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Chi controlla i semi controlla il cibo. E quattro aziende controllano i semi

da 19 Maggio 2026Agricoltura, Europa Strategica0 commenti

L’umanità ha 7.000 specie vegetali commestibili. Ne coltiva 150. Il 60% delle calorie mondiali viene da soli tre cereali. E il 56% del mercato globale delle sementi è in mano a quattro multinazionali. Il Salento ha già vissuto cosa significa perdere la propria biodiversità

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«Il radicamento è forse il bisogno più importante e più misconosciuto dell’anima umana.» — Simone Weil, La Prima Radice, 1943


Un numero che fa riflettere

L’umanità ha a disposizione circa 7.000 specie vegetali commestibili. Oggi solo 150 specie delle 7.000 disponibili come nutrimento umano sono coltivate a livello significativo nel mondo, e da sole tre — mais, frumento e riso — viene il 60% delle calorie che l’umanità consuma ogni giorno. Wikipedia

Non è sempre stato così. Per millenni, ogni regione del pianeta ha coltivato varietà locali adattate al proprio clima, al proprio suolo, alla propria cultura alimentare. Il Salento aveva i suoi grani antichi — il Senatore Cappelli, il Russello, varietà di grano duro selezionate in secoli di agricoltura locale. Aveva le sue cultivar di ulivo — Cellina di Nardò, Ogliarola, Saracena — ognuna con caratteristiche organolettiche irripetibili, il prodotto di un dialogo millenario tra pianta e territorio. Aveva i suoi pomodori, i suoi legumi, le sue varietà orticole.

Quella diversità si sta riducendo. Non per caso. Per scelta — di mercato, di politica industriale, di normativa europea. E quelle scelte hanno un nome, un cognome, e un fatturato.

Il monopolio che nessuno vede

Nel mercato delle sementi commerciali dominano ristretti oligopoli: la tedesca Bayer detiene il 23% del mercato globale delle sementi destinate alla produzione agricola, seguita dalla statunitense Corteva al 19%, dalla cinese Syngenta al 10% e dall’altra tedesca BASF al 4%. Insieme queste quattro compagnie possiedono il 56% del mercato globale delle sementi e il 61% di quello dei pesticidi. Media ENEA

Il dato del 2025, pubblicato dal report “Top 10 agribusiness giants” elaborato dall’ETC Group e dall’organizzazione GRAIN di Barcellona, racconta una storia precisa di concentrazione progressiva e inarrestabile. Venticinque anni fa il 40% del mercato delle sementi era controllato da dieci compagnie. Oggi la stessa quota è in mano a sole due: Bayer e Corteva. In due decenni e mezzo, metà del controllo si è evaporata — non nel mercato, ma nella concorrenza. arxiv

L’azienda Mosaic controlla da sola il 60% della produzione statunitense di fertilizzanti fosfatici. Sei compagnie controllano oltre il 60% dei volumi dei fertilizzanti fosfatici a livello mondiale. Quattro aziende dominano il mercato dei macchinari agricoli pesanti. Media ENEA

Chi controlla le sementi, i pesticidi e i fertilizzanti controlla di fatto le condizioni di possibilità dell’agricoltura mondiale. Non metaforicamente: materialmente. Un agricoltore salentino che vuole coltivare una varietà commerciale di pomodoro o di grano acquista semi da una di queste multinazionali, tratta il campo con i loro pesticidi, fertilizza con i loro prodotti. La catena è verticalmente integrata, spesso da un unico fornitore. La libertà di scelta — quella che Simone Weil chiamava radicamento, la capacità di un popolo di determinare la propria relazione con la terra — si restringe a ogni rinnovo di contratto.

Bayer, il Roundup e le 58.000 cause ancora pendenti

Il caso Bayer-Monsanto è il più eloquente di tutti. Nel 2018, la multinazionale tedesca ha acquisito Monsanto — la società americana che ha inventato il glifosato, il principio attivo del Roundup, l’erbicida più venduto al mondo — per 63 miliardi di dollari. Era la scommessa sul dominio dell’agrobusiness globale.

Dopo esser stata colpita da un calo dell’80% del prezzo delle sue azioni da quando ha acquisito Monsanto, la Bayer ha avviato una ristrutturazione nel 2023, licenziando circa 7.000 dipendenti. I problemi finanziari della Bayer sono il risultato di molteplici cause perse in tribunale, dove le giurie hanno dato ragione ai querelanti sostenendo che l’erbicida Roundup dell’impresa ha causato i loro tumori. Nel 2020 ha liquidato molte richieste di risarcimento con un pagamento di 10,9 miliardi di dollari, ma circa 58.000 richieste sono ancora in sospeso. Nell’aprile 2025, Bayer ha richiesto la protezione del tribunale negli Stati Uniti contro queste cause. Media ENEA

Un erbicida usato in milioni di campi di tutto il mondo, inclusi quelli europei, con 58.000 cause pendenti per danni alla salute. E lo stesso soggetto che controlla il 23% del mercato globale delle sementi.

La speculazione sui fertilizzanti come lezione geopolitica

Durante la pandemia di Covid e il successivo inizio della guerra in Ucraina, le multinazionali produttrici di fertilizzanti dal 2020 al 2022 hanno visto un aumento dei propri ricavi pari al 130%. Le aziende hanno giustificato il rincaro dei prezzi con l’aumento del prezzo del gas su cui si basano i fertilizzanti azotati. Tuttavia diverse ricerche internazionali hanno mostrato come dietro all’incremento dei costi ci fossero le stesse compagnie produttrici, che deliberatamente avrebbero approfittato dei periodi di crisi per aumentare i prezzi al di sopra dei costi di produzione. Media ENEA

Quando la catena alimentare è controllata da pochi oligopoli, ogni crisi geopolitica — una pandemia, una guerra, una tensione commerciale — si trasforma immediatamente in un’opportunità di estrazione di profitto straordinario. Chi paga sono gli agricoltori, che non possono non comprare i fertilizzanti, e i consumatori finali, che non possono non mangiare.

La risposta europea: necessaria, incompleta, contrastata

La Commissione Europea ha avviato una revisione della legislazione sementiera con l’obiettivo di promuovere un sistema più flessibile e inclusivo, che tenga conto delle specificità delle sementi antiche e delle esigenze degli agricoltori biologici. La Farm to Fork Strategy prevede obiettivi di riduzione dei pesticidi del 50% entro il 2030 e di aumento delle superfici agricole biologiche al 25%. Consorzio RFX

A fine marzo 2026, dodici governi hanno annunciato l’adozione di strategie nazionali di agroecologia nell’ambito della Agroecology Coalition, presentata a Roma. L’iniziativa non è solo una risposta ambientale: è una scelta economica e geopolitica di fondo per la costruzione di sistemi alimentari resilienti agli shock climatici e geopolitici. EduNews24

Ma il cammino è contrastato. Le stesse multinazionali che dominano il mercato delle sementi convenzionali stanno acquisendo i principali produttori biologici — Corteva ha comprato Stoller e Symborg, Syngenta ha stretto partnership con startup di biostimolanti — non per abbandonare il modello industriale, ma per presidiare anche il segmento alternativo. Il rischio è una transizione verso l’agroecologia gestita dagli stessi soggetti che hanno creato il problema, con le stesse logiche di concentrazione e controllo.

Il Salento: un patrimonio genetico che non sa di esserlo

Nel Salento, la biodiversità agricola non è un concetto astratto. È nelle cultivar di ulivo che sopravvivono alla xylella perché la varietà Leccino ha mostrato una resistenza che l’Ogliarola non ha — e quella differenza genetica vale miliardi, non solo per il Salento ma per l’intera ricerca scientifica sulla difesa dall’epidemia. È nei grani antichi che alcuni agricoltori salentini continuano a coltivare — il Senatore Cappelli, riscoperto dalla ricerca del CREA come fonte di proteine di alta qualità e di resistenza alla siccità. È nelle varietà orticole locali, nei legumi dimenticati, nelle specie aromatiche selvatiche che ancora crescono nella macchia mediterranea salentina.

Tutto questo è patrimonio genetico. E come il petrolio, come il litio, come i dati — il patrimonio genetico ha un valore economico enorme, che le multinazionali delle sementi riconoscono molto meglio di quanto facciano le istituzioni locali. Le privative varietali — i brevetti sulle sementi — sono il meccanismo giuridico attraverso cui quel valore viene estratto e privatizzato. Una varietà locale di ulivo studiata da un laboratorio privato, ibridata, brevettata e rivenduta agli stessi agricoltori che l’hanno custodita per secoli: è già accaduto con altre colture in altri paesi.

Quello che la Regione Puglia potrebbe fare — e che vale oro

Una banca regionale dei semi pugliesi non è una proposta romantica. È una scelta di sovranità economica e scientifica. Catalogare, conservare e rendere accessibili le varietà autoctone pugliesi significa proteggere un patrimonio genetico che la revisione europea della legislazione sementiera potrebbe valorizzare economicamente, e che la ricerca sulla resistenza alla xylella ha già dimostrato essere di importanza strategica.

Significa anche costruire filiere agroalimentari che valorizzino la varietà locale come premium — non come nicchia folkloristica, ma come marchio di qualità scientificamente fondato. Il Senatore Cappelli non è solo un grano antico: è un grano con caratteristiche nutrizionali superiori, adatto alla siccità, documentato dalla ricerca pubblica italiana. È un asset che il Salento potrebbe trasformare in vantaggio competitivo, se esistesse una strategia regionale coordinata che collegasse produttori, ricercatori, trasformatori e mercati.

La Puglia partecipa alla revisione europea della legislazione sementiera? Porta la sua voce nei tavoli dove si decidono i criteri di commercializzazione delle varietà tradizionali? Si posiziona nella Agroecology Coalition come regione pilota mediterranea? Le domande sono aperte. Le risposte, ancora, no.

Salento Dinamico e le radici che reggono tutto

Simone Weil aveva ragione: il radicamento è il bisogno più misconosciuto. L’umanità ha costruito la propria sicurezza alimentare sulla biodiversità — su migliaia di anni di selezione locale, di adattamento, di conoscenza contadina accumulata nei semi. In pochi decenni, quattro aziende hanno concentrato il controllo di quella conoscenza nelle proprie mani, brevettandola, standardizzandola, monetizzandola.

Salento Dinamico ha sempre creduto che il futuro di questo territorio si costruisce sulla consapevolezza di ciò che si possiede — non solo le coste, non solo il barocco, non solo il sole. Anche i semi. Anche le radici. Anche la biodiversità che i nostri nonni hanno custodito senza sapere che aveva un nome scientifico e un valore di mercato.

Riconoscerlo non è sentimentalismo. È la prima forma di sovranità.


Fonti: ETC Group e GRAIN — Top 10 agribusiness giants (giugno 2025), via Altreconomia settembre 2025 e InfoAut agosto 2025; Rete Semi Rurali (analisi concentrazione sementi); Ecowheataly, settembre 2025; Agri-Bullet, febbraio 2026; Sceg Communication Marketing Lab — UniRoma3, febbraio 2026; Renewable Matter — Agroecology Coalition, aprile 2026; ISPRA — agrobiodiversità e filiere alimentari; Commissione Europea — Farm to Fork Strategy; Coldiretti comunicato (fusione Bayer-Monsanto); Centro Internazionale Crocevia


Semi2026

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