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Tra quindici giorni cambia il modo in cui l’Europa gestisce chi arriva. Il Salento è la porta

da 29 Maggio 2026Europa Strategica, Politica0 commenti

Il 12 giugno 2026 entra in vigore il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. È la riforma più ambiziosa dagli anni Novanta. Ma Dublino non è stato superato. E il peso continua a ricadere sui paesi di frontiera

di Francesco Giannetta — Maggio 2026


«Il diritto fondamentale è il diritto ad avere diritti.» — Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, 1951


Tra quindici giorni

Il 12 giugno 2026 — tra quindici giorni — entrerà in piena vigore il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Approvato dal Parlamento Europeo il 10 aprile 2024 e adottato dal Consiglio il 14 maggio 2024, il Patto si compone di 9 regolamenti e una direttiva che intervengono su ingressi, procedure di frontiera, identificazione, gestione interna dei flussi e solidarietà tra gli stati membri. Gli stati avevano due anni di tempo per adeguare le proprie legislazioni nazionali. Quel tempo scade tra quindici giorni. Greenreport

Non è una notizia che occupa le prime pagine. Eppure è la riforma più ambiziosa del sistema europeo di asilo dalla firma della Convenzione di Ginevra. Cambierà — almeno nella teoria — il modo in cui l’Europa gestisce le persone che arrivano ai suoi confini. E per il Salento, che del confine europeo verso il Mediterraneo è una delle porte fisiche più antiche e più frequentate, non è un tema lontano.

Cosa cambia davvero — e cosa rimane uguale

Per capire il Patto bisogna partire da ciò che c’era prima. Dal 1990, il sistema europeo di asilo era governato dal Regolamento di Dublino e dai suoi successivi aggiornamenti: il principio fondamentale era semplice e, col tempo, si è rivelato profondamente iniquo. Chi arriva in Europa deve presentare la domanda di asilo nel paese di primo ingresso. Il paese di primo ingresso è responsabile di esaminare quella domanda, di ospitare il richiedente durante l’iter, e di eseguire il rimpatrio in caso di esito negativo.

Per l’Italia — e per il Salento in particolare — questo ha significato per decenni essere il paese che gestisce, da solo, la quota più consistente di arrivi via Mediterraneo, con risorse umane e finanziarie che non hanno mai commisurato con la responsabilità imposta dalla geografia.

Nonostante le aspettative che il nuovo Patto avrebbe riformato il Regolamento di Dublino, di fatto non cambia il principio di base: una persona migrante deve presentare la sua domanda di protezione internazionale nel paese di primo ingresso, la cui responsabilità sulla persona durerà 20 mesi, ridotti a 12 per le persone salvate in mare. Greenreport

Dublino non è stato superato. È stato solo leggermente modificato nei tempi.

Le novità concrete sono però significative su altri fronti. Il Patto introduce procedure accelerate di frontiera obbligatorie per le domande di asilo considerate infondate o presentate da persone provenienti da paesi con basso tasso di riconoscimento, con un iter massimo di 12 settimane. Introduce un meccanismo di solidarietà obbligatoria tra gli stati membri — ma flessibile: i paesi possono scegliere se contribuire attraverso la ricollocazione di richiedenti asilo oppure attraverso contributi finanziari e supporto operativo. Canale Energia

La solidarietà è obbligatoria. Ma si può comprare.

La riserva di solidarietà e il prezzo della responsabilità condivisa

Nel dicembre 2025 il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sull’istituzione della riserva annuale di solidarietà per il 2026 — uno dei principali elementi del Patto che fornisce sostegno efficace agli stati membri soggetti a pressioni migratorie. Ispra

Il meccanismo è tecnicamente innovativo ma politicamente ambiguo. Un paese come la Germania, l’Austria o la Danimarca che non vuole accogliere richiedenti asilo ricollocati dall’Italia o dalla Grecia può versare un contributo finanziario. Quel denaro dovrebbe poi andare a rafforzare le capacità di accoglienza e gestione dei paesi di frontiera. In teoria, è un sistema di compensazione. In pratica, consente ai paesi del Nord Europa di monetizzare la propria non-partecipazione all’accoglienza, delegando il costo umano e sociale ai paesi meridionali mentre ne assumono quello finanziario — generalmente molto più contenuto.

Hannah Arendt, che era fuggita dalla Germania nazista ed era vissuta per anni come apolide senza documenti, sapeva esattamente cosa significava non avere un paese disposto ad accoglierti. Il diritto ad avere diritti — la sua formula — non è un diritto individuale nel senso classico: è un diritto politico, che esiste solo nella misura in cui esiste un sistema di governance capace di garantirlo. Il Patto europeo tenta di costruire quel sistema. Con tutti i compromessi che i sistemi politici impongono.

Il safe third country e il restringimento delle porte

C’è un ulteriore tassello che il dibattito pubblico italiano ha quasi ignorato. Nel dicembre 2025, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo su una nuova normativa UE che limita l’ammissibilità delle domande di asilo attraverso il concetto di “paese terzo sicuro”: chi arriva da un paese considerato sicuro — o che ha transitato da uno — può vedere la propria domanda dichiarata inammissibile senza esame nel merito. Ispra

È una norma che ha diviso profondamente le organizzazioni umanitarie dalle istituzioni europee. Chi la sostiene la presenta come deterrenza ai movimenti secondari e agli abusi del sistema. Chi la critica sottolinea che la definizione di “paese sicuro” è contestata, che le situazioni individuali di rischio non scompaiono per decreto, e che il rischio è quello di costruire una burocrazia del diniego invece di un sistema di valutazione equa.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea sarà probabilmente chiamata a pronunciarsi sull’interpretazione di queste norme nei prossimi anni.

I numeri che contano: chi arriva, dove, come

Dietro le norme ci sono le persone. E i numeri del 2024 hanno mostrato una tendenza che il Patto stesso ha contribuito a stabilizzare. Gli arrivi irregolari in Europa hanno registrato un calo rispetto al picco del 2023, grazie anche alla combinazione di accordi con paesi terzi — Turchia, Tunisia, Libia — e all’intensificazione dei pattugliamenti di Frontex.

La rotta del Mediterraneo centrale — quella che tocca direttamente le coste pugliesi e calabresi — rimane la più mortale del mondo in rapporto agli attraversamenti. Ogni naufragio nel Canale di Otranto, ogni corpo restituito dal mare alla costa salentina, non è una statistica: è la conseguenza fisica di un sistema che per decenni ha scelto di rendere pericoloso l’attraversamento invece di renderlo sicuro e regolamentato.

Il Salento conosce questa storia da vicino. Otranto non è solo il luogo del castello aragonese e del barocco. È il luogo in cui nel 1997 la nave Kater i Radës naufragò dopo una collisione con una corvetta militare italiana, uccidendo 81 persone che cercavano di raggiungere l’Europa dall’Albania. È il luogo in cui generazioni di pescatori e volontari hanno tirato fuori dall’acqua persone che gli accordi europei non avevano protetto abbastanza.

L’altra faccia della migrazione: la Blue Card e il capitale umano che manca

C’è però un aspetto del Patto che il dibattito sull’immigrazione irregolare tende a oscurare, e che è direttamente connesso ai temi che abbiamo trattato in questa rubrica: la migrazione qualificata come risposta strutturale alla crisi demografica europea.

La Blue Card — la Carta Blu europea per i lavoratori altamente qualificati provenienti da paesi terzi — è uno degli strumenti inclusi nel pacchetto normativo del Patto, con l’obiettivo di supportare i datori di lavoro europei nell’assumere personale qualificato da paesi non UE rendendo il processo più semplice e accessibile. Emilia-Romagna Environment

L’Europa invecchia. La popolazione in età lavorativa si riduce. I settori strategici — tecnologia, sanità, manifattura avanzata — denunciano carenza di personale qualificato in tutta l’Unione. Nell’articolo su questa rubrica dedicato alla fuga dei cervelli, abbiamo raccontato come il Mezzogiorno perda i propri laureati verso il Nord Italia e l’estero. La Blue Card è il meccanismo con cui l’Europa cerca di attirare dall’esterno i talenti che non riesce a trattenere al proprio interno. È una risposta parziale a un problema strutturale. Ma è rilevante.

Per la Puglia, questo significa che le istituzioni regionali dovrebbero essere attrezzate non solo per gestire gli arrivi irregolari — che rimangono una realtà — ma anche per facilitare l’accesso dei lavoratori qualificati attraverso i canali regolari, costruendo percorsi di integrazione lavorativa che rispondano ai fabbisogni delle imprese locali.

Quello che manca — e che la Regione Puglia potrebbe costruire

Il Patto europeo darà più risorse ai paesi di frontiera. Non ancora abbastanza, ma più di prima. La questione è se quelle risorse vengano usate solo per la gestione emergenziale degli arrivi, o anche per costruire un sistema di accoglienza e integrazione che sia un modello europeo — non una gestione dell’urgenza.

La Puglia ha esperienza. Ha costruito nel tempo capacità istituzionali, reti di associazioni, sistemi di accoglienza diffusa. Ha università che studiano i fenomeni migratori. Ha comunità locali che hanno dimostrato capacità di integrazione che le statistiche nazionali faticano a riconoscere.

Quella competenza vale. Non solo umanisticamente — vale economicamente e politicamente. Una regione che sa gestire bene l’accoglienza, che sa integrare i lavoratori migranti nelle proprie filiere produttive, che sa usare i fondi europei dedicati alle politiche migratorie in modo efficace, è una regione che attira risorse europee e che può influenzare come le norme vengono scritte.

Il 12 giugno è tra quindici giorni. I piani di attuazione nazionali avrebbero dovuto essere presentati entro dicembre 2024. Il sistema deve essere operativo tra due settimane. C’è molto da fare — e la Puglia è tra i territori che hanno più da guadagnare nel farlo bene.

Salento Dinamico e la porta che siamo

Hannah Arendt scriveva da una prospettiva personale di chi i diritti li aveva persi, di chi sapeva cosa significava non avere un paese disposto ad accoglierti. La sua formulazione — il diritto ad avere diritti — non è un appello sentimentale: è la descrizione di un problema di governance. I diritti esistono solo nella misura in cui esistono istituzioni capaci di garantirli.

Salento Dinamico ha sempre guardato al Mediterraneo come a uno spazio di connessione, non di separazione. Il mare che ci ha portato commerci, culture, civiltà per millenni non è diventato improvvisamente un muro. È rimasto quello che è sempre stato: un percorso. La domanda non è se le persone continueranno ad attraversarlo — lo faranno, come lo hanno sempre fatto. La domanda è se avremo istituzioni abbastanza solide, giuste ed efficienti da gestire quell’attraversamento in modo degno. Per loro, e per noi.


Fonti: Casa della Carità — Patto europeo migrazione e asilo, marzo 2026; Consiglio UE — Patto sulla migrazione e l’asilo, comunicati 2024-2025; Commissione Europea — Piano di attuazione comune, giugno 2024; ASVIS — Stato di attuazione del Patto, giugno 2025; FAMI — Nuovo Patto sulla Migrazione e Asilo, maggio 2026; EUR-Lex — Piano di attuazione comune COM(2024)251; Commissione Europea — Delivering EU Pact on Migration and Asylum; Consiglio UE — Safe third country accordo dicembre 2025; Consiglio UE — Riserva di solidarietà 2026, dicembre 2025


Accoglienza Europa 2026

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