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Apulia, terra senza pioggia. E adesso è davvero così

da 16 Maggio 2026Ambiente, Europa Strategica0 commenti

La Puglia è in emergenza idrica da due anni. L’Europa ha adottato la sua prima strategia sull’acqua. E nel Golfo Persico si capisce che i dissalatori sono la nuova arma strategica. Tutto è connesso

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«L’acqua è il vettore della natura.» — Leonardo da Vinci, appunti manoscritti


Il nome che dice tutto

Apulia. I Romani chiamavano così questa terra perché era, letteralmente, priva di pioggia. Non è un’etichetta geografica casuale: è una descrizione fisica precisa di un territorio che ha convissuto con la scarsità idrica da sempre, costruendo civiltà, architetture e sistemi di raccolta dell’acqua — cisterne, trulli, lame — proprio in risposta a questa condizione originaria.

Duemila anni dopo, quella condizione è tornata. E questa volta porta con sé la firma inequivocabile della crisi climatica.

La crisi idrica pugliese iniziata nel 2024 si configura come la più severa degli ultimi vent’anni, con precedenti cicli critici nel 2001-2002, 2007-2008 e 2017-2018. Secondo le previsioni, potrebbe protrarsi anche nel 2026. La disponibilità di acqua negli invasi è complessivamente al di sotto del 50% della media degli ultimi dieci anni, e la siccità ha ridotto la disponibilità complessiva di circa il 60% rispetto alla media storica. L’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici ha dichiarato il livello di severità idrica “elevato” sia per il comparto potabile che per quello irriguo. EU Artificial Intelligence ActAincp

Non è un’emergenza. È la nuova normalità.

L’acqua come questione geopolitica globale

Mentre la Puglia raziona l’acqua, il resto del mondo sta capendo — nel modo più diretto possibile — che l’acqua dolce è già la risorsa strategica del XXI secolo. Non una metafora. Una realtà geopolitica concreta.

Nel Golfo Persico, la crisi di Hormuz ha messo in evidenza che il petrolio non è la sola risorsa strategica della regione. I paesi del Golfo producono gran parte dell’acqua potabile attraverso impianti di dissalazione costieri — strutture enormi, visibili, insostituibili e difficilmente difendibili da attacchi con droni economici. Il Qatar, dopo che nel 2025 il suo primo ministro aveva avvertito che un attacco potrebbe lasciare la regione senza acqua, ha costruito quindici grandi riserve idriche di emergenza. European Commission

L’acqua desalinizzata come infrastruttura militare. I dissalatori come obiettivi strategici. Una realtà che fino a pochi anni fa sembrava appartenere alla fantascienza geopolitica.

Secondo la Commissione Europea, entro il 2030 la domanda globale di acqua supererà del 40% le risorse disponibili. Nel solo 2024, le catastrofi legate all’acqua hanno provocato lo sfollamento di 40 milioni di persone e causato danni per oltre 480 miliardi di euro. Il Forum Economico Mondiale identifica cinque dei dieci rischi globali a lungo termine per le imprese come direttamente connessi all’acqua. E in Italia, secondo il Libro Bianco 2026 elaborato da TEHA e Ambrosetti, la crisi idrica costa già 13 miliardi di euro l’anno. Biodiritto

La risposta europea: tardi ma concreta

Il 3 giugno 2025, la Commissione Europea ha adottato la European Water Resilience Strategy, con l’obiettivo di ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua, garantire acqua pulita e accessibile e rendere l’economia europea più “water-smart”, attraverso una migliore attuazione della normativa esistente e azioni su efficienza e inquinamento. Switcho

La strategia si inserisce in un quadro normativo già parzialmente strutturato: il Regolamento UE 2020/741 stabilisce requisiti minimi per il riuso delle acque in agricoltura, applicabile dal 2023, e la Direttiva 2020/2184 rafforza gli standard sull’acqua potabile. Ma la Strategia per la Resilienza Idrica è la prima volta che l’Unione Europea tratta l’acqua non come una questione ambientale di secondo piano, ma come una priorità di sicurezza economica e sociale al pari dell’energia e dei semiconduttori.

La Commissione ha riconosciuto esplicitamente che il modello attuale di gestione dell’acqua non è sostenibile, e ha individuato nella prossima Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua del 2026 una tappa fondamentale per promuovere i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. A livello mediterraneo, il Forum Euromediterraneo dell’Acqua è in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026 — un’occasione che l’Italia ha già indicato come strategica per posizionarsi come hub di sostenibilità idrica tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Biodiritto

La Puglia in emergenza: i numeri dell’anno più duro

Il Report Integrato 2025 di Acquedotto Pugliese, approvato questa settimana dall’assemblea degli azionisti, restituisce un quadro di straordinaria resilienza gestionale — e al tempo stesso di vulnerabilità strutturale non ancora risolta.

Nel 2025, AQP ha investito 532,9 milioni di euro, con un impegno complessivo nel triennio di 1,46 miliardi. Nonostante la crisi idrica, l’azienda è riuscita a garantire il servizio a oltre 4 milioni di persone utilizzando complessivamente 472 milioni di metri cubi d’acqua — il dato più basso registrato negli ultimi 25 anni — con un risparmio di circa 116 milioni di metri cubi rispetto al 2009. Aptus

I pugliesi detengono il primato italiano per l’uso consapevole della risorsa idrica, con un consumo giornaliero pro capite di soli 155 litri, a fronte di una media nazionale di 215 litri per abitante. Non è un dato marginale: è la dimostrazione che, quando le condizioni lo richiedono, le comunità del Mezzogiorno sanno adattarsi con una disciplina che molte regioni del Nord non conoscono. MarkTechPost

Ma i numeri dell’emergenza restano preoccupanti. Gli invasi lucani di Monte Cotugno e Pertusillo, che alimentano in parte la rete pugliese, presentano un deficit di 37 milioni di metri cubi rispetto al 2024. Nello schema Ofanto la disponibilità è scesa del 25% rispetto al volume utile autorizzato. Il serbatoio del Fortore, principale riserva pugliese, registra un deficit di oltre 13 milioni di metri cubi. Le sorgenti irpine erogano 1.500 litri al secondo in meno rispetto alla media storica. Cultura

L’ordinanza regionale di divieto di utilizzo improprio dell’acqua potabile è in vigore fino al 29 ottobre 2026.

La condotta che non c’è — e i 200 milioni di metri cubi che finiscono in mare

C’è un dato che merita di essere letto due volte. In Capitanata, 200 milioni di metri cubi d’acqua del lago del Liscione continuano ogni anno a finire in mare — una quantità sufficiente a riempire quasi completamente il bacino di Occhito. La condotta di collegamento tra Liscione e Occhito fu progettata decenni fa e non è mai stata completata. Servirebbero 158 milioni di euro per ultimarla. Cultura

158 milioni di euro. Meno di quanto l’Unione Europea spende in un pomeriggio di sussidi agricoli. Meno di quanto il governo Meloni ha erogato in un singolo decreto di sostegno energetico. Una cifra che, se investita, risolverebbe strutturalmente una delle vulnerabilità idriche più acute dell’intero Sud Italia — recuperando ogni anno una quantità d’acqua che oggi si perde irrimediabilmente in mare.

Questa è la differenza tra emergenza e politica. L’emergenza si gestisce riducendo la pressione nelle condutture. La politica completa le condotte che erano già state progettate.

Le soluzioni in corso: dissalazione, riuso, digitale

Qualcosa si muove, e vale la pena riconoscerlo con precisione. Nel 2025 è avviato il cantiere per il dissalatore destinato all’area di Taranto, finanziato con PNRR e FSC 2021-2027, che secondo le previsioni entrerà in funzione nel 2027 e consentirà di rafforzare la sicurezza idrica per circa 385.000 persone. AIPIA

Sul fronte dell’economia circolare, a fine 2025 risultano configurati 47 impianti di affinamento delle acque depurate, di cui 9 già in esercizio, per favorire il riutilizzo delle acque in uno scenario di scarsità strutturale. Le 167.000 tonnellate di fanghi di depurazione prodotte nell’anno sono state completamente destinate al riutilizzo. Aptus

Sul piano istituzionale, a giugno 2025 l’Autorità Idrica Pugliese ha disposto l’affidamento in house ad Acquedotto Pugliese della gestione del Servizio Idrico Integrato dal 2026 al 2045, con l’ingresso dei primi Comuni pugliesi nella compagine azionaria. È una scelta di civiltà: l’acqua rimane bene pubblico, gestita da un soggetto pubblico, con i Comuni direttamente responsabili della governance. In un’epoca in cui molte regioni italiane cedono i servizi idrici a privati, la Puglia ha scelto la direzione opposta. EU Artificial Intelligence Act

Quello che manca: la visione sistemica

Ciò che manca non è la tecnologia, né la competenza gestionale. Manca la visione sistemica che colleghi tre livelli che oggi comunicano poco tra loro: la programmazione europea (la Water Resilience Strategy, i fondi strutturali, il Forum Euromediterraneo di ottobre 2026), la programmazione regionale (il Piano di emergenza idrica, il PNRR, il Piano Industriale AQP), e la programmazione locale (la gestione delle falde, il riuso agricolo, la riduzione delle perdite nei comuni più piccoli).

La Puglia è già riconosciuta come soggetto di rilevanza strategica nazionale nel settore idrico. AQP è un’azienda pubblica che ha dimostrato di poter innovare in condizioni di crisi severa. La Regione ha strumenti, ha investimenti in corso, ha una governance pubblica consolidata.

Quello che serve è trasformare questa eccellenza gestionale in posizionamento europeo. Il Forum Euromediterraneo dell’Acqua di ottobre 2026 a Roma è un’occasione concreta: portarvi le pratiche pugliesi — dissalazione, affinamento, digitale, affidamento in house — come modello per il Mediterraneo che verrà. Non come regione che subisce la crisi idrica, ma come laboratorio che l’ha attraversata imparando a governarla.

Salento Dinamico nell’era della sete

Leonardo da Vinci aveva ragione: l’acqua è il vettore della natura. E quando il vettore si incrina, tutto il sistema che dipende da esso — agricoltura, industria, turismo, vita quotidiana — sente l’incrinatura.

Salento Dinamico ha sempre creduto che la gestione delle risorse naturali sia una questione politica prima che tecnica. L’acqua non manca per caso: manca perché per decenni si è preferito non completare le condotte già progettate, non investire nel riuso, non connettere i sistemi idrici interregionali. Quelle scelte hanno un nome e un cognome. E le conseguenze — le ordinanze, i razionamenti, i 200 milioni di metri cubi che finiscono in mare ogni anno — le pagano i cittadini.

L’Europa ha scritto la sua strategia. La Puglia ha dichiarato l’emergenza. Adesso serve il passo che nessuno vuole fare: trasformare l’emergenza in progetto, e il progetto in diritto.


Fonti: European Water Resilience Strategy — COM(2025) 280 final, 4 giugno 2025; Acquedotto Pugliese — Report Integrato 2025 (approvato maggio 2026); Acquedotto Pugliese — comunicati crisi idrica 2025-2026; Valle d’Itria News, ottobre 2025 (stato emergenza); BrindisiReport, dicembre 2025 (ordinanza); Regione Puglia — DGR 1584/2025; Il Foglio, marzo 2026 (acqua e Golfo); Renewable Matter, marzo 2026 (TEHA Libro Bianco acqua 2026); Equo Eco e Vegan (crisi idrica Mediterraneo); Parlamento Europeo — Note tematiche risorse idriche; PugliaPress, maggio 2026 (Report AQP 2025); Regione Puglia — La differenza si vede


Acqua 2026

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