è devastante: milioni di ulivi colpiti in un’area che attraversa tutta la provincia di Lecce e parte di Brindisi e Taranto, con danni economici che si misurano in miliardi di euro considerando il valore produttivo, quello paesaggistico e quello culturale. I suoli degli oliveti abbandonati si impoveriscono rapidamente: senza le radici degli ulivi a tenerlo, il terreno si erode, si asciuga, perde materia organica. È desertificazione biologica prima ancora che climatica.

La vulnerabilità dei territori del Sud Italia, storicamente esposti alla siccità e alle dinamiche di desertificazione, risulta ulteriormente accresciuta dalla complessa interazione tra fattori naturali avversi e pressioni antropiche insostenibili, in un contesto di cambiamenti climatici con aumento delle temperature e alterazione dei regimi pluviometrici. Bismarckanalysis

Il Mediterraneo che si scalda più del resto del mondo

Il bacino mediterraneo è il punto più caldo del pianeta in termini di accelerazione climatica. Al Sud le precipitazioni cumulate negli inverni 2021-2024 hanno registrato una riduzione rispetto alla media del trentennio 1981-2010, più ampia al Sud (-2,3%) e nelle Isole (-5,7%). I suoli di tutte le regioni italiane sono più poveri d’acqua rispetto alla media degli ultimi trent’anni. dev

La Sicilia è la regione più colpita dalla desertificazione in Italia con un calo di piogge del 25% rispetto alla media, che ha portato a una riduzione delle risorse idriche regionali del 49%. La Puglia non è lontana da quei numeri: il deficit idrico della crisi 2024-2026 — che abbiamo raccontato nel precedente articolo di questa rubrica — ha una componente suolo che si aggrava anno dopo anno. aitopics

Secondo i dati Greenpeace, i suoli del Mezzogiorno saranno sempre più difficili da coltivare e non potranno essere compensati dai terreni del Nord Italia, già sfruttati in modo intensivo. Questo non è solo un problema agricolo. È un problema di sicurezza alimentare nazionale: le coltivazioni che definiscono la dieta mediterranea — ulivi, agrumi, pomodori, legumi — sono concentrate nel Sud, e il Sud è la parte d’Italia più vulnerabile alla desertificazione. Geopop

Vent’anni di tentativi falliti — poi ottobre 2025

L’Europa sapeva. Lo sapeva da decenni. Dopo circa vent’anni di tentativi da parte della Commissione UE, con testi di direttiva sempre respinti da una minoranza di blocco di Stati membri contrari a norme vincolanti sul suolo, il 23 ottobre 2025 il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva la Direttiva sul monitoraggio e la resilienza del suolo — la Soil Monitoring Law. TecnoAndroid

La Direttiva — ora Direttiva UE 2025/2360, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 26 novembre 2025 — parte dalla considerazione che suoli in buona salute a livello globale sono alla base della disponibilità del 95% degli alimenti che consumiamo, ospitano oltre il 25% della biodiversità nel mondo e sono il più vasto serbatoio di anidride carbonica del pianeta. Gli Stati membri hanno ora tre anni di tempo per recepire le nuove norme nel diritto nazionale. EAI

Per la prima volta, l’UE riconosce il suolo come bene ambientale comune, al pari di aria e acqua. Non è una dichiarazione simbolica: è una scelta giuridica che cambia il quadro normativo. Il suolo smette di essere solo un substrato produttivo regolato dal diritto agrario, e diventa un bene comune da proteggere con obblighi di monitoraggio, rendicontazione e ripristino. Termotrade

Cosa prevede la direttiva — e cosa rischia l’Italia

La nuova legge obbligherà gli stati membri a monitorare e valutare la salute dei propri terreni attraverso un sistema armonizzato a livello europeo, fornendo dati comparabili alla Commissione e all’Agenzia europea dell’ambiente. I paesi dovranno creare sistemi nazionali di monitoraggio del suolo, basati su un metodo comune europeo, e identificare i siti contaminati per gestirli. Tra me & Tech

L’obiettivo finale è ambizioso: raggiungere un buon livello di salute dei suoli nell’UE entro il 2050, attraverso la gestione sostenibile, il contrasto al consumo di suolo e la gestione dei siti contaminati. EAI

Per l’Italia, i tre anni di recepimento sono sia un’opportunità che un rischio. Un’opportunità perché il paese ha già competenze tecniche nell’ISPRA e nelle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Un rischio perché l’Italia è tra i paesi europei nelle condizioni più precarie per desertificazione ed erosione — e ha una storia consolidata di recepimento tardivo delle direttive europee ambientali. Il GDPR ci ha messo anni per diventare prassi operativa. La direttiva Nitrati ha generato decenni di contenziosi. Il rischio è che anche la Soil Monitoring Law venga recepita formalmente ma non applicata sostanzialmente, mentre il suolo continua a degradarsi.

Il paradosso del cibo e del suolo

C’è un paradosso al cuore di questa storia che il dibattito pubblico fatica ad affrontare. L’Europa è il continente che produce gli standard alimentari più alti del mondo — denominazioni di origine protetta, indicazioni geografiche, disciplinari di produzione, tracciabilità. Ma quegli standard si applicano a ciò che cresce sul suolo, non al suolo stesso. Si certifica l’olio d’oliva pugliese, ma non si monitora sistematicamente la salute del terreno in cui crescono gli ulivi. Si protegge il prodotto finale, non la risorsa primaria che lo rende possibile.

È come proteggere la casa ma lasciare che le fondamenta si sgretolino.

Il nuovo sistema europeo punta a raggiungere la neutralità del degrado del suolo, intesa come l’equilibrio tra un uso che porta al degrado e azioni di protezione, gestione sostenibile e recupero delle sue funzioni. È un obiettivo che richiede non solo monitoraggio, ma un cambiamento nelle pratiche agricole, nelle politiche urbane, nelle concessioni edilizie, nella gestione forestale. EAI

Quello che la Regione Puglia potrebbe fare — e che la xylella ha già insegnato

La xylella ha insegnato al Salento una lezione dolorosa che l’Europa sta ancora cercando di apprendere: il monitoraggio precoce è la differenza tra contenimento e catastrofe. Quando il batterio è stato identificato, la risposta istituzionale è stata lenta, frammentata, spesso contraddittoria. Anni preziosi sono stati persi in contenziosi giuridici tra misure fitosanitarie europee e resistenze locali, mentre il fronte dell’infezione avanzava verso nord.

La Soil Monitoring Law offre alla Puglia un’opportunità concreta: candidarsi come regione pilota per l’implementazione del sistema nazionale di monitoraggio del suolo, portando l’esperienza xylella come caso studio europeo di ciò che succede quando il territorio non viene monitorato con sufficiente sistematicità e anticipo.

Non è un ruolo marginale. È il tipo di posizionamento che trasforma un territorio colpito in un territorio che insegna — e che in cambio riceve risorse, attenzione istituzionale e capacità di influenzare come le norme vengono scritte. La Puglia conosce il degrado del suolo meglio di quasi chiunque altro in Europa. Quella conoscenza vale, se viene capitalizzata nel momento giusto.

I tre anni di recepimento della direttiva sono la finestra. Dopo, le scelte saranno già fatte altrove.

Salento Dinamico e la terra che ci regge

San Francesco lo aveva scritto ottocento anni fa con la semplicità che appartiene alle verità fondamentali: la terra ci sustenta e ci governa. Non è retorica: è fisica, è biologia, è economia. Il suolo è l’infrastruttura più antica e più trascurata che l’umanità possiede.

Salento Dinamico ha sempre letto il futuro nei dettagli che il presente non vuole vedere. Mille anni per formare due centimetri di terra. Decenni per distruggerli. E tre anni per decidere se l’Italia — se la Puglia — sarà un paese che protegge questa risorsa o uno che la cede, un metro quadro alla volta, ai processi che già la stanno erodendo sotto i nostri piedi.


Fonti: Direttiva UE 2025/2360 — Soil Monitoring Law (GU UE 26 novembre 2025); ISPRA — Report Consumo di Suolo 2025; ISPRA — Giornata contro la desertificazione 2025; Renewable Matter, ottobre 2025 (approvazione Soil Monitoring Law); Confagricoltura, ottobre 2025; LifeGate, novembre 2025; Legambiente; Greenpeace Italia — dati desertificazione e siccità; LiberidallaPastica.it, ottobre 2025; SIGEA comunicato giugno 2025; Infobuild; Canale Energia; Regione Emilia Romagna — recepimento Soil Monitoring Law


Suolo Xylella 2026

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