Dalle terre dell’Arneo all’Europa dei territori: lo sviluppo dal basso che una riforma del bilancio UE rischia di spegnere
I Gruppi di Azione Locale come il Terra d’Arneo sono l’Europa che non si vede: fondi comunitari che diventano agricoltura di qualità, pesca, turismo rurale e opportunità per i giovani. Ma il bilancio europeo post-2027 vuole accentrare tutto in piani nazionali sul modello del PNRR, e rischia di marginalizzare proprio quel modello di sviluppo dal basso costruito in trent’anni
di Francesco Giannetta, Giugno 2026
«Ciascuno cresce solo se sognato.»
Danilo Dolci, sociologo e poeta dello sviluppo dal basso
Una rivoluzione silenziosa a Bruxelles
Ci sono decisioni che si prendono lontano, in stanze ovattate, e che però finiscono per cambiare la vita di un territorio che quelle stanze non le vedrà mai. Una di queste è in corso proprio adesso. Per la prima volta dal 1962, la Politica Agricola Comune europea perderà il suo fondo autonomo e dedicato. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori: è la più profonda trasformazione della politica di coesione e di sviluppo rurale degli ultimi trent’anni, e riguarda da vicino anche un angolo di Salento che molti conoscono solo per le sue spiagge. Agenda Digitale
Questa rubrica si chiama “l’Europa che non si vede”, e raramente l’etichetta è stata più calzante. Perché esiste un’Europa che la maggior parte dei cittadini percepisce solo come un insieme di regole, vincoli e burocrazia. E ne esiste un’altra, silenziosa, che da decenni costruisce concretamente i territori, finanziando strade rurali, aziende agricole, cooperative di pescatori, percorsi turistici, formazione per i giovani. È un’Europa che lavora sotto traccia, e che proprio per questo rischia di scomparire senza che nessuno se ne accorga.
Che cos’è un GAL, e perché conta
Lo strumento più capillare di questa Europa invisibile ha un nome poco noto al grande pubblico: si chiama LEADER, ed è l’approccio con cui l’Unione, da oltre trent’anni, finanzia lo sviluppo delle aree rurali non dall’alto, ma dal basso. Il principio è tanto semplice quanto rivoluzionario: chi conosce un territorio è il più adatto a decidere come spendervi le risorse. Per attuarlo nascono i Gruppi di Azione Locale, i GAL, partenariati che riuniscono attorno a un tavolo enti locali, imprese, associazioni e mondo del terzo settore per definire insieme una strategia di sviluppo del proprio territorio, utilizzando i fondi europei. Fashiola
Non è un dettaglio da poco. In un’epoca in cui tutto tende ad accentrarsi, il GAL è l’esatto contrario: è la democrazia dello sviluppo, la comunità che programma il proprio futuro invece di attenderlo da Roma o da Bruxelles. È, in fondo, l’intuizione che Danilo Dolci portava avanti nella Sicilia povera del dopoguerra, quando insegnava che un territorio cresce solo se qualcuno lo immagina, lo ascolta e lo accompagna. Ciascuno cresce solo se sognato, scriveva. Vale per le persone, e vale per le terre.
Il GAL Terra d’Arneo, l’Europa al lavoro tra costa ed entroterra
Per capire come tutto questo si traduca in concreto, non serve andare lontano. Basta arrivare a Veglie, in provincia di Lecce, dove ha sede il GAL Terra d’Arneo. Opera su undici comuni, da Alezio a Campi Salentina, da Carmiano a Copertino, da Galatone a Gallipoli, da Guagnano a Leverano, da Nardò a Salice Salentino fino a Veglie, estendendosi dalla costa ionica all’entroterra della penisola salentina. È un territorio che porta su di sé una storia profonda: l’Arneo è la terra delle grandi occupazioni contadine del 1950 e 1951, quando i braccianti senza terra occuparono il latifondo incolto reclamando dignità e lavoro. Da quelle lotte per la sopravvivenza a oggi, lo stesso territorio è diventato laboratorio di uno sviluppo finanziato dall’Europa e governato dalla sua gente. Agenzia Nova
Il GAL Terra d’Arneo vanta quasi trent’anni di esperienza nell’attuazione dei programmi LEADER. La sua forza è una scelta tutt’altro che scontata: l’approccio plurifondo, cioè l’integrazione in un’unica strategia delle risorse della terra, il fondo europeo per lo sviluppo rurale, e di quelle del mare, il fondo europeo per la pesca, in un territorio dove convivono destinazioni balneari note in tutta Italia ed un entroterra agricolo che ha bisogno di essere messo in connessione con la costa. Cinque milioni di euro di fondi per lo sviluppo rurale e quasi un milione e mezzo per la pesca, dentro una strategia che porta un nome bellissimo, “Parco della qualità Terra d’Arneo”. Startmag + 2
E i progetti sono concreti, tangibili. Iniziative per rendere competitivi i settori trainanti dell’economia locale, dall’agricoltura di qualità al vivaismo ornamentale, percorsi dedicati alla pesca sostenibile, il Mercato della Terra d’Arneo realizzato con Slow Food per valorizzare le produzioni locali, itinerari per scoprire i prodotti e i borghi del territorio, la valorizzazione di eccellenze come i cinquant’anni della DOC di Salice Salentino, e perfino l’apertura, nella sede di Veglie, di un’antenna della Camera di Commercio italo-ellenica per favorire l’internazionalizzazione delle aree rurali. C’è anche uno sguardo costante ai più giovani, con i bandi del progetto Erasmus che aprono opportunità di esperienza e formazione internazionale ai ragazzi del territorio. WikipediaL’Espresso
Dietro tutto questo ci sono persone. Il GAL è guidato dal presidente Cosimo Durante, georgofilo, chiamato a far parte della prestigiosa Accademia dei Georgofili di Firenze, e oggi anche presidente della Rete GAL-Puglia, l’associazione che riunisce cinque Gruppi di Azione Locale pugliesi per consolidare trent’anni di esperienza condivisa. Con lui, il direttore Giosuè Olla Atzeni e uno staff che ogni giorno fa il lavoro paziente e poco visibile di accompagnare imprese e comuni nell’accesso ai fondi, nella progettazione, nella rendicontazione. È un lavoro tecnico, spesso ingrato, fatto di bandi e scadenze, ma è esattamente la materia di cui è fatta l’Europa che funziona sul territorio. Come ha osservato lo stesso Durante, la forza dei GAL è la loro capillarità e il capitale reputazionale costruito in oltre trent’anni a supporto delle imprese. ISPI + 3
La riforma che rischia di spegnere il modello
Ed è qui che la storia locale incontra la grande partita europea. Il 16 luglio 2025 la Commissione europea ha proposto il bilancio dell’Unione per il periodo 2028-2034, un quadro finanziario da circa duemila miliardi di euro. La novità più dirompente è strutturale: i fondi oggi separati, quelli della coesione, dell’agricoltura, della pesca, confluiranno in un unico grande Fondo europeo, attuato tramite Piani di Partenariato Nazionali e Regionali, un solo piano per ciascuno Stato membro, sul modello del PNRR. L’obiettivo dichiarato è la semplificazione. Il vicepresidente esecutivo della Commissione competente per la coesione ha rassicurato che la proposta salvaguarda la politica di coesione e le assicura una base giuridica chiara e finanziamenti stabili. Sardegnagol + 2
Ma da più parti si è levata una preoccupazione netta, e merita di essere ascoltata con attenzione. Il Comitato europeo delle Regioni ha denunciato il rischio di una massiccia rinazionalizzazione e di un indebolimento della politica di coesione attraverso quelli che ha definito piani nazionali mostruosi, lamentando l’assenza di garanzie giuridiche sul coinvolgimento delle regioni nella gestione dei fondi. Uno studio commissionato dal Parlamento europeo avverte che il nuovo impianto rischia di trasformare la coesione da politica territoriale a politica settoriale nazionale, riducendo la capacità di affrontare le disparità interne, e arriva a una conclusione netta: la coesione non è una politica settoriale, è una politica territoriale, e senza territori la coesione perde senso. Anche la Corte dei conti europea, in un parere formale, ha messo in fila criticità sulla prevedibilità dei fondi e sulla coerenza degli obiettivi. Onoff + 2
Va detto con onestà che, dopo le proteste, il 6 gennaio 2026 la Commissione ha rivisto la proposta, eliminando il taglio inizialmente previsto del 22 per cento alle risorse agricole e riportando il budget complessivo della PAC a circa 387 miliardi di euro. Un passo indietro importante. Ma il nodo di fondo resta, e tocca proprio gli strumenti dal basso. Misure come LEADER finirebbero infatti finanziate dalla componente non riservata del Fondo, cioè non protetta da una dotazione minima vincolante come quella garantita al sostegno diretto al reddito. In altre parole, in un piano nazionale unico, in competizione con mille altre priorità, lo sviluppo locale partecipativo rischia di diventare la prima voce sacrificabile. Il CiberneticoAgenda Digitale
Non è un timore astratto. Lo hanno sollevato con forza i rappresentanti delle aree rurali europee e la rete che riunisce i GAL del continente, chiedendo che lo sviluppo rurale sia finanziato in modo sufficiente e attuato attraverso approcci locali e partecipativi. Lo ha detto con un’immagine efficace uno dei relatori del Comitato delle Regioni sul futuro dello sviluppo rurale: le aree rurali possono diventare un museo, oppure un luogo vivo e attraente in cui vivere, e solo un approccio basato sul territorio, integrato e con risorse sufficienti può portarle nella seconda direzione. Italia OggiItalia Oggi
Cosa c’entra la Puglia, e cosa c’entriamo noi
A questo punto la domanda diventa concreta: cosa significa tutto questo per la Puglia e per il Salento? Significa molto. Oggi è la Regione Puglia a gestire il programma di sviluppo rurale e a lavorare fianco a fianco con i suoi GAL, in un rapporto di prossimità che ha permesso a territori come l’Arneo di tradurre i fondi europei in progetti reali. Un sistema più accentrato, gestito attraverso un unico piano nazionale, rischia di allungare la distanza tra chi decide e chi vive i problemi, indebolendo sia il ruolo della Regione, che conosce le sue campagne, sia quello dei GAL, che conoscono le singole comunità. Sarebbe un paradosso amaro: nel nome della semplificazione, rendere più difficile la vita proprio a chi quei fondi li fa arrivare a terra.
Per il Mezzogiorno rurale, dove le sfide hanno i nomi precisi dello spopolamento, dell’emigrazione dei giovani, della fragilità delle piccole imprese agricole, l’approccio dal basso non è un lusso. È spesso l’unico che funziona, perché solo chi vive un luogo sa di cosa quel luogo ha bisogno. Difendere questo metodo, nei negoziati che nei prossimi mesi definiranno il bilancio europeo, è quindi un interesse strategico per tutto il Sud.
La proposta, allora, è chiara e di metodo. Che nel negoziato europeo si difenda con forza la dimensione territoriale del nuovo Fondo: capitoli regionali vincolanti, una dotazione protetta e riconoscibile per lo sviluppo locale partecipativo e per LEADER, un coinvolgimento garantito di Regioni e GAL nella programmazione. Che il patrimonio reputazionale di trent’anni dei GAL pugliesi, riuniti nella loro Rete, sia valorizzato e non disperso. E che la Regione Puglia, che ha costruito con i suoi territori rurali un rapporto solido, continui a esserne la regista, facendo sentire la propria voce nei tavoli nazionali ed europei dove si decide il futuro di questi strumenti.
Salento Dinamico e l’Europa dei territori
C’è un filo che lega l’esperienza di un GAL alla visione che ispira Salento Dinamico, ed è la convinzione che il futuro del Sud non si costruisca aspettando soluzioni calate dall’alto, ma mettendo in rete le energie di un territorio, le sue imprese, le sue competenze, le sue comunità. Lo dico da chi prova ogni giorno a costruire impresa e innovazione restando nel Salento, e sa quanto valga la differenza tra un aiuto deciso lontano e un percorso costruito insieme a chi un luogo lo abita davvero.
L’Arneo, da terra di lotte contadine a laboratorio di sviluppo partecipato, racconta esattamente questo: che un territorio cresce quando smette di essere oggetto delle decisioni altrui e diventa soggetto del proprio destino. La grande partita del bilancio europeo dei prossimi mesi deciderà se l’Europa continuerà a essere anche questo, un’alleata dei territori che si organizzano dal basso, oppure se diventerà una macchina più efficiente sulla carta e più lontana nella realtà. Per il Salento e per tutto il Mezzogiorno, vale la pena seguire questa partita e farsi sentire. Perché ciascuno, le persone e le terre, cresce davvero solo se qualcuno ha il coraggio di sognarlo, e gli strumenti per accompagnarlo.
Fonti: Comitato europeo delle Regioni, 15 luglio 2025 e comunicati 2026 (critiche al QFP 2028-2034, rinazionalizzazione, futuro sviluppo rurale, ELARD); Commissione europea e MASAF, luglio 2025-gennaio 2026 (proposta QFP 2028-2034, Fondo unico, Piani di Partenariato, dichiarazioni del vicepresidente esecutivo); FASI, 17 luglio 2025 (Piani nazionali e regionali, presentazione in commissione REGI); Camera dei deputati, gennaio 2026 (revisione PAC, 387 miliardi); Startmag, 17 febbraio 2026 (parere Corte dei conti europea, LEADER nella componente non riservata); Europa Campania, 31 marzo 2026 (studio Parlamento UE sul ridimensionamento delle Regioni); PSR Puglia e Spazio Aperto Salento, 2021-2024 (GAL Terra d’Arneo, territorio, misure finanziarie, progetti, Cosimo Durante, Giosuè Olla Atzeni, Rete GAL-Puglia); VeglieNews e Piazza Salento, dicembre 2021 (Rete GAL-Puglia); Accademia dei Georgofili (nomina di Cosimo Durante)













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