InOnda Novità


L’idrogeno verde è la grande scommessa europea. E la Puglia è già dentro

da 22 Maggio 2026Ambiente, Europa Strategica0 commenti

L’idrogeno verde è la più grande scommessa della transizione energetica europea. Il 2025 è stato un anno di delusioni. Ma a Brindisi, Taranto e nell’Università del Salento qualcosa di concreto si muove

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«L’acqua sarà il carbone di domani. L’idrogeno e l’ossigeno di cui è composta forniranno una fonte di calore e luce inesauribili.» — Jules Verne, L’isola misteriosa, 1874


Una profezia lunga centocinquant’anni

Nel 1874, Jules Verne immaginò un futuro in cui l’umanità avrebbe bruciato acqua invece di carbone. Non acqua direttamente, ovviamente: l’idrogeno e l’ossigeno che la compongono, separati e usati come combustibile. Una visione che ai lettori dell’epoca sembrava fantascienza e che oggi — centocinquantadue anni dopo — è diventata una delle sfide tecnologiche e industriali più serie che l’Unione Europea abbia mai affrontato.

La profezia di Verne è corretta nella fisica. L’idrogeno è il vettore energetico più abbondante dell’universo. Bruciandolo non produce anidride carbonica: produce acqua. Se viene prodotto usando energia elettrica da fonti rinnovabili — il processo si chiama elettrolisi — l’intera catena è pulita. Zero emissioni dalla produzione al consumo.

Il problema è che centocinquantadue anni non sono bastati a renderlo economicamente competitivo. E il 2025 ha ricordato all’Europa quanto il percorso sia ancora lungo.

La scommessa europea e il gap con la realtà

Nel 2022, con il piano REPowerEU, la Commissione Europea ha fissato un obiettivo ambizioso: produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2030 all’interno dell’Unione, e importarne altri 10 milioni di tonnellate da paesi terzi. Venti milioni di tonnellate in totale — un volume che avrebbe reso l’idrogeno verde un pilastro della decarbonizzazione europea per acciaio, chimica, navigazione, aviazione e trasporto pesante. Wikipedia

La realtà di fine 2025 racconta una storia diversa. Secondo i dati dell’European Hydrogen Observatory, i progetti di produzione di idrogeno da elettrolisi in esercizio in Europa erano 140, per una capacità complessiva di appena 571,7 MW — a fronte di obiettivi che al 2030 prevedono decine di gigawatt installati. Altri 97 progetti in costruzione dovrebbero aggiungere ulteriori 3.272,5 MW entro il 2029, ma il ritmo di dispiegamento resta disomogeneo tra i Paesi membri. CEPACEPA

La Corte dei Conti Europea nel 2024 ha chiesto alla Commissione un “reality check” a quattro anni dal lancio della Strategia sull’idrogeno, concludendo che Bruxelles non aveva effettuato analisi approfondite prima di stabilire gli obiettivi, definiti troppo ambiziosi. Il 2025 è stato un annus horribilis per molte aziende impegnate nella transizione energetica a idrogeno: un susseguirsi di cancellazioni e interruzioni di progetti, soprattutto nel settore dei trasporti. Tech Policy PressTech Policy Press

Il nodo è il costo. Il costo dell’idrogeno verde si attesta attualmente tra 9 e 17 euro al chilogrammo, contro i 3-4 euro dell’idrogeno blu — prodotto da gas naturale con cattura della CO₂ — e circa 1-2 euro dell’idrogeno grigio da gas fossile senza cattura. Un differenziale enorme, che rende l’idrogeno verde non competitivo senza sussidi significativi nella quasi totalità delle applicazioni industriali attuali. Future of Privacy Forum

Perché vale ancora la pena — i settori senza alternativa

Eppure la scommessa non è irrazionale. Anzi: in alcuni settori l’idrogeno verde non ha alternative credibili per la decarbonizzazione.

La produzione di acciaio tradizionale usa coke — carbone — per ridurre il minerale di ferro. Sostituirlo con idrogeno verde è tecnicamente possibile e già sperimentato in Svezia e Germania. La produzione di cemento, la chimica dei fertilizzanti, la navigazione marittima di lungo corso, l’aviazione: tutti settori dove l’elettrificazione diretta non è praticabile o non è sufficiente, e dove l’idrogeno è l’unico vettore che permette di eliminare le emissioni senza stravolgere i processi industriali di base.

Secondo il rapporto Global Hydrogen Compass 2025 della Hydrogen Council, l’Europa vanta il maggior numero di progetti con entrata in esercizio commerciale prevista entro il 2030. Sebbene l’Europa rappresenti quasi la metà dei progetti rinnovabili per numero, la dimensione media dei progetti cinesi è dieci volte superiore a quella dei progetti europei. La Cina, come in altri settori strategici che abbiamo analizzato in questa rubrica, punta sulla scala industriale. L’Europa punta sulla qualità normativa e sulla filiera. Il rischio è che arrivi seconda anche qui. Future of Privacy Forum

La Banca Europea dell’Idrogeno, con un budget iniziale di 3 miliardi di euro, può finanziare la produzione di circa 0,7 milioni di tonnellate entro il 2030 — appena il 7% dell’obiettivo dichiarato. La prima asta ha assegnato 720 milioni di euro a sette progetti, prevalentemente nella penisola iberica e nel Nord Europa. L’Italia ha ottenuto poco da quella prima tornata. La Puglia si è mossa su un altro canale. Future of Privacy Forum

La Puglia Green Hydrogen Valley: 370 milioni e tre impianti

Nel luglio 2025, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha firmato il decreto che dà il via libera al progetto più ambizioso per la produzione di idrogeno verde su larga scala in Italia. Si chiama Puglia Green Hydrogen Valley. Tre impianti a Brindisi, Taranto e Cerignola, per una capacità di elettrolisi complessiva di 220 megawatt, alimentati da circa 400 MW di energia solare fotovoltaica. Una volta a regime, i tre impianti produrranno complessivamente fino a 300 milioni di metri cubi normali di idrogeno verde all’anno. Italia Oggi

Il finanziamento è di 370 milioni di euro, proveniente dai fondi IPCEI — Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo — strumento specificamente pensato per iniziative industriali strategiche che superano le capacità dei singoli stati. I partner industriali sono Edison Next, Saipem e Sosteneo — il braccio di investimento di Generali. Wikipedia

Ma il dato che merita attenzione editoriale è quello dei partner territoriali. Il progetto coinvolge importanti realtà regionali tra cui l’Acquedotto Pugliese, le Ferrovie Apulo Lucane, i Distretti tecnologici e produttivi pugliesi, il Politecnico di Bari, e le Università di Bari, di Foggia e del Salento. L’idrogeno verde pugliese non è un impianto calato dall’alto: è un ecosistema che connette industria, infrastrutture e università in un progetto integrato. E l’Università del Salento è dentro questo progetto. Radio Radicale

L’idrogeno prodotto sarà destinato ad alimentare le industrie presenti sul territorio e la mobilità sostenibile, anche attraverso l’immissione nella rete gas locale. Il progetto è pensato per massimizzare le sinergie con il territorio, lavorando allo sviluppo di autobus a batteria a idrogeno e alla generazione di 200 tonnellate all’anno di carburante verde per la mobilità. PPC Land

Il collegamento con Taranto — la sfida industriale più grande

C’è un sottotesto industriale nella localizzazione di questi impianti che non va sottovalutato. Taranto e Brindisi non sono scelte casuali. Taranto è la città dell’ex Ilva — il grande impianto siderurgico che da decenni è al centro del più complesso conflitto italiano tra lavoro, industria e salute ambientale. La produzione di acciaio a idrogeno verde — la cosiddetta “acciaio verde” — è una delle vie tecnicamente percorribili per decarbonizzare la siderurgia senza chiudere gli impianti. Non è un percorso immediato, né semplice. Ma la Puglia Green Hydrogen Valley posiziona il territorio nella direzione giusta.

Brindisi, d’altro canto, è la città che ha ospitato la centrale termoelettrica ENEL per decenni — uno dei simboli della grande industria fossile del Sud. Trasformare quella vocazione energetica da fossile a verde, usando le stesse competenze tecniche e la stessa cultura industriale, è un progetto di riconversione territoriale che ha pochi equivalenti in Italia.

Quello che la Regione Puglia dovrebbe fare adesso

L’UniSalento è già partner del progetto. È il punto di partenza, non il punto di arrivo.

Il vero valore di un ecosistema dell’idrogeno non sta solo nella capacità installata degli elettrolizzatori: sta nella filiera di competenze che si costruisce intorno. Ingegneri dell’elettrochimica, tecnici degli elettrolizzatori, esperti di stoccaggio e distribuzione, chimici industriali specializzati nei processi a idrogeno. Figure professionali che oggi non esistono in numero sufficiente in nessun paese europeo — e che chi le forma per primo avrà un vantaggio competitivo misurabile per decenni.

All’Università del Salento si è già tenuto un evento specifico sulla Green Hydrogen Valley, con la partecipazione di Edison Next, dell’Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima e dei ricercatori universitari. L’Ambasciatore ha sottolineato come per sviluppare questa filiera servano investimenti e una formazione mirata che aggiorni il capitale umano, con competenze specifiche in produzione, stoccaggio, distribuzione e sicurezza dell’idrogeno. Radio Radicale

La Regione Puglia dovrebbe trasformare questa presenza accademica in un programma formativo strutturato — lauree magistrali, dottorati, percorsi ITS — che produca i tecnici necessari a far funzionare gli impianti che si stanno costruendo. Non importarli dal Nord Italia o dall’estero: formarli qui, trattenerli qui, con il meccanismo virtuoso opposto a quello della fuga dei cervelli che abbiamo raccontato nel numero precedente di questa rubrica.

Salento Dinamico e la chimica dell’acqua

Verne aveva visto giusto sulla chimica: l’acqua contiene l’energia del futuro. Quello che non poteva prevedere era quanto ci avremmo messo a costruire le condizioni economiche, tecnologiche e politiche per usarla davvero.

Salento Dinamico guarda all’idrogeno verde come a una delle rare opportunità in cui la posizione geografica del Salento — soleggiata, ventosa, con una base industriale da riconvertire — coincide con un bisogno strategico europeo ancora da soddisfare. Le posizioni, in questi settori, si costruiscono mentre gli impianti si progettano. Non dopo l’inaugurazione.

Il progetto c’è. Il finanziamento c’è. L’università è dentro. Manca solo la consapevolezza collettiva che questa storia riguarda anche noi.


Fonti: Greenplanner — Idrogeno verde made in Italy, aprile 2026 (European Hydrogen Observatory dati fine 2025); Affarinternazionali — L’idrogeno verde in Europa tra ambizione e realtà, ottobre 2025; Renewable Matter — Idrogeno verde: rivoluzione o illusione, marzo 2026; Hydrogen-news.it — Analisi 2026 grandi progetti idrogeno Europa, novembre 2025; Regione Puglia — Strategia Nazionale Idrogeno; Tarantotoday — Puglia Green Hydrogen Valley 370 milioni, luglio 2025; Fieraidrogeno.com — Edison e Saipem nella società di scopo; NextEU — Puglia Green Hydrogen Valley protagonisti, aprile 2025; EUR-Lex — Banca Europea dell’Idrogeno; MASE — Strategia Nazionale Idrogeno, novembre 2024


Idrogeno Verde Europa Puglia 2026

Leggi anche:

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest