Il 99% di internet corre sul fondo del mare — e qualcuno lo sa meglio di noi
Undici cavi sabotati nel Baltico in quattordici mesi. Venti cavi concentrati in Sicilia senza una risposta NATO equivalente. Il Canale d’Otranto nel mezzo di tutto. Eppure il dibattito pubblico italiano è rimasto in silenzio
di Francesco Giannetta — Maggio 2026
«Possiamo vedere solo poco avanti, ma possiamo vedere abbastanza per capire che c’è ancora molto da fare.» — Alan Turing, Computing Machinery and Intelligence, 1950
Il paradosso dell’era digitale
C’è un’illusione collettiva che domina la nostra comprensione di internet: quella di un sistema etereo, quasi immateriale, fatto di onde radio, satelliti e connessioni wireless che fluttuano sopra le nostre teste. È un’illusione comprensibile — non vediamo internet, non la tocchiamo, non sappiamo dove abita. Eppure la realtà è radicalmente diversa, e molto più fragile.
Il 99% del traffico internet intercontinentale viaggia attraverso cavi sottomarini in fibra ottica che corrono lungo i fondali degli oceani e dei mari. Non satelliti. Non onde radio. Cavi fisici, spessi in sezione quanto un tubo da giardinaggio domestico, posati su fondali che in certi punti superano i quattromila metri di profondità. Cavi che trasportano ogni email, ogni transazione bancaria, ogni telefonata VoIP, ogni ordine militare criptato, ogni dato medico, ogni messaggio su WhatsApp tra Lecce e Milano. Ogni cosa. Certetti
Sembra quasi un paradosso: nell’epoca di Starlink e del 5G, la spina dorsale di internet corre ancora lungo il fondo degli oceani, affidata a infrastrutture che attraversano migliaia di chilometri di fondali marini — e che sono molto più fragili di quanto si pensi. Giornale di Puglia
Il Baltico come laboratorio della guerra ibrida
Il Mar Baltico è diventato, nell’arco degli ultimi tre anni, il teatro dove si è scritta la nuova dottrina della guerra ibrida sottomarina. Dal ottobre 2023 al dicembre 2024, almeno undici cavi sono stati danneggiati nella regione, con sette-otto incidenti concentrati tra novembre 2024 e gennaio 2025. Regione
L’incidente che ha catalizzato l’attenzione internazionale si è verificato il 25 dicembre 2024, quando la petroliera Eagle S, registrata nelle Isole Cook ma collegata alla flotta ombra russa, ha danneggiato il cavo elettrico sottomarino Estlink 2 tra Finlandia ed Estonia, trascinando l’ancora sul fondale per oltre 100 chilometri. Le autorità finlandesi hanno incriminato membri dell’equipaggio, mentre il cavo è rimasto fuori servizio fino al giugno 2025, con un impatto economico stimato in 50-60 milioni di euro. Regione
Prima di quella data, tra settembre 2022 e gennaio 2025, sono stati danneggiati almeno sei infrastrutture sottomarine critiche nel Baltico, tra cui i gasdotti Nord Stream, i cavi dati EE-S1, BCS East-West Interlink, C-Lion1, il cavo elettrico Estlink 2 e un cavo in fibra ottica lettone, con navi russe identificate nelle vicinanze in tutti i casi. ReteAgevolazioni.it
Il pattern è riconoscibile: non si tratta di eventi isolati o incidenti marittimi fortuiti, bensì di un pattern che intreccia tensioni geopolitiche, capacità di sabotaggio statale e vulnerabilità strutturali dell’ecosistema digitale globale. La guerra ai cavi sottomarini incarna perfettamente la definizione di hybrid warfare: azioni ostili condotte con strumenti non convenzionali, plausibilmente negabili, che operano nella zona grigia tra pace e conflitto aperto. L’obiettivo non è necessariamente distruggere, quanto piuttosto degradare, intimidire, testare le capacità di risposta dell’avversario. Regione
Gli analisti internazionali di sicurezza sono stati espliciti: i casi di sabotaggio recenti sono al livello più basso della scala di intensità. Chi li conduce sta solo testando le acque.
Il Mediterraneo: più vulnerabile, meno protetto
Se il Baltico è il laboratorio, il Mediterraneo è il bersaglio più esposto. Nel Mediterraneo la concentrazione di infrastrutture critiche italiane è molto più alta che nel Baltico, e non esiste ancora una risposta NATO equivalente all’Operazione Baltic Sentry. ReteAgevolazioni.it
I numeri parlano da soli. Oltre venti cavi sottomarini in fibra ottica approdano in Sicilia, nelle stazioni di Palermo, Catania, Mazara del Vallo, Pozzallo e Trapani. Attraverso queste stazioni transitano i dati che collegano l’Europa all’Africa, al Medio Oriente, all’Asia meridionale. È uno degli snodi più critici dell’intera infrastruttura digitale globale. Regione
Solo tre navi nell’intera Unione Europea possono riparare questi cavi in caso di attacco o sabotaggio: una in Francia e due nel Mediterraneo. Tre navi per migliaia di chilometri di fondali e decine di infrastrutture critiche. In caso di attacco coordinato su più cavi simultaneamente — lo scenario che gli analisti considerano il più probabile — la capacità di risposta sarebbe del tutto inadeguata. ReteAgevolazioni.it
Lloyd’s of London stima che un grande attacco alle infrastrutture digitali globali possa generare perdite fino a 3,5 trilioni di dollari in cinque anni. Per l’Italia, applicando la quota certificata dal Rapporto Clusit 2026 — che attribuisce al nostro paese il 9,6% di tutti gli attacchi informatici gravi mondiali, a fronte del 2% del PIL globale — la stima proporzionale supera i 4 miliardi di euro. ReteAgevolazioni.it
Chi conosce i fondali meglio di noi
C’è un dettaglio che rende questo quadro ancora più inquietante. Un’indagine congiunta delle emittenti pubbliche di Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia aveva dimostrato che almeno 50 navi russe avevano raccolto informazioni negli ultimi dieci anni per mappare i fondali come parte di un programma per il potenziale sabotaggio di cavi sottomarini e parchi eolici nella regione. La Russia, prima ancora di sabotare, ha mappato. Ha studiato i fondali, ha identificato i punti di debolezza, ha costruito una conoscenza geografica precisa di dove si trovano le infrastrutture più vulnerabili. BibLus
La Russia starebbe sviluppando capacità navali per il sabotaggio sottomarino principalmente attraverso la GUGI, un’unità che opera navi di superficie, sommergibili e droni navali. Nel 2025, nell’aprile, nove grandi aziende di telecomunicazione europee — tra cui Vodafone, Telefónica, Orange, Telenor, Sparkle e Alcatel Submarine Networks — hanno indirizzato una lettera aperta ai decisori di Unione Europea, Regno Unito e NATO, chiedendo un coordinamento rafforzato per la protezione dell’ecosistema dei cavi sottomarini. Regione
La Cina ha un approccio diverso ma ugualmente preoccupante: invece del sabotaggio fisico, punta all’infiltrazione tecnologica nelle stazioni di atterraggio dei cavi, dove i segnali vengono amplificati e instradati. Controllare la stazione significa potenzialmente intercettare il traffico dati prima ancora che venga instradato.
La risposta europea: in ritardo, ma in movimento
Il 5 febbraio 2026, la Commissione Europea ha varato un nuovo pacchetto di strumenti per la sicurezza dei cavi sottomarini, stanziando 347 milioni di euro per progetti strategici nell’ambito del Meccanismo per Collegare l’Europa. Il pacchetto prevede sei misure strategiche e quattro misure tecniche, incluso un invito a presentare proposte da 20 milioni per finanziare moduli adattabili per la riparazione dei cavi, da installare nei porti e cantieri navali dei principali bacini marittimi europei — Baltico, Mediterraneo e Atlantico. Certetti
In Italia, il 20-21 novembre 2025 la rete NATO per le Infrastrutture Critiche Sottomarine si è riunita a Roma, concentrandosi specificamente sulle minacce ibride nel Mediterraneo. Il Segretario Generale aggiunto NATO per Cyber e Difesa Ibrida ha dichiarato senza mezzi termini che il Mediterraneo non potrebbe essere più critico. ReteAgevolazioni.it
Ad aprile 2026, il presidente della Commissione Difesa della Camera Nino Minardo ha annunciato che la Sicilia ospiterà un hub regionale europeo per il monitoraggio dei cavi sottomarini. Ed è entrata in vigore la Legge n. 9/2026, il primo quadro normativo italiano sulla sicurezza delle attività subacquee — approvata nel silenzio pressoché totale del dibattito pubblico nazionale.
Il Canale d’Otranto nel mezzo di tutto
C’è una dimensione geografica di questa storia che il Salento non può permettersi di ignorare. Il Canale d’Otranto — lo specchio d’acqua tra la punta della penisola salentina e le coste albanesi, largo appena settantadue chilometri — è uno dei passaggi obbligati per i cavi sottomarini che collegano l’Europa all’Adriatico, al Medio Oriente attraverso la Grecia, e all’Africa orientale attraverso il Mediterraneo. È un imbuto geografico. E gli imbuti geografici, nella storia, sono sempre stati punti di controllo strategico.
L’Italia ha progettato due importanti linee di comunicazione sottomarina con elevati standard di sicurezza: il Green-Med, che collega la penisola con Croazia, Montenegro, Albania, Grecia e Turchia, e il Blue Med, che mette in collegamento l’Italia con il Nord Africa, la Grecia e la Francia. Entrambe transitano o toccano l’area adriatico-ionica. La base navale di Taranto — a meno di un’ora da Lecce — è già uno snodo della sorveglianza sottomarina NATO nel Mediterraneo centrale. Regione
Ciò che non esiste ancora è una presenza strutturata di monitoraggio, ricerca e risposta alle minacce ibride sottomarine nel versante orientale della Puglia. Un’assenza che, nel contesto del piano europeo da 347 milioni e dell’hub siciliano annunciato, potrebbe trasformarsi in un’opportunità.
Quello che la Regione Puglia dovrebbe candidarsi a fare
La risposta alla vulnerabilità dei cavi sottomarini richiede tre cose: sorveglianza dei fondali, capacità di riparazione rapida e infrastrutture di ridondanza. Tutte e tre richiedono porti, cantieri navali, competenze ingegneristiche, università in grado di formare tecnici specializzati.
La Puglia ha Taranto con il suo polo navalmeccanico e la base NATO. Ha l’Università del Salento con competenze in fisica e ingegneria. Ha il porto di Brindisi come infrastruttura logistica. Ha il Canale d’Otranto come posizione geografica unica nel Mediterraneo orientale.
La Commissione ha aperto un invito a presentare proposte da 20 milioni per moduli di riparazione dei cavi da installare nei porti dei principali bacini marittimi europei, incluso il Mediterraneo. Questo bando esiste adesso. Richiede candidature. Richiede che qualcuno — un porto, un consorzio, un’università — si faccia avanti con un progetto credibile. Certetti
La Regione Puglia potrebbe candidarsi a ospitare uno di questi moduli. Non come protagonista dell’industria della difesa — che non è il ruolo del Mezzogiorno — ma come nodo di un sistema europeo di resilienza delle infrastrutture critiche sottomarine. Un ruolo civile, tecnico, universitario, portuale. Un ruolo che porta investimenti, formazione e posizionamento strategico senza richiedere scelte di campo militare.
Salento Dinamico e la profondità del mare
Salento Dinamico ha sempre guardato al mare come risorsa, come confine, come strada. Il mare del Salento non è solo turismo e bellezza — è il punto di arrivo di infrastrutture che reggono l’economia globale. Ogni cavo che attraversa il Canale d’Otranto è un filo invisibile che connette questo territorio alla storia del mondo digitale.
Alan Turing lo aveva scritto nel 1950, pensando alle macchine pensanti: possiamo vedere solo poco avanti. Ma quello che vediamo nei fondali del Baltico e nel silenzio istituzionale sul Mediterraneo è abbastanza per capire quanto c’è ancora da fare. E quanto poco tempo abbiamo per farlo.
Fonti: Arena Digitale, 13 maggio 2026; Report Difesa, 13 maggio 2026; BusinessWeekly, 13 maggio 2026; ICT Security Magazine — Geopolitica dei cavi sottomarini, febbraio 2026; ICT Security Magazine — Cavi sottomarini tra Mediterraneo e Baltico; Commissione Europea — pacchetto sicurezza cavi, 5 febbraio 2026; Europa Today — sabotaggio Baltico; CISINT, aprile 2026; Tecnoandroid, marzo 2026; Legge n. 9/2026; Rapporto Clusit 2026

















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