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Cosa significa essere fedeli alla Repubblica? La risposta ha un volto e un nome: Sandro Pertini, eletto Presidente 48 anni fa, l’8 luglio 1978

da 9 Luglio 2026Cultura, La Costituzione come Stella Polare0 commenti

Con l’articolo 54 si è chiusa la prima parte della Costituzione, quella dei diritti e dei doveri. E per salutarci prima della pausa estiva raccontiamo l’uomo che di quei valori è stato la sintesi vivente: il partigiano che giurò sulla Carta e divenne il Presidente più amato

di Francesco Giannetta, Luglio 2026


«La libertà senza la giustizia sociale è una conquista vuota e sterile, ma la giustizia sociale senza libertà è una beffa. Le due cose devono stare insieme.»
— Sandro Pertini, Presidente della Repubblica


La fine di un viaggio

Con l’articolo 54, che chiede a tutti i cittadini di essere fedeli alla Repubblica e a chi ha funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore, abbiamo completato la prima parte della Costituzione. Un viaggio lungo, dall’articolo 1 al 54, dentro i principi fondamentali, i rapporti civili, quelli etico-sociali, quelli economici, quelli politici. Tutti i diritti e tutti i doveri che ci tengono insieme come comunità.

Al termine di questo cammino, prima di fermarci per la pausa estiva, vogliamo salutarci non con una teoria, ma con un volto. Perché i valori della prima parte della Costituzione, la libertà, la giustizia sociale, la dignità, la fedeltà alla Repubblica, non sono parole astratte: sono stati incarnati da uomini e donne in carne e ossa. E c’è un uomo che, più di ogni altro, ne è stato la sintesi vivente. Proprio ieri, tanti anni fa, l’8 luglio 1978, veniva eletto Presidente della Repubblica: Sandro Pertini.

L’elezione: un partigiano al Quirinale

L’elezione di Pertini avvenne in uno dei momenti più bui della storia repubblicana. Erano passati poco più di due mesi dall’assassinio di Aldo Moro, ritrovato senza vita il 9 maggio 1978. Il presidente uscente, Giovanni Leone, si era dimesso il 15 giugno, travolto da accuse che si sarebbero poi rivelate infondate. L’Italia era ferita, incerta, spaventata. E cercava, alla più alta carica dello Stato, un uomo che potesse rappresentare l’unità nazionale e restituire fiducia alle istituzioni.

Lo trovò dopo un percorso tutt’altro che semplice. Servirono sedici scrutini prima che i partiti dell’arco costituzionale convergessero sul suo nome. Ma quando accadde, l’8 luglio 1978, il risultato fu clamoroso: 832 voti su 995, pari all’82,3 per cento, la maggioranza più larga mai registrata nella storia della Repubblica. Il giorno dopo, il 9 luglio, cioè esattamente in un giorno come questo, Pertini prestò giuramento davanti alla Costituzione. Un partigiano, un antifascista condannato dal regime, saliva al Quirinale e giurava fedeltà a quella Carta che la Resistenza aveva reso possibile. Era la Costituzione che si guardava allo specchio.

Chi era Sandro Pertini

Per capire perché quel giuramento fu così potente, bisogna ricordare chi era Pertini. Nato a Stella, in provincia di Savona, nel 1896, aveva attraversato tutto il Novecento italiano con una coerenza rara. Combattente nella Prima guerra mondiale, era diventato un oppositore intransigente del fascismo. Nel 1925 fu condannato al carcere per aver scritto un opuscolo antifascista. Conobbe il carcere, il confino, l’esilio in Francia, dove visse anche facendo il manovale.

C’è un episodio che dice tutto di lui. Durante il confino, sua madre, angosciata, chiese personalmente la grazia a Mussolini per il figlio. Quando Pertini lo seppe, chiese che quella domanda fosse ritirata: non avrebbe accettato la libertà come favore dal regime che combatteva. Preferiva la prigionia con dignità alla libertà con il compromesso. È esattamente quel “fresco profumo di libertà contro il puzzo del compromesso morale” di cui abbiamo parlato con l’articolo 54.

Durante la Resistenza, Pertini fu tra i protagonisti: guidò la difesa di Roma a Porta San Paolo, fu catturato dalle SS, condannato a morte, e riuscì a fuggire dal carcere di Regina Coeli. Fu tra i capi dell’insurrezione di Milano. Conclusa la guerra, fu eletto all’Assemblea Costituente: contribuì cioè a scrivere quella Costituzione su cui, trent’anni dopo, avrebbe giurato da Presidente.

Il Presidente più amato

Il settennato di Pertini, dal 1978 al 1985, è ricordato come uno dei più amati della storia repubblicana. Andò ben oltre il basso profilo tipico del ruolo. Interpretò la Presidenza con una fermezza etica e una vicinanza al popolo che riconciliarono gli italiani con le istituzioni. Visitò scuole, fabbriche, ospedali. Fu presente nei momenti di tragedia nazionale, come dopo la strage alla stazione di Bologna del 1980. E fu presente anche nei momenti di gioia collettiva, come la notte dei Mondiali del 1982, quando la sua esultanza sugli spalti di Madrid divenne un’immagine dell’Italia intera.

Pertini parlava ai giovani, li esortava alla libertà, li invitava a non essere indifferenti. Era severo con i potenti e tenero con i deboli. Non amava i privilegi né i trionfalismi. Di lui scrisse Indro Montanelli, che socialista non era: “Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”. È forse il ritratto più bello, proprio perché viene da un avversario politico.

Perché Pertini è la sintesi della prima parte della Costituzione

Pertini incarna, meglio di qualsiasi commento, tutto ciò che abbiamo raccontato in questi mesi. Incarna la fedeltà alla Repubblica dell’articolo 54: non a un uomo, non a un partito, ma alla comunità dei cittadini e ai suoi valori. Incarna l’onore nell’esercizio della funzione pubblica: servire, non servirsi. Incarna l’antifascismo che è la radice della nostra Carta.

Ma soprattutto incarna l’equilibrio che attraversa tutta la prima parte della Costituzione, quello che lui stesso aveva riassunto in una frase memorabile: la libertà senza la giustizia sociale è vuota, ma la giustizia sociale senza libertà è una beffa. Le due cose devono stare insieme. È esattamente il progetto della Costituzione: tenere insieme i diritti di libertà e i diritti sociali, la dignità della persona e l’uguaglianza sostanziale. Pertini non era un teorico di questo equilibrio: lo aveva vissuto, sofferto, testimoniato con la propria vita. Per questo la sua figura è la sintesi perfetta con cui chiudere il nostro viaggio nei diritti e nei doveri.

Un’applicazione vissuta

Raccontare Pertini, per me, non è un esercizio di nostalgia. È indicare un modello che parla al presente e che è profondamente coerente con la filosofia di Salento Dinamico. Pertini rappresenta un modo di stare nella vita pubblica che oggi sembra raro e che invece dovrebbe tornare a essere la norma: la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa, il rifiuto del compromesso morale, la vicinanza vera alle persone, soprattutto ai più deboli, il servizio come onore e non come privilegio.

C’è un nesso diretto con il lavoro che porto avanti. Pertini fu anche un giornalista, e sapeva quanto l’informazione libera sia un presidio della democrazia. Il giornalismo civico che pratico con InOnda Network, il raccontare il territorio, il dare voce a chi non ce l’ha, il rendere comprensibile la cosa pubblica, sono un modo di essere fedeli alla Repubblica nel senso pertiniano: non l’obbedienza al potere, ma il servizio alla comunità e alla verità. E questa stessa rubrica sulla Costituzione nasce da qui: dalla convinzione che conoscere la propria Carta sia il primo passo per difenderla.

Per il Sud, poi, la lezione di Pertini è preziosa. Un Mezzogiorno che rinasce ha bisogno esattamente di questo: coerenza, onestà, legalità, servizio, vicinanza alle persone. Non di scorciatoie, non di favori, non di compromessi. La stella polare di Pertini, la libertà unita alla giustizia sociale, è la stessa che guida Salento Dinamico: un territorio che cresce nella dignità, dove i diritti sono reali e i doveri sono condivisi.

La stella polare, e l’appuntamento a settembre

Con l’articolo 54 e con il ritratto di Pertini si chiude la prima parte della Costituzione, quella dei diritti e dei doveri. È stato un viaggio lungo e intenso, cinquantaquattro articoli percorsi uno per uno, dai principi fondamentali fino all’onore della vita pubblica. Un viaggio che ha voluto restituire ai cittadini la conoscenza della propria Carta, articolo dopo articolo, con la convinzione che una Costituzione conosciuta sia una Costituzione più difesa.

La rubrica “La Costituzione come stella polare” si prende ora una pausa per l’estate. Ci rivediamo a settembre, quando ripartiremo con la seconda parte della Costituzione, l’Ordinamento della Repubblica: il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, la magistratura, la Corte costituzionale, le Regioni. Se la prima parte ci ha detto quali sono i nostri diritti e i nostri doveri, la seconda ci racconterà come funziona la macchina dello Stato che li rende possibili.

E ci piace darci appuntamento proprio nel nome di Pertini, il partigiano che giurò sulla Costituzione e che ne fu, da Presidente, il custode più amato. Perché la sua vita ci ricorda che la Costituzione non è un pezzo di carta, ma un patto vivo, che vive solo se ci sono cittadini fedeli alla Repubblica e uomini e donne che la servono con onore. Buona estate a tutti. Ci rivediamo a settembre, per continuare insieme questo viaggio.

«Ogni progetto ha la sua norma. Ogni norma ha la sua storia. Ogni storia ci riguarda tutti.»


Fonti: Costituzione della Repubblica Italiana, art. 54; elezione del Presidente della Repubblica del 1978 (Sandro Pertini eletto l’8 luglio 1978 al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995, pari all’82,3 per cento; giuramento il 9 luglio 1978); note biografiche su Sandro Pertini (Stella, 1896 – Roma, 1990), settimo Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985; Indro Montanelli, giudizio su Pertini pubblicato sul Corriere della Sera, 1963; Archivio Storico Istituto Luce e documentazione sul settennato di Pertini; Salento Dinamico, archivio progettuale 2000-2026.

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