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In ventidue anni il Mezzogiorno ha perso 350.000 laureati. Li ha formati con soldi pubblici. E li ha lasciati andare

da 20 Maggio 2026Cultura, Europa Strategica, Politica0 commenti

La fuga dei cervelli non è solo un dramma sociale: è una perdita strategica che indebolisce l’Europa intera. La Puglia è terza in Italia per giovani qualificati in uscita. Il Salento investe 112.000 euro per ogni laureato che parte

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.» — Antonio Gramsci, Quaderni del carcere


Il calcolo che nessuno vuole fare

Immaginate una ragazza di Lecce. Ha frequentato le scuole pubbliche salentine dalla prima elementare alla maturità. Si è iscritta all’Università del Salento — ingegneria informatica, discipline STEM. Ha completato il percorso triennale e magistrale. Ha sostenuto gli esami, ha scritto la tesi, ha discusso la laurea.

Lo Stato italiano — i contribuenti pugliesi, i fondi europei, le tasse di tutti — ha investito in lei, dall’asilo nido alla pergamena, circa 112.000 euro di investimento pubblico e privato combinato. Enea

Tre mesi dopo la laurea, ha firmato un contratto con un’azienda tecnologica di Milano. Due anni dopo, con una startup di Berlino. Salario netto: 613-650 euro al mese in più rispetto a quanto avrebbe guadagnato restando in Italia. Enea

Il Salento l’ha formata. Milano l’ha impiegata. Berlino la sta usando. Il conto di chi ha pagato la formazione non lo rimborsa nessuno.

Il numero che dovrebbe fermare ogni dibattito

In ventidue anni, dal 2002 al 2024, il Mezzogiorno ha perso 350.000 laureati under 35. Al netto dei rientri, la perdita è pari a 270.000 unità. Una quota di laureati in uscita triplicata nel periodo: dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024. Wikipedia

La SVIMEZ stima in 6,8 miliardi di euro l’anno il costo della mobilità interna dei giovani laureati dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, cui si aggiungono circa 1,1 miliardi annui legati alle migrazioni verso l’estero. Quasi otto miliardi di euro l’anno. Ogni anno. Un trasferimento di ricchezza silenzioso, invisibile nei titoli dei giornali, devastante nei dati strutturali. Wikipedia

Per confronto: il PNRR aveva destinato circa 82 miliardi di euro al Mezzogiorno nell’arco di cinque anni. Il capital umano che il Mezzogiorno perde in dieci anni ha un valore comparabile.

La doppia emigrazione — e la Puglia al terzo posto

Il fenomeno ha due gambe. La prima è l’emigrazione interna: tra il 2014 e il 2024, più di 1 milione di persone ha lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord, contro 587.000 in direzione opposta. Un saldo negativo di oltre 400.000 persone in dieci anni. La Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Lazio sono le regioni che attraggono di più. La Puglia è terza tra le regioni meridionali per flusso in uscita, con il 18% del totale, dopo Campania (28,8%) e Sicilia (24,1%). RagionierieprevidenzaAboutPharma

La seconda gamba è l’emigrazione internazionale. Tra il 2011 e il 2024 sono partiti 630.000 giovani tra i 18 e i 34 anni, di cui il 42,1% laureati nel triennio più recente 2022-2024 — una crescita del livello di qualificazione rispetto al passato. Il saldo migratorio netto si attesta intorno a -441.000 unità, un passivo che rappresenta il 7% dei giovani residenti in Italia. Nel 2024, il record storico: 155.732 partenze, di cui oltre 93.000 giovani tra i 18 e i 39 anni, con un aumento del 36,5% rispetto all’anno precedente. arxivarxiv

L’emigrazione anticipata: partono prima ancora di laurearsi

Il dato più inquietante non è quello dei laureati che se ne vanno dopo la laurea. È quello degli studenti che se ne vanno prima ancora di cominciare.

Nell’anno accademico 2024/2025, quasi 70.000 studenti meridionali — su circa 521.000 totali — frequentano un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale, con punte del 21% nelle discipline STEM. Campania e Sicilia generano quasi la metà del flusso, mentre Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio risultano le regioni più attrattive. EduNews24

L’emigrazione anticipata è razionale dal punto di vista individuale: tra i laureati occupati che hanno conseguito il titolo in un ateneo del Centro-Nord, l’88,5% risulta occupato nella stessa macro-area a tre anni dalla laurea. Per chi si è laureato nel Mezzogiorno la situazione è diversa: meno del 70% trova occupazione nel territorio di origine. EduNews24

Il messaggio implicito che il sistema invia ai giovani meridionali è preciso: se vuoi lavorare in ciò che hai studiato, parti. E molti lo ascoltano.

Non è solo un problema italiano — è una questione di competitività europea

Il Rapporto Draghi sulla competitività europea, pubblicato nel settembre 2024, ha nominato il brain drain come una delle cause strutturali della perdita di competitività dell’Unione rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. L’Europa forma i migliori ricercatori di intelligenza artificiale — abbiamo raccontato in questa rubrica come i fondatori di Mistral, l’unico campione europeo dell’AI generativa, vengano da Google DeepMind e da Meta. Li ha formati con investimenti pubblici europei. Li ha lasciati andare a lavorare per aziende americane. E quando tre di loro sono tornati a fondare una startup europea, era già tardi rispetto al vantaggio accumulato dai concorrenti.

Lo stesso meccanismo si applica al quantum computing, ai chip, alla biotech, alla farmaceutica. In ogni settore strategico che abbiamo esaminato in questa rubrica, la carenza di talenti europei è uno dei fattori citati dagli analisti come ostacolo principale alla crescita. E quella carenza non è primaria — è il prodotto di un sistema che forma bene ma non trattiene.

Il paradosso è totale: l’Europa spende miliardi per costruire autonomia strategica nei settori tecnologici chiave, e contemporaneamente esporta i talenti necessari a costruirla.

Le politiche attuali: insufficienti

L’Italia ha introdotto sgravi fiscali per incentivare i rientri — l’impatriate regime, modificato dalla Legge 213/2023, prevede una riduzione dell’imponibile per chi rientra dopo almeno due anni di residenza all’estero. Gli effetti esistono ma sono limitati: le agevolazioni fiscali sono efficaci quando il problema è solo economico, ma la ragione per cui i giovani qualificati partono è raramente solo economica. Sono anche le prospettive di carriera, la qualità dell’ecosistema professionale, la velocità di avanzamento, la cultura organizzativa, la qualità della vita nelle città in cui si lavora.

Circa il 40,5% dei giovani dichiara di lasciare l’Italia per fare esperienze di studio o lavoro più qualificanti, mentre il 26,5% lo fa perché non riesce a trovare un’occupazione adeguata nel proprio paese. Due motivazioni diverse che richiedono risposte diverse: non basta un’agevolazione fiscale per chi non riesce a trovare lavoro, né basta alzare gli stipendi per chi parte perché il contesto professionale è più stimolante altrove. arxiv

Quello che la Regione Puglia potrebbe costruire — il diritto a restare come politica attiva

Il diritto a restare non è una formula sentimentale. È una politica pubblica precisa, con strumenti concreti che altre regioni europee — in Irlanda, in Paesi Bassi, in alcune Länder tedesche — hanno già sperimentato con risultati misurabili.

Significa costruire ecosistemi dell’innovazione che rendano la Puglia competitiva non solo come luogo di vita ma come luogo di lavoro qualificato. Significa connettere sistematicamente le università pugliesi — l’Università del Salento, il Politecnico di Bari, l’Università di Bari — con le imprese tecnologiche locali e con le filiere europee che abbiamo descritto in questa rubrica: l’aerospazio, i materiali avanzati, le comunità energetiche, la cybersicurezza, l’agroecologia.

Significa usare le Zone Economiche Speciali — che la Puglia ha — non solo come strumento di attrazione per le imprese esterne, ma come incentivo strutturale alla creazione di lavoro qualificato per i giovani formati localmente. Significa, concretamente, che il tasso di occupazione dei laureati negli atenei pugliesi nel territorio di origine — oggi sotto il 70% — deve diventare un indicatore di performance regionale, monitorato e perseguito come tale.

Il direttore della SVIMEZ ha sottolineato come siano necessarie nuove politiche pubbliche per il diritto a restare, orientate a valorizzare le competenze formate nel Mezzogiorno, mutuando gli strumenti di incentivo al rientro dei cervelli. Non è più tempo di analisi. È tempo di scelte. EduNews24

Salento Dinamico e il futuro che resta

Gramsci scriveva dai Quaderni del carcere quello che il chiaroscuro del suo tempo generava. Il chiaroscuro del nostro tempo produce una generazione di giovani meridionali costretti a scegliere tra la propria terra e il proprio futuro professionale — come se le due cose fossero incompatibili per definizione.

Salento Dinamico ha sempre creduto che non lo siano. Che un territorio capace di interpretare il futuro prima che accada possa costruire le condizioni per cui i propri talenti rimangano — non per mancanza di alternative, ma per abbondanza di opportunità.

Quella convinzione non è utopistica. È strategica. Ed è urgente.


Fonti: SVIMEZ — Rapporto 2026 sulla fuga dei cervelli, febbraio 2026 (via Il Diario del Lavoro e Virgilio Sapere, febbraio 2026); Censis-Confcooperative — “Sud, la grande fuga”, novembre 2025; Il Sole 24 Ore, novembre 2025; Fondazione Migrantes — Rapporto Italiani nel Mondo 2025, novembre 2025; Osservatorio CPI Università Cattolica; BusinessOnline.it, febbraio 2026; Eurispes Rapporto 2026 (via Cup of Green Tea, aprile 2026); Risorse.news, dicembre 2025 (Rapporto CNEL 2025); Orizzonte Scuola, maggio 2025; Rapporto Draghi sulla competitività europea, settembre 2024


Perdita Laureati 2026

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